Recensione: Senza TV, di Guillaume Guéraud
Posted By Fabio Callipo | September 1, 2011
“E vedo immagini gigantesche. E vedo una città in fiamme e dei topi in gabbia. Vedo colori scintillanti e il fascio di luce del proiettore che buca il buio e le ombre che strisciano sullo schermo. Vedo cavalli che sollevano la polvere e vedo gente che si bacia e vedo delle ragazze che ballano nude e vedo delle facce spaventate nella folla. Vedo cose che non ho mai visto e mi sembra di essere l’unico a vederle e vedo cose che sono sicuro non rivedrò mai più. Vedo dei miracoli”.
[…]
“Certo non capisco molto dei film, però ricordo tante cose!
Forse si ricordano meglio le cose che non si capiscono.
Ricordo benissimo gli sputi rossi in quei fazzoletti bianchi.
Come ricordo quel topo bianco dagli occhi rossi.
Il topo è solo nella sua gabbia e trema e penso che sia pazzo.
Ho otto anni quando vedo Mon oncle d’Amérique. Ma gli occhi rossi di quel topo saranno ancora dentro la mia testa quando ne avrò dieci, dodici, quindici, venti, trentasette anni, cinquanta, anche sessantacinque.
Vedrò ancora quel topo tremare ogni volta che mi faranno del male. E ogni volta che farò del male.
E non ringrazierò mai abbastanza mia madre per avermi portato a vedere quel film incomprensibile per un ragazzino com’ero”.
Guillaume Guéraud vive nei sobborghi di Bordeaux.
La madre, segretaria, e lo zio, operaio e attivo sindacalista, lo crescono segnato da due pesanti assenze: il padre, ma soprattutto la televisione.
I suoi coetanei sono incomprensibili. Parlano di praterie sconfinate, di magli e alabarde, di un giovane americano e il suo fiume e di altro ancora. Una lingua sconosciuta, racconti straordinari di un mondo lontano. Solo Guillaume non ne sapeva niente.
La televisione va bene per quei vecchi che non sanno più che farsene della vita, o La televisione fa venire gli occhi storti, diceva la madre; Se guardi la televisione diventi un coglione, aggiungeva lo zio.
Scuse sciocche, per le orecchie di un ragazzino delle elementari.
E il desiderio di poterla guardare – maledizione! – così da poter parlare con amici e compagni di scuola di telefilm e cartoni animati, integrarsi in un mondo dal quale si sentiva emarginato, un soggetto strambo da compatire.
Ferma nelle sue convinzioni, la madre non compra, ne mai lo farà, un televisore, ma affida speranzosa il figlio alla sua grande passione: il cinema.
Senza TV è la storia di un’adolescenza segnata da Chaplin, Rossellini, De Sica, Fellini, Leone, Kurosawa, Spielberg, Craven, Coppola e molti altri grandi registi, autori di film che hanno cresciuto Guillaume in una dimensione parallela alla vera vita di una degradata periferia.
Film orribili, selvaggi, di denuncia, anticonformisti, violenti, si contrappongono allo squallore del mondo circostante. Guillaume apprende la realtà a poco a poco, scoprendone i suoi lati più malsani, che sprofondano quelli che erano bambini in abissi di violenza e illegalità e gli ideali in disillusioni.
Il cinema chiude sì Guéraud in una scorza dura e quasi impenetrabile, ma gli salva la vita.
Il libro è l’autobiografia della vita di Guillaume e ripercorre le tappe cinematografiche che l’hanno segnata.
I capitoli sono brevi e incalzanti. L’età del protagonista avanza dagli otto ai quattordici anni con rapidi balzi, ma l’atmosfera all’interno del cinema è come se fosse immota, senza un tempo definito.
All’esterno, gli anni si susseguono, un presidente è eletto per poi concludere il suo mandato, ma dinanzi al grande schermo, fra le mura rovinate e gli interni decadenti, scorrono le pellicole che hanno segnato la storia della cinematografia mondiale.
Gli orologi si fermano. È il proiettore a scandire il tempo, ventiquattro volte ogni secondo.
La scrittura è semplice e immediata, ma non banale. Lo stile è dapprima innocente, ma muta con l’età di Guéraud, divenendo più forte, volgare e diretto.
La televisione è massacrata, ridotta – forse non a torto – a uno strumento dannoso, ammaliante, privo di valori e riduttivo per l’arte del cinema. Il piccolo schermo da salotto non mostra che un pallido riflesso della grandezza proposta da quello immenso colpito dai raggi del proiettore.
Voler racchiudere un grande film in un televisore è come concentrare un’aurora boreale in un fuoco d’artificio. Il risultato sarebbe più che misero.
Guillaume Guéraud ha saputo concentrare tante emozioni in poche pagine.
Per gli amanti del cinema, sarà piacevole confrontare le proprie impressioni con quelle del protagonista. Per i meno esperti – come il sottoscritto – è l’occasione per conoscere qualcosa di un mondo tanto vasto qual è quello della cinematografia.
Titolo: Senza TV
Autore: Guillaume Guéraud
Casa editrice: Topipittori
Sito: www.topipittori.it
Anno di pubblicazione: 2010
ISBN: 978 88 89210 60 4
Pagine: 91
Prezzo: 10,00 €






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