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Intervista a Rita Charbonnier

Posted By | September 14, 2011

Nuova intervista che ho fatto per la rassegna pavese Leggevamo Quattro Libri al Bar, questa volta ho scambiato due parole con Rita Charbonnier, attrice e scrittrice.

A.A.: Ciao Rita, piacere di conoscerti.

R.C.: Piacere mio, di conoscere te e i vostri lettori.

A.A.: Il tuo ultimo romanzo, pubblicato da Piemme edizioni, è “Le due vite di Elsa”. Ce ne vuoi parlare?

R.C.: La protagonista è una ragazza di vent’anni che vive a Roma nel 1931, quindi in piena era fascista. Oppressa da restrizioni sociali e familiari, non riesce a essere se stessa e a tratti non riesce nemmeno a esprimersi con le parole. Nella speranza che superi la balbuzie, il padre decide di farla recitare in teatro: l’incontro con il personaggio che interpreta, quello di Anita Garibaldi, è per Elsa l’inizio di un percorso di scoperta delle parti di sé nascoste e sopite.

A.A.: Rita Charbonnier non nasce come scrittrice ma, piuttosto, come attrice. Raccontaci la tua esperienza, e gli incontri che hanno lasciato il segno.

R.C.: Sono stati tanti… ho debuttato con Lucia Poli, ho lavorato con il Teatro della Tosse di Genova, con La Contrada di Trieste e con il Teatro Stabile dell’Aquila; ho fatto la coreuta nei teatri della Magna Grecia, ho lavorato negli spettacolini del sottobosco teatrale romano e ho interpretato ruoli primari nella commedia musicale in grandi teatri; sono stata diretta da Antonio Calenda, Aldo Trionfo, Tonino Conte… e infine ho lavorato con Nino Manfredi, un artista grandissimo, come sappiamo tutti, spesso paragonato a Sordi al quale secondo me era superiore, per la capacità che aveva di rappresentare amorevolmente la piccola anima misera che c’è in ognuno di noi.

A.A.: Alla scrittura, invece, come ti sei avvicinata?

R.C.: Recitare mi appagava fino a un certo punto; mi sono in realtà trovata a farlo quasi per errore, perché immaginavo piuttosto di scrivere drammi e fare la regista. Ma con il passare del tempo la sensazione che alla mia attività creativa mancasse un completamento decisivo si faceva sempre più intensa. Iniziai a scrivere per giornali e riviste, soprattutto di teatro, e diventai giornalista pubblicista; iniziai quindi a scrivere sceneggiature. Il mio primo romanzo, “La sorella di Mozart”, è l’evoluzione di un soggetto cinematografico con il quale vinsi un premio europeo nel 2003.

A.A.: C’è un motivo per cui le protagoniste dei tuoi romanzi sono sempre donne?

R.C.: Non è una cosa che decido aprioristicamente; mi viene naturale, mi sembra quasi un’ovvietà mettere al centro delle mie narrazioni delle figure femminili. Il ruolo delle donne, a livello familiare e sociale, è un mio interesse primario fin da quando ero ragazzina e leggevo Simone de Beauvoir.
Ma non è detto che sarà così per sempre; un giorno potrei sentirmi attratta dalla possibilità di creare un protagonista maschio. Tanti scrittori hanno creato magnifiche eroine, perché noi no?

A.A.: Anche la musica ha un posto di rilievo nella tua vita.

R.C.: Sì, certo. A casa ho un pianoforte e anche se non suono tutti i giorni non credo che potrei vivere in un appartamento nel quale non ci sia un piano. Di recente, poi, ho ideato una modalità particolare di presentare il mio ultimo romanzo: quella del “reading musicale”, un piccolo spettacolo nel corso del quale canto, accompagnandomi, le canzoni citate nel testo.

A.A.: Quest’anno sarai nostra ospite in occasione della rassegna Leggevamo Quattro Libri al Bar (n.d.r.: 19 – 25 settembre 2011, a Pavia e in tutta Italia). Hai un ricordo da raccontarci legato al mondo dei bar?

R.C.: Posso dirti che dalle parti di casa mia, a Roma, c’è un bar nel quale mi ritrovo a entrare ogni giorno anche più di una volta, per una ragione o per l’altra. Mi piacciono molto i bar quando hanno un’aria “da paese”, quando riescono a diventare il punto di ritrovo di una piccola comunità. Ma mi piacciono anche i bar sconosciuti, in luoghi o città lontane, nei quali non c’è nessuno che conosco: allora mi accomodo in un angolo e mi accingo, senza parere, a osservare le persone, a immaginare le loro storie.

A.A.: Consigliaci cinque libri, scritti da donne, che ritieni dei must.

R.C.: Visto che prima citavo Simone de Beauvoir partirei con “Una donna spezzata”; poi naturalmente “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg; “La Storia” di Elsa Morante, che più che un libro è un cuore che pulsa nelle mani del lettore; spostando un poco l’asse, “Dove siete stati di notte?” di Clarice Lispector, un ingresso in un mondo stupefacente e traboccante di ispirazione; e concluderei con Oriana Fallaci, che negli ultimi anni della sua vita ha assunto posizioni discutibili, ma è stata una grande giornalista e scriveva come una dea: “Lettera a un bambino mai nato”.

A.A.: I tuoi progetti per il futuro?

R.C.: Sto lavorando a un nuovo libro che non so neanche se definire romanzo, perché attingerà a esperienze vissute; di certo l’ambientazione non sarà storica. Non posso dire molto di più perché sono ancora agli inizi… magari ci risentiamo più in là, che ne dici?

A.A.: Mi farebbe piacere! Grazie per la disponibilità e a presto.

R.C.: Grazie a te per le belle domande.

Intervista pubblicata su www.vivereconlentezza.it


About The Author

Aurora Alicino nasce nel 1979 a Pavia. Consulente informatico e giornalista pubblicista, ha collaborato negli anni con alcune realtà editoriali. Da febbraio 2008 entra in contatto con Edizioni XII in qualità di lettrice, editor e correttrice di bozze, oltre a occuparsi del montaggio audio video dei booktrailer e di lavori multimediali. Nel novembre 2010, sempre in Edizioni XII, entra a far parte della Redazione con il ruolo di Web Supervisor.

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