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	<title>Message in a Book &#187; Recensioni</title>
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	<description>Recensioni, interviste, articoli e news dal mondo della medio piccola editoria.</description>
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		<title>Recensione: Meglio single che male accompagnata, di Angelica Romanin</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 06:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aurora Alicino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[angelica romanin]]></category>
		<category><![CDATA[diario]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giraldi editore]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è davvero un mistero che non finirà mai di stupirmi: perché tante donne intelligenti finiscono per mettersi con degli uomini cretini? Sarà masochismo? Sarà un problema di ormoni? Sinceramente non lo so, so solo che con certi uomini non si può pretendere di costruire qualcosa, di progettare un futuro; certi uomini bisogna solo scoparseli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giraldieditore.it/images/stories/opere_02/289_w.jpg" rel="lightbox[6754]"><img class="alignleft" title="meglio single che male accompagnate" src="http://www.giraldieditore.it/images/stories/opere_02/289_w.jpg" alt="" width="108" height="160" /></a></p>
<blockquote><p>Questo è davvero un mistero che non finirà mai di stupirmi: perché tante donne intelligenti finiscono per mettersi con degli uomini cretini? Sarà masochismo? Sarà un problema di ormoni? Sinceramente non lo so, so solo che con certi uomini non si può pretendere di costruire qualcosa, di progettare un futuro; certi uomini bisogna solo scoparseli e poi lasciarseli alle spalle</p></blockquote>
<p>Angelica Romanin scrive una semi-autobiografia che potrebbe essere la semi-autobiografia di molte donne. Ci ho ritrovato certi comportamenti, certe situazioni vissute da mie amiche, talvolta anche da me stessa. Siamo così diversi uno dall’altro, unici, noi esseri umani, ma spesso finiamo per ficcarci in analoghi guai, per comportarci secondo quelli che sono ormai diventati stereotipi &#8211; dallo stronzo egocentrico alla fanciulla affetta da sindrome da crocerossina, e tanti ne potrei elencare &#8211; nel contesto sociale in cui viviamo.</p>
<p>Insomma, di sicuro <strong>Meglio single che male accompagnata</strong> è un romanzo realistico!</p>
<p>Ed è divertente, perché se non fossimo capaci di fare ironia e ridere delle nostre disavventure, saremmo meno forti di quello che effettivamente siamo. E Angelica, secondo me, è entrambe le cose. Si cresce, continuamente, si fa tesoro delle esperienze passate, che diventano background per un futuro al quale rivolgersi con la massima apertura mentale, grazie alla forza acquisita e alla vivace intelligenza mai sopita.</p>
<blockquote><p>La vita sa essere davvero bella in certi momenti, e adesso è uno di quei momenti! Sto facendo delle esperienze bellissime, con gente simpatica e interessante. Sono andata a feste al chiaro di luna in vecchie case di campagna, ho fatto yoga all’alba in riva al mare, ho visto migliaia di lucciole nei boschi di notte e ascoltato storie su fate e folletti&#8230;.la mia vita sembra essere improvvisamente cambiata, ha assunto un aspetto più vivido e colorato, io sto cambiando, mi sento come Alice nel paese delle meraviglie e sto riscoprendo il mondo.</p></blockquote>
<p>La trama è tutta nel titolo: Angelica viene lasciata dal suo principe azzurro e, poco a poco, si rende conto che quella storia non era affatto l’idillio che aveva sempre creduto. Inizia così una vita da single, difficile ma anche piacevole, tra nuove esperienze e amori passeggeri.</p>
<p>Scritto sottoforma di diario, con incursioni della narratrice al giorno d’oggi che diminuiscono più si procede nella lettura, <strong>Meglio single che male accompagnata</strong> soffre in alcuni punti di un editing insufficiente. Ma si lascia leggere con molto piacere, io credo anche da quegli uomini curiosi di scoprire qualcosa in più sul pianeta donna.</p>
<p>Titolo: Meglio single che male accompagnata<br />
Autore: Angelica Romanin<br />
Casa Editrice: Giraldi Editore<br />
Sito: <a href="http://www.giraldieditore.it/index.php?option=com_booklibrary&amp;task=view&amp;id=284&amp;catid=40&amp;Itemid=53" target="_blank">www.giraldieditore.it</a><br />
EAN: 978-88-61551-34-3<br />
Prezzo: 14,50 €<br />
Anno: 2008<br />
Genere: romanzo semi-autobiografico</p>
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		<title>Recensione: Il 36° Giusto, di Claudio Vergnani</title>
		<link>http://messageinabook.com/2011/09/recensione-il-36%c2%b0-giusto-di-claudio-vergnani/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 06:18:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aurora Alicino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[claudio vergnani]]></category>
		<category><![CDATA[gargoyle books]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[splatter]]></category>
		<category><![CDATA[vampiri]]></category>

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		<description><![CDATA[Attenzione: questo video contiene scene violente. Se ne sconsiglia la visione a bambini e a soggetti particolarmente sensibili. Del resto, a noi Twilight ci fa un baffo&#8230; httpv://www.youtube.com/watch?v=ACNx469aR-4 [Dal film Vampires, di John Carpenter] Più divertente e, se possibile, più sboccato del primo, Il 36° Giusto è il secondo capitolo della trilogia vampirica di Claudio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Attenzione: questo video contiene scene violente. Se ne sconsiglia la visione a bambini e a soggetti particolarmente sensibili.</strong></span> Del resto, a noi Twilight ci fa un baffo&#8230;</p>
<p style="text-align: center;">httpv://www.youtube.com/watch?v=ACNx469aR-4</p>
<p style="text-align: center;">[Dal film <em>Vampires</em>, di John Carpenter]</p>
<p>Più divertente e, se possibile, più sboccato del primo, <strong>Il 36° Giusto</strong> è il secondo capitolo della trilogia vampirica di Claudio Vergnani.</p>
<p>Ritroviamo Claudio (il protagonista, non l’autore!) e Vergy che, un po’ per sbarcare il lunario e un po’ per destino, si rassegnano di nuovo ad assumere il ruolo di cacciatori di vampiri, affiancati da una raffazonata, mutevole compagnia come nella migliore delle tradizioni.</p>
<p>Lo scenario non è più l’ignara Modena che avevamo lasciato: ormai i vampiri &#8211; o quel che ne resta, dopo la mattanza dei nostri antieroi &#8211; si sono palesati. La gente ha dovuto affrontare e poi convivere con quelle che da sempre aveva creduto creature di fantasia, ma che ora sono sotto gli occhi di tutti. Il più delle volte, almeno nei quartieri bonificati del centro, sono soltanto scabrose ma innocue presenze che i cittadini segnalano e vengono facilmente fatte sparire da poliziotti senza scrupoli &#8211; annosa questione: mostri loro, o mostri noi? &#8211; o privati <em>operatori ecologici</em>.</p>
<p><a href="http://www.gargoylebooks.it/site/sites/default/files/imagecache/product_detail/images/Il_36_Giusto.jpg" rel="lightbox[6533]"><img class="alignleft" title="il 36° giusto" src="http://www.gargoylebooks.it/site/sites/default/files/imagecache/product_detail/images/Il_36_Giusto.jpg" alt="" width="158" height="228" /></a>È a uno di questi che i protagonisti si rivolgono in cerca di un lavoro semplice&#8230; che ovviamente non si rivelerà tale. Inizia una serie di missioni che vede il gruppo di moderni Van Helsing impegnati a controllare e ripulire la periferia. Episodi &#8211; almeno in apparenza &#8211; scollegati tra loro, che mi hanno pertanto lasciata un po’ perplessa, a chiedermi dove si volesse andare a parare. Solo alla fine si intravede il <em>fil rouge</em>, ma Claudio (questa volta l’autore!) sappia che mi aspetto di riannodare tutti i fili nel terzo romanzo.</p>
