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Novità Gargoyle narrativa di primavera

Posted By | June 3, 2011

Schede libro a cura di: www.gargoylebooks.it

Dal 1° giugno 2011 libreria
La festa di Orfeo
di Javier Márquez Sánchez
il primo horror spagnolo targato Gargoyle
Traduzione di Giancarlo De Crescenzo
Prefazione di Franco Pezzini e Angelica Tintori

Un delitto dantesco, un sagace investigatore, un attore impegnato a imparare cosa sia la paura e una pellicola maledetta, causa di morte e devastazione.
Un romanzo denso di humour nero, passione cinefila e mistero

Il libro

1956: l’Inghilterra è sconvolta dalla raccapricciante strage di Longtown, avvenuta alla frontiera scozzese. Centinaia di bambini sono stati uccisi selvaggiamente: i loro corpi – violati e mutilati come a osservare un macabro e arcano rituale – sono stati trovati carbonizzati e aggrovigliati in un’aberrante piramide umana, rinvenuta nella chiesa del villaggio. Era qui che i piccoli si erano riuniti per vedere la proiezione di un film su invito del parroco locale, anch’esso assassinato. Il Governo dispiega tutte le sue forze in pompa magna: l’Esercito, teso ad assicurare il massimo stato di protezione agli abitanti della contea, gli esperti scientifici, impegnati a fare ogni tipo di rilievo, e naturalmente gli agenti di Scotland Yard, pronti a imbastire un’indagine a 360°. Chiamati a occuparsi del caso sono Andrew Carmichael, ispettore dal fiuto ineguagliabile per casi un po’ fuori dalla norma, e il suo assistente Harry Logan.

Nello stesso tempo, una piccola casa cinematografica, la Hammer, decide di cimentarsi nel rilancio della filmografia horror producendo un’innovativa versione a colori del Frankenstein con la regia di Terence Fisher. Ne sarà protagonista Peter Cushing: per entrare nella parte, però, è previsto che l’attore segua un peculiare apprendistato: egli dovrà essere capace di incutere realisticamente il terrore nel pubblico oramai smaliziato del secondo dopoguerra, e, per farlo, dovrà venire in contatto con le fondamenta della paura umana più ancestrale, al punto da essere in grado di attraversarla: solo in quanto capace di sostenere direttamente l’incontro col terrore, infatti, Cushing potrà essere considerato dagli spettatori interprete credibile dell’inquietante nobile scienziato. Nella sua preparazione sui generis, il popolare attore s’imbatterà in due ciceroni dalle personalità antitetiche – il professor Arthur Aberline, eminente storico, esperto di aspetti antropologici e religiosi, e lord Sherrinford Meinster, demonologo e collezionista spasmodico di tutto ciò che è legato al Maligno – e finirà coinvolto, suo malgrado, nell’inchiesta – frattanto spostatasi a Londra, scenario di altri delitti – condotta dai poliziotti Carmichael e Logan; inchiesta che porta a una misteriosa pellicola risalente agli anni del Cinema muto, intitolata La fête du Monsieur Orphée.

www.lafiestadeorfeo.wordpress.com

L’autore

Nato a Siviglia nel 1978, Javier Márquez Sánchez è scrittore, giornalista e grande esperto di musica rock. Ha pubblicato alcuni saggi dedicati a Bruce Springsteen, Neil Young, Simon & Garfunkel, ed Elvis Priesley. Attualmente è vicedirettore della rivista Cambio 16 e collabora con varie altre testate.
La festa di Orfeo è il suo primo romanzo, omaggio all’horror britannico degli anni Sessanta, al Giallo classico e alla passione per il cinema.

www.javiermarquezsanchez.com

Da La festa di Orfeo:

«Molto bene». Carmichael si alzò e prese a camminare avanti e indietro nello studio. «Lasciamo stare il passato e concentriamoci sul presente. Dimentichiamoci anche dei poteri supposti di quella pellicola e degli effetti che potrebbe avere. Arthur, dimmi, che attrattiva potrebbe esercitare su degli squilibrati con credenze sataniche?»

«Che attrattiva potrebbe esercitare su un cattolico fondamentalista il calice dell’Ultima Cena? Anzi, ancor di più: cosa sarebbe disposto a fare il Vaticano per un documento scritto da Gesù di Nazareth in persona?»

«Santo Cielo!»

«Fai bene a rivolgerti in alto, ne avrai bisogno. Tieni conto che stiamo parlando dell’opera maestra di Satana, della sintesi della sua conoscenza, della chiave d’entrata al suo regno. Aggiungi pure che – dato che nel sottrarre la pellicola a Boulanger, Whittington la rubava in un qualche modo a Satana in persona – chi dovesse recuperarla ascenderà automaticamente al ruolo di principe tra gli eletti».

