Intervista a Claudio Vergnani
Posted By Aurora Alicino | September 24, 2011
Ho intervistato con molto piacere Claudio Vergnani, autore della trilogia vampirica iniziata con Il 18° vampiro, Gargoyle Books editore.
A.A.: Claudio, benvenuto su Message in a Book! Sono particolarmente lieta di averti qui perché la tua intervista è la prima – non su commissione – che faccio da circa un anno a questa parte.
C.V.: E ti ringrazio per questo. È un grande complimento il tuo.
A.A.: Le tue storie sono ambientate a Modena, città che non si scopre vampiresca solo oggi, vero?
C.V.: Parti subito con una domanda che si rivela difficile. Sono costretto a rimandare proprio alla lettura de L’ora più buia. In ogni caso no, per quanto ai più possa sembrare sorprendente, Modena ha solide tradizioni occulte in generale e vampiriche nello specifico. Oggi è ricordata, purtroppo, solo per i tortellini, la Ferrari e Pavarotti. Ma è un’altra cosa, credetemi.
A.A.: Interessante, dovrò venire a visitarla un giorno o l’altro…
Claudio l’autore e Claudio il protagonista narratore. Ho giocato un po’ su questa “ambiguità” nella recensione che ho scritto per Il 36° Giusto. Sai già dove voglio andare a parare… quanto vi assomigliate tu e il tuo omonimo?
C.V.: Scrivendo, trovo più semplice descrivere ciò che conosco bene, luoghi, situazioni ed esperienze così come personaggi. Come ho detto in altre occasioni, questi ultimi sono profondamente ispirati a persone esistenti, narratore compreso. In realtà il personaggio Claudio si è un po’ discostato dal narratore Claudio. Ma non di troppo. Vogliamo bene alle stesse persone e la pensiamo allo stesso modo. Forse il primo è più onesto nelle descrizioni di sé stesso, ma visto che in fondo descrive me, la differenza non è poi troppa.
A.A.: Vergy, ormai te l’han ripetuto fino alla nausea, è il personaggio che maggiormente scatena fantasia e curiosità. Merito della particolare caratterizzazione, senza dubbio. Ne Il 36° Giusto lo scopriamo persino innamorato e romantico…
C.V.: Vergy (nome ovviamente di fantasia) è ispirato a un ex commilitone dei tempi del Libano, strampalato personaggio in grado di unire una schietta violenza a sfumature quasi poetiche. Un ibrido tra un uomo d’azione tutto fegato e muscoli, un pensatore acuto e salace e uno scanzonato romantico. Aveva il coraggio di distinguere senza tante balle tra buoni e cattivi, e sapeva che i buoni sono spesso troppo passivi. Una mosca bianca. Impossibile non utilizzarlo letterariamente.
A.A.: Ho notato che i nostri (anti)eroi danno sempre un nome ai vampiri che incontrano. Strategia per esorcizzare la paura?
C.V.: Be’, quello in effetti è un vezzo mio. Un’abitudine nata, come giustamente osservi tu, per sdrammatizzare ed esorcizzare le paure. È uno dei motivi, ad esempio, per cui Hitler veniva definito “Baffetto” e Stalin “Baffone”. Rimarranno ugualmente due spauracchi, ma in qualche modo, prendendoli in giro, ne ridimensioneremo almeno la prosopopea e quell’aura drammatica che ci incute rispetto, oltre che timore. Togliere a un mostro la sua seriosità è il primo passo per abbatterlo. E poi, sdrammatizzare ridendo, ci insegna Platone, ci differenzia dagli animali.
A.A.: La scelta di suddividere il secondo romanzo in una serie di episodi – tra l’altro non equilibrati in lunghezza – è stata rischiosa, non trovi? Come l’hanno presa i tuoi lettori?
C.V.: Credo l’abbiano presa bene. L’ultima cosa che volevo era offrire una minestra riscaldata a chi aveva avuto la generosità di spendere i propri soldini per acquistare un mio libro. Credo che tutto ciò sia apparso evidente. Ho scelto soluzioni narrative e stilistiche differenti (che personalmente trovo più interessanti e innovative rispetto a quelle, per esempio, de Il 18° vampiro). Poi, se avessi voluto semplicemente tentare la via del successo economico a tutti i costi, avrei battuto quella solita, romanzo pseudo storico + investigatore (magari monaco ficcanaso) + segreto legato alla Bibbia (magari Gesù che era in realtà il fratello di Giuda, fratello della regina di Saba e lo zio di Barabba) e il papa che conosce il segreto e lo vuole tenere nascosto sguinzagliando torme di sicari fuori di testa. Qualcosa così, insomma.
Ma volevo provare altre strade. Usare il genere per uscire dal genere.
A.A.: Io mi faccio delle grasse risate leggendo certe – frequenti – uscite di Claudio, Vergy e compagnia. E tu… quanto ti diverti?
C.V.: Qualche volta anche io. Era il nostro linguaggio quando eravamo insieme sotto le armi. E con Gabriele è ancora così.
A.A.: Di’ la verità, sei un giocatore di ruolo… E, soprattutto, è davvero così grande il cimitero monumentale di Modena?
C.V.: No, in verità non sono un giocatore di ruolo… Anche se diversi buoni amici miei lo sono. Il cimitero di Modena era così grande all’epoca in cui fu concepito, ma lo hanno in buona parte ridotto quando la città ha cominciato ad assediarlo e inglobarlo. Qualcosa però, nella parte più antica, è rimasta. Per chi fosse interessato, ho pubblicato delle foto sul mio profilo FB.
A.A.: Ho letto che c’è in circolazione un booktrailer de Il 18° vampiro. Parlamene un po’ e, soprattutto, mi lasci il link?
C.V.: In realtà il booktrailer non esiste più. Paradossalmente era venuto così bene che i curatori hanno deciso – e io ero d’accordo con loro – di allungarlo, cambiare la storia e farne un corto di diverso soggetto.
A.A.: È appena uscito L’ora più buia, ultimo capitolo della trilogia, e non vedo l’ora – appunto – di leggerlo. Senti la pressione dell’aspettativa che hai creato nei lettori?
C.V.: No. Provo solo gratitudine. Comunque vada i miei lettori posso solo ringraziarli. E poi sono piuttosto sicuro che il romanzo li soddisferà. Anche certe scelte stilistiche e narrative de Il 36° Giusto – conclusa la trilogia – appariranno lampanti. L’ora più buia chiude un cerchio utilizzando da un lato elementi nuovi, e dall’altro riallacciandosi ad altri che erano piaciuti ne Il 18° vampiro, e ancora una volta il “genere” horror è solo un pretesto per dire altro senza prendersi troppo sul serio.
A.A.: E adesso, cosa bolle in pentola?
C.V.: Ho un paio di progetti, non necessariamente horror. Vedremo … Alla peggio verrò rivalutato postumo.
A.A.: Ha ha ha! Beh, ti auguro di non dover tornare in (non)vita come certe personcine putrefatte e maleodoranti dei tuoi libri…
Grazie per la disponibilità e a presto!
C.V.: Be’, grazie a te. Se non fossi disponibile con le persone gentili e competenti che mi onorano dandomi spazio – per dirla alla Vergy – sarei proprio un coglione…






Intervista interessante. Bravi.
Grazie!
Bel lavoro Aurora, complimenti a tutti e due:-)
Grazie, Ferru!
Claudio è un grandissimo
Vero
Gran bella Intervista. Claudio sei grande! ^^