<p>Infatti, mentre <a href="http://messageinabook.com/2010/01/il-18%C2%B0-vampiro-claudio-vergnani/"><strong>Il 18° vampiro</strong></a> poteva leggersi anche come una storia a sé stante, <strong>Il 36° Giusto</strong> non finisce, ci lascia sul più bello come il “to be continued” dei telefilm. Cosa che, di norma, non gradisco affatto in un romanzo, e che mi ha fatto da tempo desistere dal tuffarmi in qualche nuova saga. A suo favore c’è da dire però che si tratta solo di una trilogia &#8211; 3 è ancora il numero perfetto &#8211; e che comunque avevo già deciso di leggerli tutti, perché <em>il ragazzo ci sa fare</em>.</p>
<p>Godibilissimo &#8211; nonostante, ahimè, i numerosi refusi &#8211; soprattutto nell’avventura, che definirei <em>epica</em>, all’interno del cimitero monumentale. Vergnani si dilunga troppo, rispetto agli altri episodi narrati, ma glielo si perdona facilmente perché proprio qui dà il meglio di sé, con un rocambolesco percorso che sa di <em>dungeon</em> e non stanca per varietà di ambienti e accadimenti.</p>
<p>È stato un piacere tornare a leggere di vampiri <em>brutti e cattiv</em>i, ma anche un po’ artisti (splatter, ovviamente); di cacciatori che non sono affatto supereroi ma, anzi, hanno dalla loro un mix di fortuna, disperazione e benzodiazepine.</p>
<p>Alla prossima, Claudio (e qui ce l&#8217;ho con entrambi!).</p>
<p>Dal romanzo:</p>
<blockquote><p>«Sii più rispettoso».<br />
«Ok, l&#8217;anziana».<br />
«Se ho capito bene», rispose con l&#8217;aria di uno che non ha capito un cazzo, «direi che la vecchia bagascia sta più o meno in quella zona là in fondo, probabilmente in quel casermone a lato del campo di calcio. Giù di lì, comunque, perché dalla finestra vede l&#8217;ingresso principale del cimitero».<br />
Mi feci passare il binocolo e diedi un&#8217;occhiata. Non si vedeva anima viva, né nel casermone presunta abitazione della cliente, né dalle parti del cimitero, né in nessun altro luogo. Ciò bastò a farmi sentire meglio. Magari avremmo potuto tornare indietro prima del previsto. Restituii il binocolo a Vergy e mi sistemai alla meno peggio, sedendomi a gambe incrociate sul tetto. Visto che dovevamo rimanere in osservazione, tanto valeva mettersi comodi. Anche perché, se da un lato la ciucca stava rientrando, dall&#8217;altro cominciavo ad avvertire gli inconfondibili prodromi del mal di testa. Mentre Vergy mi si sedeva accanto, tolsi dal tascone laterale dei pantaloni il blister accartocciato dei Nurofen e ne buttai giù un paio a secco.<br />
«Ho bisogno di chiudere gli occhi dieci minuti», gli comunicai. «Lo so, lo so&#8230; L&#8217;importante è che stia bene io».<br />
«D&#8217;accordo», acconsentì sorridendo. «Per ora la situazione mi sembra sotto controllo. Se c&#8217;è qualcosa ti chiamo».<br />
Presi lo zaino e me lo sistemai sotto la testa. Sdraiato su quel tetto in rovina, rimasi per qualche secondo a osservare il cielo che scuriva. Sulle nubi mosse dal vento perdurava il riflesso arancione del tramonto. Poi, quasi senza che me ne accorgessi, il profilo lontano della città fu inghiottito dall&#8217;addensarsi della nebbia, proprio mentre gli ultimi fragili riflessi del sole svanivano come se non ci fossero mai stati.</p></blockquote>
<p>Titolo: Il 36° Giusto<br />
Autore: Claudio Vergnani<br />
Casa Editrice: Gargoyle Books<br />
Sito: <a href="http://www.gargoylebooks.it" target="_blank">www.gargoylebooks.it</a><br />
ISBN: 978-88-89541-48-7<br />
Prezzo: 15 €<br />
Anno: 2010<br />
Genere: horror</p>
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		<title>Recensione: Senza TV, di Guillaume Guéraud</title>
		<link>http://messageinabook.com/2011/09/recensione-senza-tv-di-guillaume-gueraud/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 06:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Callipo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[guillaume guéraud]]></category>
		<category><![CDATA[topipittori]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;E vedo immagini gigantesche. E vedo una città in fiamme e dei topi in gabbia. Vedo colori scintillanti e il fascio di luce del proiettore che buca il buio e le ombre che strisciano sullo schermo. Vedo cavalli che sollevano la polvere e vedo gente che si bacia e vedo delle ragazze che ballano nude [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.topipittori.it/sites/default/files/imagecache/product/copertine-libri/gueraud.jpg" rel="lightbox[6458]"><img class="alignleft" title="senza tv" src="http://www.topipittori.it/sites/default/files/imagecache/product/copertine-libri/gueraud.jpg" alt="" width="109" height="160" /></a>&#8220;E vedo immagini gigantesche. E vedo una città in fiamme e dei topi in gabbia. Vedo colori scintillanti e il fascio di luce del proiettore che buca il buio e le ombre che strisciano sullo schermo. Vedo cavalli che sollevano la polvere e vedo gente che si bacia e vedo delle ragazze che ballano nude e vedo delle facce spaventate nella folla. Vedo cose che non ho mai visto e mi sembra di essere l’unico a vederle e vedo cose che sono sicuro non rivedrò mai più. Vedo dei miracoli&#8221;.<br />
[…]<br />
&#8220;Certo non capisco molto dei film, però ricordo tante cose!<br />
Forse si ricordano meglio le cose che non si capiscono.<br />
Ricordo benissimo gli sputi rossi in quei fazzoletti bianchi.<br />
Come ricordo quel topo bianco dagli occhi rossi.<br />
Il topo è solo nella sua gabbia e trema e penso che sia pazzo.<br />
Ho otto anni quando vedo Mon oncle d’Amérique. Ma gli occhi rossi di quel topo saranno ancora dentro la mia testa quando ne avrò dieci, dodici, quindici, venti, trentasette anni, cinquanta, anche sessantacinque.<br />
Vedrò ancora quel topo tremare ogni volta che mi faranno del male. E ogni volta che farò del male.<br />
E non ringrazierò mai abbastanza mia madre per avermi portato a vedere quel film incomprensibile per un ragazzino com’ero&#8221;.</p></blockquote>
<p>Guillaume Guéraud vive nei sobborghi di Bordeaux.<br />
La madre, segretaria, e lo zio, operaio e attivo sindacalista, lo crescono segnato da due pesanti assenze: il padre, ma soprattutto la televisione.<br />
I suoi coetanei sono incomprensibili. Parlano di praterie sconfinate, di magli e alabarde, di un giovane americano e il suo fiume e di altro ancora. Una lingua sconosciuta, racconti straordinari di un mondo lontano. Solo Guillaume non ne sapeva niente.</p>
<p><em>La televisione va bene per quei vecchi che non sanno più che farsene della vita</em>, o <em>La televisione fa venire gli occhi storti</em>, diceva la madre; <em>Se guardi la televisione diventi un coglione</em>, aggiungeva lo zio.<br />
Scuse sciocche, per le orecchie di un ragazzino delle elementari.<br />
E il desiderio di poterla guardare – maledizione! – così da poter parlare con amici e compagni di scuola di telefilm e cartoni animati, integrarsi in un mondo dal quale si sentiva emarginato, un soggetto strambo  da compatire.<br />
Ferma nelle sue convinzioni, la madre non compra, ne mai lo farà, un televisore, ma affida speranzosa il figlio alla sua grande passione: il cinema.</p>
<p><em><br />
</em><strong>Senza TV</strong> è la storia di un’adolescenza segnata da Chaplin, Rossellini, De Sica, Fellini, Leone, Kurosawa, Spielberg, Craven, Coppola e molti altri grandi registi, autori di film che hanno cresciuto Guillaume in una dimensione parallela alla vera vita di una degradata periferia.</p>
<p>Film orribili, selvaggi, di denuncia, anticonformisti, violenti, si contrappongono allo squallore del mondo circostante. Guillaume apprende la realtà a poco a poco, scoprendone i suoi lati più malsani, che sprofondano quelli che erano bambini in abissi di violenza e illegalità e gli ideali in disillusioni.<br />
Il cinema chiude sì Guéraud in una scorza dura e quasi impenetrabile, ma gli salva la vita.</p>
<p>Il libro è l’autobiografia della vita di Guillaume e ripercorre le tappe cinematografiche che l’hanno segnata.<br />
I capitoli sono brevi e incalzanti. L’età del protagonista avanza dagli otto ai quattordici anni con rapidi balzi, ma l’atmosfera all’interno del cinema è come se fosse immota, senza un tempo definito.<br />
All’esterno, gli anni si susseguono, un presidente è eletto per poi concludere il suo mandato, ma dinanzi al grande schermo, fra le mura rovinate e gli interni decadenti, scorrono le pellicole che hanno segnato la storia della cinematografia mondiale.</p>
<p>Gli orologi si fermano. È il proiettore a scandire il tempo, ventiquattro volte ogni secondo.</p>
<p>La scrittura è semplice e immediata, ma non banale. Lo stile è dapprima innocente, ma muta con l’età di Guéraud, divenendo più forte, volgare e diretto.</p>
<p>La televisione è massacrata, ridotta – forse non a torto – a uno strumento dannoso, ammaliante, privo di valori e riduttivo per l’arte del cinema. Il piccolo schermo da salotto non mostra che un pallido riflesso della grandezza proposta da quello immenso colpito dai raggi del proiettore.<br />
Voler racchiudere un grande film in un televisore è come concentrare un’aurora boreale in un fuoco d’artificio. Il risultato sarebbe più che misero.</p>
<p>Guillaume Guéraud ha saputo concentrare tante emozioni in poche pagine.<br />
Per gli amanti del cinema, sarà piacevole confrontare le proprie impressioni con quelle del protagonista. Per i meno esperti &#8211; come il sottoscritto &#8211; è l&#8217;occasione per conoscere qualcosa di un mondo tanto vasto qual è quello della cinematografia.</p>
<p>Titolo: Senza TV<br />
Autore: Guillaume Guéraud<br />
Casa editrice: Topipittori<br />
Sito: www.topipittori.it<br />
Anno di pubblicazione: 2010<br />
ISBN: 978 88 89210 60 4<br />
Pagine: 91<br />
Prezzo: 10,00 €</p>
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		<title>Recensione: Uomini e spettri, di AA.VV.</title>
		<link>http://messageinabook.com/2011/08/recensione-uomini-e-spettri-di-aa-vv/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 06:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aurora Alicino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi voglio parlarvi di una raccolta, o meglio dei racconti che la compongono, accomunati da uno dei temi da sempre più cari alla letteratura dell’orrore: i fantasmi. In ordine di lettura (o quasi): Attenzione contiene spoiler Una madre e una figlia, Antonino Alessandro Stretto nel pugno, il pezzo di carta che l&#8217;aveva spinta a tornare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.baedizioni.it/wp-content/uploads/Uomini-e-spettri-di-AA.VV_.jpg" rel="lightbox[6418]"><img class="alignleft" title="uomini e spettri" src="http://www.baedizioni.it/wp-content/uploads/Uomini-e-spettri-di-AA.VV_.jpg" alt="" width="109" height="160" /></a>Oggi voglio parlarvi di una raccolta, o meglio dei racconti che la compongono, accomunati da uno dei temi da sempre più cari alla letteratura dell’orrore: i fantasmi.</p>
<p>In ordine di lettura (o quasi):</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Attenzione contiene spoiler</strong></span></p>
<p><strong>Una madre e una figlia</strong>, Antonino Alessandro</p>
<p><em>Stretto nel pugno, il pezzo di carta che l&#8217;aveva spinta a tornare si era trasformato in poltiglia mentre l&#8217;inchiostro sbiadiva sul guan­to bianco. Aveva giurato di non varcare più quel cancello, eppure, era accorsa lo stesso. </em><br />
<em>Che brava bambina. </em></p>
<p>Una classica storia di avidità e spettri che tornano per compire la propria vendetta. Inesorabile.</p>
<p><strong>Pioggia</strong>, Marco Caudullo</p>
<p><em>Ancora una fitta, e si piegò in avanti. Doveva sopportare an­cora un po&#8217;, poi sarebbe arrivato Diego a prendersi cura di lei. E tra qualche minuto sarebbe iniziato il quarto movimento, e con esso L&#8217;inno alla gioia. Sentiva il bisogno di quell&#8217;energia. Chissà cosa stava facendo Diego.</em></p>
<p>Fa male questo racconto, ma proprio tanto. Elisa aspetta inutilmente il ritorno del suo uomo, mentre sul candore di bambina si allarga una pozza di sangue. Lui sta compiendo la sua forse ultima bastardata, ma di certo non dimenticherà l’incontro di quella notte, con tutte le agghiaccianti implicazioni che comporta.</p>
<p><strong>Legami</strong>, Simone Corà</p>
<p><em>Ma non appena si dirigono verso l&#8217;ingresso, Arianna punta gli occhi sul Bisatto, il canale che costeggia il retro della banca e, come un serpente, si aggira silenzioso tra gli alberi di cemento del paese. </em><br />
<em>Lui fa tre passi prima di accorgersi. «Che c&#8217;è?» La raggiunge e, inspirato il gelo che sembra seguirla, chiede: «Dici che siano giù, nel canale?» </em></p>
<p>Un Corà serio non l’avevo ancora letto, abituata alle sue storie ironiche, e mi ha colpita. Con un horror puro e semplice, ci presenta il fantasma più inquietante di tutta la raccolta. Scrive bene Simone, senza dubbio, anche se mi ha un po’ delusa il (non)finale, che trovo poco credibile.</p>
<p><strong>Il buio è dentro di me</strong>, Daniele Picciuti</p>
<p><em>A volte la notte, prima di coricarmi, esco sulla veranda e guardo nel buio. Ascolto i grilli, mentre il vento mi acca­rezza il viso e l&#8217;aria umida mi penetra nelle ossa. Respiro a fondo le tenebre, immergendomi nel mare dell&#8217;oscurità. Allora è come se il buio mi penetrasse dentro. </em><br />
<em>E li vedo. </em></p>
<p>Picciuti scrive una storia dalla bellezza fredda e letale come il metallo di una calibro 44, come gli incubi generati dal sonno della ragione, e sputati fuori nel mondo reale.</p>
<p><strong>Quando ritornano</strong>, Matteo Poropat</p>
<p><em>Era una dimora che odorava di zuppa di verdure e regali inaspettati, con i mobili di un legno così scuro da sembrare grossi insetti addormentati alle pareti, poggiati su un pavimento che scricchiolava anche quando si stava immobili, così, tanto per farsi sentire.</em></p>
<p>Frasi così racchiudono &#8211; svelano &#8211; tutto l’incanto e la poesia dei ricordi piacevoli. Matteo è capace di vedere le cose con l’alone di magia di quando si è ancora fanciulli e ritrasmetterlo, senza con ciò peccare di infantilismo. È bravo a creare questo tipo di atmosfera, malinconica, che risveglia i sensi e le memorie sopite. A volte, però, anche i morti ritornano.</p>
<p><strong>Il volo delle falene</strong>, Nicola Roserba</p>
<p><em>L&#8217;automobile rincorreva la bolla di luce che i fari scavavano nella notte. Michele aveva guardato nello specchietto retrovisore, pochi minuti addietro, ma era come se qualche bambino dispet­toso lo avesse dipinto di nero. La villa si trovava poco fuori città, in una zona molto isolata, e la stradina che lasciava la statale per raggiungere l&#8217;abitazione era una lingua di asfalto solitaria in mez­zo ai boschi. </em></p>
<p>Finale prevedibile per un racconto comunque piacevole, poetico. Un inno all’amicizia vera.</p>
<p><strong>Satana in provetta</strong>, Francesco Stefanacci</p>
<p><em>Quando Evelyne nacque, nessuno fece caso ai suoi occhi. Le guanciotte rosee e rotonde, le manine paffute e la morbida pelle distolsero l&#8217;attenzione della famiglia Lucléss dai grigi occhi fiammeggianti della bimba. I miei rapporti con i Lucléss erano di sin­cera amicizia. Conoscevo Philippe Lucléss dai tempi del liceo, quando eravamo entrambi dei giovani studiosi pieni di speranze e progetti per il futuro. Feci da testimone al suo matrimonio con Martha, e fui il primo a portare visita ad Evelyne, la loro primo­genita, all&#8217;ospedale. </em></p>
<p>Già dall’incipit si capisce: avrà il sapore retrò delle storie con narratore unico superstite, testimone di un orrore che si fatica a raccontare. A me affascinano sempre.</p>
<p><strong>La bella lavanderina</strong>, Andrea Viscusi</p>
<p><em>Ci arriva in quel momento: la ragazza sta piangendo. L&#8217;idea lo turba. Cosa può farla soffrire così tanto da piangere in pubblico? E lui dovrebbe in qualche modo offrirsi di aiutarla? Esiste un galateo per situazioni del genere? </em><br />
<em>Si sporge in direzione di lei. Sentendosi un po&#8217; in colpa per quella violazione della sua privacy, sbircia dentro la lavatrice.</em></p>
<p>Donna o fantasma? Leggenda o realtà? Destino o maledizione? Viscusi mescola le carte del mazzo della vita del giovane protagonista, o forse di tutti noi che leggiamo. Incantevole, delicato, riflessivo.</p>
<p>Mi hanno convinta meno</p>
<p><strong>Presto, molto presto</strong> di Floriana Niobe Puccini: storia di nera quotidianità, fraintendimenti e cose non dette. Un Uomo Nero che assomiglia più all’allucinazione di una ragazza malata.</p>
<p><strong>I cuori di Flora</strong> di Francesco Rago: troppo prevedibile e esagerata, questa serial killer che diventa tale per una delusione d’amore. E poi&#8230; perché proprio <em>Like a Virgin</em>? In un contesto simile la trovo alquanto dissonante.</p>
<p>Titolo: Uomini e spettri<br />
Autore: Antonino Alessandro, Marco Caudullo, Simone Corà, Daniele Picciuti, Matteo Poropat, Floriana Niobe Puccini, Francesco Rago, Nicola Roserba, Francesco Stefanacci, Andrea Viscusi<br />
Casa Editrice: Bel-Ami Edizioni<br />
Sito: <a href="http://www.baedizioni.it/catalogo/uomini-e-spettri-di-aa-vv" target="_blank">www.baedizioni.it</a><br />
Genere: horror<br />
Collana: DieciLune Narrativa<br />
ISBN: 978-88-96289-13-6<br />
Prezzo: 10,00 euro</p>
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		<title>Recensione: Ritorno a Ventimiglia, di Stefano Pastor</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 11:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Caudullo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[editrice zona]]></category>
		<category><![CDATA[mainstream]]></category>
		<category><![CDATA[premio letterario ventimiglia]]></category>
		<category><![CDATA[stefano pastor]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi interruppi, perché mi accorsi che Choi teneva gli occhi fissi sui binari, perso nei suoi pensieri. Lo feci girare verso di me e lessi la tristezza nei suoi occhi, come se un’ombra improvvisa avesse cancellato il suo sorriso. Lo sollevai in braccio e lo portai sulla panchina. Tenendolo abbracciato, lo cullai: – È finito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSjuVP7_WFnznxFd-xjZNl5zXwdJI7uLUlMDh7y9S-kKXBc3Jzh"><img class="alignleft" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSjuVP7_WFnznxFd-xjZNl5zXwdJI7uLUlMDh7y9S-kKXBc3Jzh" alt="" width="109" height="160" /></a>Mi interruppi, perché mi accorsi che Choi teneva gli occhi fissi sui binari, perso nei suoi pensieri. Lo feci girare verso di me e lessi la tristezza nei suoi occhi, come se un’ombra improvvisa avesse cancellato il suo sorriso.<br />
Lo sollevai in braccio e lo portai sulla panchina. Tenendolo abbracciato, lo cullai: – È finito, Choi. È tutto finito, il passato non esiste.<br />
– Tu eri felice – mormorò Choi.<br />
– Adesso lo sono di più.<br />
Lo sentii tremare, leggermente.<br />
– Tu sei mio figlio. Nessuno potrà mai farti del male.<br />
Ripetilo. Ripetilo, per favore.<br />
La voce di Choi era incerta: – Sono&#8230; tuo figlio.</p></blockquote>
<p><strong>Ritorno a Ventimiglia</strong>, romanzo vincitore della seconda edizione del Premio Letterario Ventimiglia, pubblicato nel 2010 da Editrice Zona, rappresenta l&#8217;opera d&#8217;esordio di Stefano Pastor, autore che, accostatosi relativamente tardi (almeno rispetto a certi fenomeni letterari degli ultimi anni) al mondo della narrativa, sta dimostrando una prolificità davvero straordinaria, se consideriamo che da questo primo lavoro a oggi sono già usciti almeno altri quattro romanzi e una raccolta di racconti.</p>
<p>Per quanto mi riguarda conoscevo già Pastor attraverso i suoi racconti apparsi sul forum di Edizioni XII: testi per lo più di genere fantastico o surreale dei quali apprezzavo la fantasia e l&#8217;estrema originalità. Per questo motivo, quando mi è stato chiesto di recensire il suo libro, ho accolto con entusiasmo la proposta, scoprendo solo dopo che non si trattava di un romanzo di genere. Ma vi anticipo subito che non per questo sono state deluse le mie aspettative.</p>
<p>La storia racconta del ritorno di Gerardo nella sua città natale dopo aver a lungo girato il mondo per lavoro, in occasione del funerale della madre. Ad accompagnarlo c&#8217;è un ragazzino dai tratti orientali, Choi, suo figlio, ansioso di trascorrere la sua holiday ripercorrendo i luoghi di origine del padre e di conoscere una famiglia di cui ha solo sentito parlare. Ritornare a Ventimiglia, però, darà modo a Gerardo di affrontare il tanto a lungo rimandato faccia a faccia con il padre, e anche, forse, quello più complesso fra sé stesso e il suo passato, recente e remoto.</p>
<p>Questo libro, senza volere azzardare favolosi ed esagerati paragoni con Pavese, mi ha riportato alla mente <em>La luna e i falò</em>. Probabilmente per il modo in cui Pastor ha trattato il tema del ritorno: infatti, come Anguilla nel capolavoro dello scrittore cuneese, anche Gerardo ripercorre i sentieri della propria adolescenza con un misto di nostalgia e risentimento, di curiosità e distacco. Da sottolineare in questo senso che, come Pavese racconta del proprio paese natale, Santo Stefano Belbo, così Pastor fa con la sua Ventimiglia, riuscendo tra l&#8217;altro a mostrarcela come una città vera, viva, e non come una banale immagine da cartolina.</p>
<p>La stesura del romanzo è segnata da un incessante uso del dialogo: tutta la storia viene man mano svelata tramite le continue chiacchierate di Gerardo con Choi, gli scontri con il padre, e gli incontri con gli altri personaggi che man mano appaiono sulla scena. Dialoghi che mantengono sempre una buona credibilità (anche se forse mi è rimasta la sensazione di qualche battuta superflua tra Gerardo e Choi), sostenuti, va detto, da un egregio lavoro svolto da Pastor sui personaggi. Anche se, a far da spalla a Gerardo e Choi, entrambi segnati da tratti estremamente caratterizzanti, non mi sarebbe dispiaciuto trovare dei comprimari meno “ordinari”. Ammesso che non fosse intenzione precisa dell&#8217;autore rimarcare, nel confronto con gli esotici protagonisti, un certo appiattimento della realtà provinciale italiana.</p>
<p>Tirando le somme, ho letto <strong>Ritorno a Ventimiglia</strong> con molto piacere. No, non è perfetto, e tale non poteva esserlo trattandosi di una prova d&#8217;esordio, e c&#8217;è da segnalare qualche refuso che sarebbe stato meglio evitare. Però la storia mi ha preso, e le tematiche sviluppate (su una in particolare non ho fatto cenno per non smascherare nulla della trama) le ho trovate interessanti. E credo che per un lettore sia ciò che conti.</p>
<p>Dalla quarta di copertina:</p>
<blockquote><p>Venerdì sera, stazione di Ventimiglia. Dal treno scendono, in arrivo da Amsterdam, Gerardo, ingegnere trentaquattrenne di ritorno a casa per il funerale della madre, e suo figlio, il thailandese Choi. Una strana coppia, che suscita sorpresa e porta violentemente a galla i rapporti insoluti di Gerardo con suo padre e le due zie. Una breve vacanza è dunque l&#8217;occasione per riannodare i fili degli anni dell&#8217;infanzia, passati tra gli angoli più noti della città, da Santa Marta a Ventimiglia alta, da Roverino al mercato. E per fare i conti con gli anni della maturità, delle scelte decisive che segnano un&#8217;intera esistenza, ritrovando &#8211; tra le strade e i luoghi della città, mai abbandonati nel cuore &#8211; lo slancio e la speranza di un futuro migliore.</p></blockquote>
<p>Titolo: Ritorno a Vntimiglia<br />
Autore: Stefano Pastor<br />
Casa editrice: Editrice Zona<br />
Sito web: <a href="http://www.editricezona.it" target="_blank">www.editricezona.it</a><br />
ISBN: 978-88-6438-116-9<br />
Prezzo: 12 €<br />
Anno: 2010<br />
Genere: Mainstream</p>
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		<title>Recensione: Scene Selezionate della Pandemia Gialla, di Alessandro Girola</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 06:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aurora Alicino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi non conosce il Survival Blog&#8230; è un sacripante, come direbbe la Gialappa’s di qualche anno fa. Su Message in a Book, come su molti altri blog, se n’è parlato in abbondanza, comunque facciamo un brevissimo sunto. Il 26 novembre 2015&#8230; pardon, 2010, Alessandro Girola scrive l’“ultimo” post, dando &#8211; oltre tutto senza premeditazione! &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pics.livejournal.com/mcnab75/pic/002qcag8"><img class="alignleft" title="scene selezionate della pandemia gialla" src="http://pics.livejournal.com/mcnab75/pic/002qcag8" alt="" width="109" height="160" /></a>Chi non conosce il Survival Blog&#8230; è un <em>sacripante</em>, come direbbe la Gialappa’s di <em>qualche</em> anno fa.</p>
<p>Su <a href="http://messageinabook.com/survival-blog/" target="_blank"><strong>Message in a Book</strong></a>, come su molti altri blog, se n’è parlato in abbondanza, comunque facciamo un brevissimo sunto.<br />
Il 26 novembre 2015&#8230; pardon, 2010, Alessandro Girola scrive l’<strong><a href="http://mcnab75.livejournal.com/362296.html" target="_blank">“ultimo” post</a></strong>, dando &#8211; oltre tutto senza premeditazione! &#8211; il via a un esperimento di scrittura collettiva tra blogger di ambientazione post apocalittica:</p>
<blockquote><p>una pandemia nota come “La Gialla” ha trasformato tutti i contagiati in pazzi ematofagi che hanno come unico scopo esistenziale quello di dare la caccia ai propri simili. Il mondo ha cercato di contrastare la pandemia con ogni mezzo utile, ma senza successo. Siamo nel 2015 e la civiltà così come la conosciamo sta spegnendosi pressoché ovunque.</p>
<p>I sopravvissuti cercano di rimanere in contatto tra loro attraverso la Rete, scambiandosi esperienze, ricordi e racconti degli anni bui della specie umana. Finché rimarrà ancora qualcuno in grado di scrivere.</p></blockquote>
<p>Dal blog di <a href="http://mcnab75.livejournal.com/363846.html" target="_blank">Alex McNab Girola</a></p>
<p>Tra questi sopravvissuti c’è Cristina Riccione, personaggio inventato e condotto dallo stesso Girola, con il volto di <strong><a href="http://www.facebook.com/gufina" target="_blank">Cristina Riminucci</a></strong>. La Riccione è una giornalista milanese che decide, insieme a un paio di colleghi, di continuare a documentare la pandemia fino a quando sarà loro possibile. Oltre ad aggiornare <strong><a href="http://ladyingiallo.iobloggo.com/" target="_blank">il suo blog</a></strong>, ha effettuato molte interviste che ha poi raccolto nell’eBook di cui vado ora a parlarvi.</p>
<p><strong>Scene Selezionate della Pandemia Gialla</strong> ricalca l&#8217;impostazione di <em>World War Z</em>, romanzo capolavoro di Max Brooks: una serie di interviste, appunto, a vari sopravvissuti nel Globo, attraverso le quali il lettore può farsi un’idea &#8211; sempre più precisa &#8211; di come sia nata e si sia sviluppata la pandemia dal 2011 al 2015, e di come si siano comportati i Governi e la popolazione mondiale.</p>
<p>Vediamo così scene di attacchi xenofobi ai ghetti cinesi nelle città occidentali (durante i quali le forze dell’ordine lasciano fare), un diffuso e giustificato clima di sfiducia nelle autorità che troppo spesso sottovalutano il problema e ne insabbiano le prove, quando non lo sfruttano a loro favore.<br />
Scopriamo che alcuni Governi fanno eccezione, e che i Gialli assumono diversi comportamenti a seconda dei luoghi o dei periodi di diffusione: si nascondono, si adattano, per esempio a Bucarest portano il “cibo” al sicuro nella tana prima di divorarlo, nel Polesine vivono ancora nelle case che abitavano da sani&#8230;<br />
Particolarmente notevole il capitolo londinese, intervista a Francis Pearce, praticamente un novello Caronte.</p>
<p>Giusto una tiratina d’orecchie ad Alessandro per gli errori di battitura o riscrittura che ci sono sparsi nell’eBook e ai quali &#8211; i miei lettori lo sanno &#8211; sono piuttosto sensibile. Tuttavia vale certo la pena di leggere questo romanzo incalzante e credibile, grazie alla cura che l’autore mette sempre nella costruzione <em>fantasociopolitica</em> delle sue storie, e alla documentazione relativa alle reali pandemie del nostro passato. Un compendio interessante al Survival Blog, e un libro che può essere letto anche singolarmente.</p>
<p>Completano l’eBook un’appendice sul morbo indotto dal Prione di Lee-Chang e la cronologia della Pandemia Gialla.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ultimabooks.simplicissimus.it/scene-selezionate-della-pandemia-gialla" target="_blank"><img class="aligncenter" title="acquista SSPG" src="http://pics.livejournal.com/mcnab75/pic/002qcag8" alt="" width="331" height="468" /></a></p>
<p><em><strong>Scene selezionate della Pandemia Gialla</strong></em><br />
ebook in formato ePub<br />
165 pagine, 1.99 euro (comprende 16 capitoli, 2 appendici, 19 foto)<br />
Copertina di <a href="http://cyberluke2008.blogspot.com/">Luca Morandi</a><br />
Impaginazione e grafica a cura di <a href="http://www.ebookandbook.it/">eBookAndBook</a><br />
<a href="http://www.alessandrogirola.com/#%21sspg">Pagina ufficiale</a><br />
<a href="http://ultimabooks.simplicissimus.it/scene-selezionate-della-pandemia-gialla" target="_blank">Link per acquistarlo</a></p>
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		<title>Recensione: Tutti i chilometri che servono, di Federico Fascetti</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 05:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aurora Alicino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[federico fascetti]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura per ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>
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		<description><![CDATA[fu durante quei pomeriggi autunnali, mentre Cratere mi illustrava i suoi pupazzi made in China con la sicumera d&#8217;un curatore di museo, che cominciò a sbocciare in me il sentimento della nostalgia. Non saprei spiegare di cosa avessi nostalgia, forse era solo il rimpianto di aver mancato qualcosa che mi sembrava valesse la pena vivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://perronelab.it/sites/perronelab.it/files/imagecache/anteprima/copertine/tutti-i-chilometri-che-servono_piccola.jpg" rel="lightbox[6087]"><img class="alignleft" title="tutti i chilometri che servono" src="http://perronelab.it/sites/perronelab.it/files/imagecache/anteprima/copertine/tutti-i-chilometri-che-servono_piccola.jpg" alt="" width="109" height="160" /></a></p>
<blockquote><p>fu durante quei pomeriggi autunnali, mentre Cratere mi illustrava i suoi pupazzi made in China con la sicumera d&#8217;un curatore di museo, che cominciò a sbocciare in me il sentimento della nostalgia. Non saprei spiegare di cosa avessi nostalgia, forse era solo il rimpianto di aver mancato qualcosa che mi sembrava valesse la pena vivere appieno; forse era una specie di nostalgia per osmosi causatami dall&#8217;entusiasmo di Cratere; o forse, in generale, era nostalgia del passato. Fatto sta che quel piccolo dolore creò un nido nel profondo del mio stomaco, e, da allora, non se n&#8217;è più andato.</p></blockquote>
<p>Mi era stato passato come un romanzo per ragazzi. Mi avevano &#8211; consapevolmente? &#8211; mentito&#8230; ma sono stata felice di scoprirlo. <img src='http://messageinabook.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Tutti i chilometri che servono</strong> affronta il complesso tema del passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, tanto caro ai romantici nell’accezione più pura del termine, ai nostalgici appunto, come me.</p>
<p>Quel piccolo, piacevole dolore che il protagonista Alessio inizia a conoscere a quindici anni è lo stesso che sento quando ascolto la musica con cui sono cresciuta, quando qualcosa mi riporta alla mente ricordi del passato – che tal volta sono belli anche solo in quanto tali – o quando il racconto di un amico mi fa desiderare di tornare indietro nel tempo e vivere un’esperienza che mi sono invece persa senza rimedio.</p>
<p>Mi sono sentita in empatia con questo ragazzino alle prese con l’età più difficile, brutto anatroccolo che scopre che il diventare cigno non è un traguardo, ma una continua, quotidiana sfida per l’accettazione di se stessi. Perché il segreto per stare bene, ciò che sta alla base di tutto a quindici come a trent’anni, è semplice (a dirsi): volersi bene, prendersi cura di sé, coccolarsi&#8230; e non sottovalutarsi mai.</p>
<p>Sono poche righe, lo so, rispetto alle recensioni che scrivo ultimamente. Ma avrete già capito, di certo, quanto questo piccolo libro – 129 pagine – mi abbia toccata nel profondo. E cos’altro dire se non che Fascetti ci consegna una grande lezione di vita senza pretese, con la naturalezza di un fanciullo? Leggetelo, ne vale proprio la pena.</p>
<p>La quarta di copertina:</p>
<blockquote><p>“Considera trentanove chili di pelle e ossa. Un paio di orecchie tipo gli sportelli spalancati di un camion ripreso da davanti. Apparecchio ai denti e un naso leggermente deviato verso sinistra, souvenir di un capitombolo dalle scale. Braccia lunghe e magre, gambe da trampoliere di palude. Fatto? Ok, ora aggiungi l’interdizione a praticare attività sportiva per via di un problemuccio di cuore, e non faticherai a immaginare con quanto ottimismo, quel sedici settembre di ventidue anni fa, mi accingevo a varcare la soglia del pio Istituto San Cataldo.”</p>
<p>La madre, una libraia un po’ ansiosa che si diletta a scrivere poesie. Il padre, un talentuoso attore con, ahimè, un occhio fuori asse e un’amante spagnola. Ed è proprio dopo una loro lite furiosa che Alessio sviene improvvisamente e senza un apparente motivo.<br />
Inizia così un nuovo percorso. Sullo sfondo dell’Istituto San Cataldo, scuola privata dove ognuno ha un soprannome, Alessio conosce Cratere, ragazzino grosso e brufoloso che è costretto ad affiancare nello studio, ma soprattutto Grigio, il bidello-custode-giardiniere che ha un piccolo segreto e che, dopo una partita di calcio rivelatrice, decide di scommettere su di lui.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://messageinabook.com/wp-content/uploads/2011/07/km.jpg" rel="lightbox[6087]"><img class="aligncenter size-full wp-image-6094" title="passo a passo - foto di Maurizio Fascetti" src="http://messageinabook.com/wp-content/uploads/2011/07/km.jpg" alt="" width="448" height="336" /></a></p>
<p>Titolo: Tutti i chilometri che servono<br />
Autore: Federico Fascetti<br />
Casa Editrice: Perrone Lab<br />
sito: <a href="http://perronelab.it/node/613" target="_blank">http://perronelab.it</a><br />
Genere: narrativa<br />
ISBN: 978-88-6316-177-9<br />
Prezzo: 13,00 euro</p>
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		<title>Recensione: Girlfriend from Hell, di Germano M.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 05:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aurora Alicino</dc:creator>
				<category><![CDATA[eBook]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è facile parlare di un romanzo &#8211; scritto da un amico, per giunta &#8211; che si ha avuto modo di apprezzare ancora prima che diventasse tale, rimanendo imparziali. Perché sì, ci sono dei capitoli inediti, ed è stato tutto sistemato e arricchito, ma Hell e Zooey sono personaggi che già conoscevo e ai quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bookandnegative.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/Girlfriend-from-Hell.jpg" target="_blank" rel="lightbox[6020]"><img class="alignleft" title="girlfriend from hell" src="http://bookandnegative.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/Girlfriend-from-Hell.jpg" alt="" width="109" height="160" /></a>Non è facile parlare di un romanzo &#8211; scritto da un amico, per giunta &#8211; che si ha avuto modo di apprezzare ancora prima che diventasse tale, rimanendo imparziali. Perché sì, ci sono dei capitoli inediti, ed è stato tutto sistemato e arricchito, ma Hell e Zooey sono personaggi che già conoscevo e ai quali ho avuto il tempo di affezionarmi.<br />
Curiosare nella loro vita privata, scoprire cosa c’era dietro determinati comportamenti o circostanze, sapere come scorreva la vita tra una scena e l’altra postate su <strong><a href="http://bookandnegative.altervista.org/blog/survival-blog/" target="_blank">Book and Negative</a></strong>, sono stati taciti desideri esauditi.</p>
<blockquote><p>Anno 2015. La Gialla, un morbo che tramuta gli esseri umani in bestie antropofaghe, dall’Asia si è diffusa in quasi tutti i continenti, innescando una spirale di violenza che ha causato decine di milioni di morti.<br />
Poche nazioni si sono salvate, spesso ricorrendo a metodi coercitivi estremi per salvaguardare la parte sana della popolazione e per mantenere una parvenza di società civile, costantemente assediata dalla paura e dalla disillusione, dalla povertà e dal rischio di infezione.<br />
Ma c’è qualcuno che è riuscito a scamparla, allontanandosi, rifugiandosi in luoghi remoti, aspettando che la pandemia e la follia collettiva dei governi finiscano con l’annientarsi a vicenda.<br />
I pochi superstiti lottano ogni giorno per sfamarsi, per evitare il contagio e non restare vittime degli infetti e dei razziatori, affrontando un futuro incerto e senza scopo apparente.<br />
Internet è ancora in piedi, permettendo di scambiare informazioni non sempre utili o veritiere.<br />
Chi può, affida alla rete le proprie memorie: un diario degli eventi che hanno condotto la specie umana alla catastrofe.<br />
Questa è la storia di uno di loro e della sua donna.<br />
Prima che tutto questo iniziasse, era solo un blogger. Il suo nome è Hell.</p></blockquote>
<p>Diversamente da quanto avvenuto durante la stesura online, frutto della partecipazione di Germano M. al <a href="http://mcnab75.livejournal.com/363846.html" target="_blank"><strong>Survival Blog</strong></a>, e che vedeva ogni puntata portare avanti tre linee temporali differenti, <strong>Girlfriend from Hell</strong> è scritto in ordine cronologico. Il che mi ha aiutata a fare mente locale. Me lo sono goduto di più, insomma, seguendo gli eventi passo passo al fianco dei protagonisti. Quindi ottima scelta.<br />
Lo stile cinematografico (<em>show don’t tell</em>, se preferite) è innato nell’autore che, come ha dichiarato più volte, vede le scene nella sua testa prima di scriverle: riesce a farle vedere anche al lettore, con la cura dei dettagli al punto giusto. A volte sembra davvero di assistere alla proiezione d’un film. Con tanto di colonna sonora, dal momento che Germano ha pensato di inserire i link alle musiche che i personaggi ascoltano di volta in volta, rendendo il suo romanzo un prodotto multimediale e <em>avvolgente</em>.</p>
<p>I protagonisti in due parole:</p>
<p><strong>Hell</strong> parte come un ragazzo qualunque, che non sa che fare della sua vita, catapultato in uno dei film apocalittici che ha sempre amato&#8230; e diventa un uomo freddo, spietato quando occorre, &#8211; <em>my name&#8230; is Hell</em> &#8211; romantico e dolce con la sua donna.<br />
<strong>Zooey</strong>, la star gentile ma algida, antipatica all’inizio, che poi si rivela per quella che è, deliziosa quando fa gli occhi grandi e la bocca piccola.<br />
<strong>Erica</strong>, donna pratica, sgrezza e divertente. Lei non cambia mai.</p>
<p>I capitoli dedicati al 2012 e al 2013 sono in numero maggiore rispetto a quelli degli anni successivi. Questi ultimi si presentano più secchi e incisivi di pari passo con la maturazione di Hell nell’ostile ambiente post pandemico. Comprendo la sua scelta, anche se avrei preferito che avesse narrato più episodi anche negli ultimi anni, poiché mi son trovata a chiedermi cosa fosse accaduto tra un capitolo e l’altro, dalle date così distanti.</p>
<p>Prima di passare alle mie scene preferite &#8211; perché so che Germano ci tiene a conoscerle &#8211; vi invito a leggere la <strong><a href="http://mcnab75.livejournal.com/423928.html" target="_blank">bella intervista</a></strong> che Alex Girola ha fatto a Germano e, ovviamente, a scaricare l’<strong><a title="scarica gratis girlfriend from hell" href="http://bookandnegative.altervista.org/blog/annunci/girlfriend-from-hell/" target="_blank">eBook gratuito Girlfriend from Hell</a></strong>!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://bookandnegative.altervista.org/blog/annunci/girlfriend-from-hell/" target="_blank"><img class="aligncenter" title="scarica gratis girlfriend from hell" src="http://bookandnegative.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/Girlfriend-from-Hell.jpg" alt="" width="336" height="448" /></a></p>
<p>In ordine cronologico, più o meno, <em>the best scenes</em> ( <strong><span style="color: #ff0000;">CONTIENE SPOILER </span></strong>):</p>
<p>Le <em>scimmie ammaestrate</em> all’Harrods, nel Prologo, sono un’immagine così efficace che non si dimentica. Così come il <em>ragno giallo</em> incastrato nella scala mobile del primo capitolo, e la <em>chicca</em> del kleenex che scivola giù dalla narice di Erica: uno dei dettagli di cui parlavo prima.</p>
<p>Il secondo tête à tête tra Hell e Zooey, in Buio: sangue, lacrime e passione che esplode fuori come da una pentola a pressione che ha ceduto.</p>
<p>Re Artù, quello stronzo&#8230; Germano, mi hai distrutto un mito. <img src='http://messageinabook.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>La descrizione della casa ne La mano, quadro agghiacciante e vivido, grazie anche alla foto della bambola nel lavandino.</p>
<p>L’incipit di Pacifico, praticamente un sogno al quale non credi subito tanto è idilliaco. In netta contrapposizione con un’altra, intensa, scena acquatica: nel capitolo 17, quando Hell e Shaun, a bordo della Heater, transitano sotto al ponte della ferrovia e vengono attaccati dagli infetti.</p>
<p>L’arrivo della <em>Banshee</em> nel capitolo 28, un misto di tradizioni locali, horror quotidiano e una nuova interpretazione dell’apocalisse.</p>
<p>Il capitolo finale, in particolare l’affascinante descrizione della caccia (come gli dissi su B&amp;N, mi ricorda <em>Il peso della farfalla</em>, di Erri de Luca) e la conclusione: quel “Fa paura” dice tutto. E mette i brividi.</p>
<p><strong>Girlfriend from Hell</strong><br />
eBook in formato ePub<br />
293 pagine (36 capitoli, 2 appendici, 19 foto)<br />
copertina di <a href="http://cyberluke2008.blogspot.com/" target="_blank">Luca Morandi</a><br />
<a href="http://www.ebookandbook.it/" target="_blank">impaginazione e grafica</a> a cura di Matteo Poropat (eBookAndBook)</p>
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		<title>Recensione: Joy, di Marina Crescenti</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 06:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aurora Alicino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli frilli editori]]></category>
		<category><![CDATA[giallo]]></category>
		<category><![CDATA[joy division]]></category>
		<category><![CDATA[marina crescenti]]></category>
		<category><![CDATA[mino milani]]></category>
		<category><![CDATA[new wave]]></category>
		<category><![CDATA[poliziesco]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 2 luglio alle 21 Marina Crescenti presenterà il suo nuovo romanzo a Pavia, presso la libreria Feltrinelli in via XX Settembre: È troppo sangue anche per me, Acar edizioni. Io ci sarò e vi aspetto, ma ora vorrei parlarvi del precedente, che ho appena finito di leggere&#8230; Un romanzo che ha saputo tenermi sveglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 2 luglio alle 21</strong> Marina Crescenti presenterà il suo nuovo romanzo a <strong>Pavia</strong>, presso la libreria Feltrinelli in via XX Settembre: <strong>È troppo sangue anche per me</strong>, Acar edizioni.</p>
<p>Io ci sarò e vi aspetto, <img src='http://messageinabook.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ma ora vorrei parlarvi del precedente, che ho appena finito di leggere&#8230;</p>
<p><a href="http://www.marinacrescenti.it/images/copertinajoy.gif" rel="lightbox[5996]"><img class="alignleft" title="joy, un altro caso a milano per il commissario narducci" src="http://www.marinacrescenti.it/images/copertinajoy.gif" alt="" width="109" height="160" /></a>Un romanzo che ha saputo tenermi sveglia fino a tarda ora. E, beh, ammetto che non è cosa comune: sarà l’età, sarà lo stress&#8230; <em>que sera, sera</em>&#8230; ma, ormai, quando mi metto a letto con un libro fatico a tenere gli occhi aperti.</p>
<p>Invece questo mi ha presa. Non subito, no. All’inizio &#8211; forse colpa dei dialoghi &#8211; fatica a ingranare, tanto che sono dovuta tornare indietro a rileggere con più attenzione, quando pagine dopo ho capito che conteneva dettagli importanti.</p>
<p>Presto però cominciano le indagini, ed è proprio il modo in cui vengono condotte a costituire il maggior punto di forza di <strong>Joy</strong>. La ricostruzione dei fatti pezzo per pezzo, un brainstorming attraverso gli indizi trovati e lo studio delle scene del crimine, durante la quale si percepiscono l’affiatamento della squadra, la creatività e l’intuito dei componenti, la passione che versano nel loro mestiere.<br />
È da questi passaggi che faticavo a staccare l’occhio, dai poliziotti seduti in un cerchio disordinato, concentrati a <em>vedere</em> il crimine come vi assistessero e <em>partecipassero</em> in quel preciso istante. Dalle pareti dell’ufficio di Lorenzo “Luc” Narducci &#8211; vice commissario della sezione omicidi, squadra mobile di Milano &#8211; tappezzate di foto e schemi. Dal via vai di agenti e superiori a rincorrere una pista.</p>
<p>Un intreccio costruito nel dettaglio, con qualche piccola forzatura che le si può perdonare &#8211; e le riflessioni dell’omicida che si fanno infine troppo lunghe, &#8211; fino a un colpo di scena ben riuscito. A far da sfondo e da legante, la musica di Ian Curtis e dei Joy Division.</p>
<p>La trama:</p>
<blockquote><p>Il passato che ritorna.<br />
Una cena tra vecchi amici, tutti accomunati dalla giovane età e da una morbosa passione per il mondo della musica, in particolare, per le note di un gruppo new wave degli anni ‘70-’80 &#8211; i Joy Division &#8211; ed il suo cantante e paroliere Ian Curtis.<br />
Un assassino che uccide le proprie vittime in circostanze misteriose, seguendo un macabro rituale&#8230;<br />
Un mondo surreale e criptico che ruota intorno al locale milanese Disorder.<br />
Troppe domande senza risposta.<br />
Tocca al vicecommissario della sezione omicidi &#8211; “Luc” Narducci &#8211; fare luce sugli omicidi per evitare altre vittime; ma l’assassino ha capito: semina ingannevoli tracce e sparisce proprio quando tutti sono certi di averlo finalmente incastrato.</p></blockquote>
<p>Accanto agli sviluppi del caso, la Crescenti ci racconta della vita privata di Luc, in realtà strettamente legata a quella professionale, dal momento che le sue due figlie sono rispettivamente moglie e fidanzata di due colleghi e non gli rendono la vita affatto facile.<br />
E così vediamo che il commissario &#8211; pardon, vice &#8211; è anche un papà dolce e attento, un amico fidato, un marito innamorato. Un uomo con la sua forza e, soprattutto, le sue debolezze, che lo rendono uno di noi, uno a cui ci si può affezionare.</p>
<p>Una chicca che piacerà soprattutto ai pavesi come me: la prefazione è scritta da <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mino_Milani" target="_blank">Mino Milani</a></strong>!</p>
<p>Sito dell’autrice: <a href="http://www.marinacrescenti.it/" target="_blank">www.marinacrescenti.it</a></p>
<p>Dal libro:</p>
<blockquote><p>D&#8217;improvviso, lunghi e sottilissimi fili vengono via sotto lo scorrere fluido della mia mano, densi e abbondanti come mai mi era capitato di vederne prima.<br />
&#8220;Luc! Hai sentito? C&#8217;è Gil al telefono!&#8221; la voce di Silvia irrompe nei miei timpani.<br />
Mi dirigo verso l&#8217;uscita osservando quei filamenti rimasti stranamente attaccati alle mie dita. Prendo dalle mani di Silvia il cellulare senza staccare gli occhi da quell&#8217;informe ammasso.<br />
&#8220;Ciao Gil, dimmi tutto&#8221;.<br />
&#8220;Sono con lIdo in sala autopsie. Non ha ancora terminato col ragazzo, ma abbiamo trovato varie fibre di acrilico intorno alla barba che dovrebbe essere almeno di tre o quattro giorni. Sono lunghe, chiare e molto sottili&#8221;.<br />
Senza saperlo, Gil mi sta descrivendo ciò che ho sotto gli occhi in questo esatto momento. &#8220;Ti sto chiedendo di cercare un ago in un pagliaio, lo so, ma guardati bene in giro. Io sto arrivando&#8221;.<br />
Stavano guardando una videocassetta. Seduti sul divano.<br />
Sotto la coperta.<br />
&#8220;Dobbiamo ragionare al contrario, Gil. In questo caso, non è tanto quello che può aver lasciato l&#8217;omicida sul luogo del delitto&#8221;. Ripenso alla copertina del disco e al plaid sul divano, prima di dirlo: &#8220;Non è l&#8217;ago in un pagliaio che dobbiamo cercare. È&#8230; è ciò che ha trasferito la mia bambola addosso all&#8217;assassino. Gil&#8230; è il pagliaio in un ago che dobbiamo riuscire a stanare&#8221;.<br />
&#8220;Bambola?&#8221;.</p></blockquote>
<p>Titolo: Joy &#8211; Un altro caso a Milano per il commissario Narducci<br />
Autore: Marina Crescenti<br />
Prefazione di Mino Milani<br />
Casa Editrice: Fratelli Frilli Editori<br />
sito: <a href="http://www.frillieditori.com/oldsite/" target="_blank">www.frillieditori.com</a><br />
Genere: giallo<br />
ISBN: 978-88-7563-384-4<br />
Prezzo: 13,50 euro</p>
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		<title>Recensione: Il giorno che cambiò la mia vita, di Cesare Moisè Finzi</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 09:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Caudullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[autobiografia]]></category>
		<category><![CDATA[cesare finzi]]></category>
		<category><![CDATA[topipittori]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente si aprono le porte della scuola ed entriamo nel grande atrio che a fatica ci accoglie tutti. Il preside, un uomo alto ed elegante, con voce tonante inizia l&#8217;appello, leggendo i nomi dei candidati dai fogli che gli passa la segretaria. Quando ha chiamato un certo numero di ragazzi, li fa entrare in un&#8217;aula [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.topipittori.it/sites/default/files/imagecache/product/copertine-libri/Ilgiornochecambio_lamiavita.jpg" rel="lightbox[5767]"><em><img class="alignleft" src="http://www.topipittori.it/sites/default/files/imagecache/product/copertine-libri/Ilgiornochecambio_lamiavita.jpg" alt="" width="109" height="160" /></em></a>Finalmente si aprono le porte della scuola ed entriamo nel grande atrio che a fatica ci accoglie tutti. Il preside, un uomo alto ed elegante, con voce tonante inizia l&#8217;appello, leggendo i nomi dei candidati dai fogli che gli passa la segretaria. Quando ha chiamato un certo numero di ragazzi, li fa entrare in un&#8217;aula e prosegue l&#8217;appello. Io e Nello stiamo vicini, ma presto capiamo che non faremo l&#8217;esame insieme: i nostri cognomi incominciano per F e per R e quindi non saremo nella stessa aula. Ci prende lo sconforto.<br />
L&#8217;appello prosegue. Nella confusione generale la voce del preside è coperta dal chiacchiericcio dei ragazzi, e si sente a fatica. A un certo punto, si arriva alla F, ma io non sento chiamare il mio nome; chiedo a Nello se lo ha sentito, ma la risposta è negativa. L&#8217;appello continua, e alla fine della R, Nello Rietti non viene chiamato. Quindi, la lettera si conclude. Solo noi due non siamo stati chiamati. E siamo rimasti soli davanti al Preside.<br />
«Perché non avete risposto quando è stato il vostro turno?» ci chiede.<br />
«Non ci ha chiamato, Signor Preside» rispondiamo.<br />
«Perché non siete stati attenti&#8230; Come vi chiamate?»<br />
«Finzi Cesare»<br />
«Rietti Nello»<br />
Il preside guarda guarda nell&#8217;elenco, e si accorge che in effetti i nostri nomi non ci sono.<br />
«Qui non ci siete. Cosa siete venuti a a fare?»<br />
Con un filo di voce, azzardo un&#8217;ipotesi: «Forse non ci siamo perché siamo ebrei?»<em><br />
</em></p></blockquote>
<p>La voce narrante è quella di Cesare Moisè Finzi, classe 1930, cardiologo di fede ebraica, e come si legge dalla biografia “attivamente impegnato nella vita della comunità ebraica ferrarese”.<br />
Il giorno in cui cambiò la mia vita, come da copione per i libri della collana Gli anni in tasca della casa editrice Topipittori, narra la storia (vera, autobiografica) della sua adolescenza, vissuta a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, nel ben noto periodo della persecuzione degli ebrei e delle leggi razziali.<br />
Be&#8217;, non vi nascondo che l&#8217;ho iniziato con un bel po&#8217; di curiosità, ma anche con un certo timore di trovarmi di fronte a un testo fortemente drammatico, del quale, al momento, non avrei avuto voglia. Invece il libro mi ha irretito e nello spazio di un fine settimana l&#8217;ho letteralmente divorato.</p>
<p>L&#8217;autore inizia raccontando della sua infanzia, e lo fa usando un linguaggio “elementare”, scandito da frasi brevi e pensieri “semplici”, quasi banali: descrive un&#8217;infanzia felice, fatta di vacanze estive e studio e gite al parco, perché la famiglia Finzi, si capisce tra le righe, è una famiglia benestante e ben inserita nella società ferrarese. E ovviamente non mi riferisco solo alla comunità ebraica.<br />
Però man mano che la storia procede e la scrittura si arricchisce, il lettore ha la sensazione di crescere insieme al piccolo Cesare e di prendere coscienza di ciò che sta accadendo in maniera lenta e graduale. E il bello di questo libro è proprio questo: si legge tra le righe il disorientamento dei protagonisti davanti a qualcosa di così terribile che sembrava impossibile che stesse accadendo, e il cui limite andava spostandosi sempre un po&#8217; più in là.</p>
<p>Nelle vicende raccontate dal piccolo Cesare (uno dei più esili della classe), che si intrecciano con quelle dei suoi familiari, degli zii, dei cugini e del resto della comunità ebraica, saranno le amicizie, le coincidenze e la solidarietà (nonostante quell&#8217;insegnante giovane e carina convinta che gli ebrei avessero la coda sotto i pantaloni) più che lo sconforto e il disanimo a fare del protagonista un uomo sicuro di ciò che vuole e pronto ad affrontare il futuro che lo aspetta dopo il terrore della guerra.</p>
<p>Per chiudere, una piccola curiosità. Ho notato che la storia ospita un paio di personaggi “importanti”, i cui nomi vengono quasi sussurrati, senza nessuna enfasi particolare: Arnoldo Foà, la cui voce viene riconosciuta dal padre di Cesare come quella di un suo cugino; e Giorgio Bassani, insegnante  di italiano di Cesare&#8230; A proposito: ricordate Il giardino dei Finzi Contini?</p>
<p>Titolo: Il giorno che cambiò la mia vita<br />
Autore: Cesare Moisè Finzi<br />
Casa editrice: Topipittori<br />
Sito web: <a href="http://www.topipittori.it" target="_blank">www.topipittori.it</a><br />
ISBN: 987-88-89210-45-1<br />
Prezzo: 10 €<br />
Anno: 2009<br />
Genere: Autobiografia</p>
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