Dalla prefazione “Nuovo cinema Inferno”:

C’è però un terzo “tavolo” su cui Javier Márquez Sánchez conduce il suo gioco allegro: ed è quello, se così si può dire, di una peculiare ibericità. Qualcosa che non riguarda soltanto il rapporto con il cinema – anche se il richiamo alla grande tradizione horror spagnola s’impone [.]. Con un fantastico fortemente condizionato dall’eredità cattolica, da una storia pregressa [.] e da una vocazione persino più popolare, “ingenua” e aperta all’exploitation rispetto alle parallele esperienze anglosassoni, francofone o italiche. E per contro capace di elaborare la forte attrazione verso i modelli stranieri quale stimolo a rileggerli creativamente, con risultati di grande originalità.

Dati tecnici del volume:
Collana: Nuovi Incubi
Prezzo: 17,00 euro, brossura
Pagg.: 292
ISBN: 978-88-89541-56-2

***

Dal 16 marzo 2011 in libreria
la prima traduzione italiana di
VENDETTA!
di Marie Corelli, la regina dei bestseller vittoriani
Traduzione di Monica Meloni
Con una postfazione di Carlo Pagetti

La distruzione di un’illusione non è forse peggiore dell’illusione stessa?

Il libro.

Nel 1884 la città di Napoli è sotto la morsa dell’epidemia di colera, l’aristocratico Fabio Romani si ammala accidentalmente e, creduto morto, viene frettolosamente tumulato nella cripta di famiglia. Ma il conte è vivo e, ridestatosi, riesce a fuggire dal lugubre luogo grazie alla forza della disperazione. Tornato a casa dalla moglie, la bellissima Nina, e dal suo migliore amico, il pittore dilettante Guido Ferrari, scopre una verità che mai avrebbe voluto conoscere, decidendo così di cambiare identità e di attuare una terribile nemesi.

Vendetta! (1886) costituisce assieme a Wormwood (1890) e a Ziska (1897) la trilogia più marcatamente gotico-terrifica di Marie Corelli, scrittrice di enorme versatilità che si cimentò con diversi filoni – dal fantascientifico-esoterico (la trilogia The Romance of Two Words, 1886, Thelma, 1887, God’s Goog Man, 1904) al mistico e al fantastico. Il romanzo si presenta, da un lato, come una confessione del protagonista della storia, il conte Fabio Romani, dall’altro come una sua invettiva. Nella confessione, il conte, che è anche l’io narrante, si mette a nudo davanti al lettore in un faccia a faccia che, seppur cinico e beffardo, non sfugge al dolore provocato proprio della disillusione: i crimini di cui si è macchiato sono stati conseguenti a una vendetta resasi inevitabile per poter recuperare il rispetto di sé e ripristinare un senso di giustizia altrimenti per sempre perduto. Nell’invettiva, Fabio si scaglia contro l’umanità, in generale, e contro le donne, in particolare; in quest’apparente misoginia, è come se la Corelli intendesse porre una distanzia tra sé e il suo sesso non investigando il femminile nel profondo ma semplicemente oggettivandolo a mera causa di riprovazione. L’autrice avvinghia il lettore alla pagina attraverso una narrazione che, se non si sviluppa come un vero e proprio thriller, certo tracima suspense fino alla fine, rivelando un impianto solidissimo per qualità della messinscena – mirabili le rappresentazioni di massa quali gli assiepamenti dei popolani “canterini”, i convivi, i duelli – e per emblematicità degli attori: da una parte Fabio, inizialmente ingenuo e mite poi in preda a una freddezza spietata, dall’altra Guido, baldanzoso gaudente e cialtrone, in mezzo Nina, “malafemmina d’antan” dalla frivolezza crudele. Romanzo nero, dunque? Sì, ma anche feuilleton – con ascese e disgrazie, agnizioni, amori infelici, intrighi e tradimenti – e melodramma, solcato da conflitti insanabili che sottendono universi di valore contrapposti, e punteggiato costantemente da una deprecatio temporum affatto scontata nelle argomentazioni.

L’autrice.

Nata dall’unione illegittima tra Elizabeth Mills e il giornalista scozzese Charles Mackay, conosciuto anche come poeta e autore di canzoni, poco più che trentenne Mary Mackay (Londra 1855 – Stratford-on-Avon1924) si creò una nuova identità trasformandosi in “Marie Corelli”, figlia di un fantomatico conte italiano. Per incrementare il mistero attorno al suo nuovo personaggio – tra i più eccentrici dell’Inghilterra a cavallo tra XIX e XX secolo -, la scrittrice si lasciò fotografare raramente, parlando sempre di sé come una “bionda bellezza italiana”. La sua strepitosa avventura letteraria ed editoriale ha inizio con i romanzi The Romance of Two Words e Vendetta – The Story of One Forgotten, entrambi del 1886; complessivamente la Corelli pubblicò 31 titoli, di cui il più popolare, The Sorrows of Satana (1895), alla sua morte, aveva raggiunto le 60 ristampe, ispirando l’omonimo film di David W. Griffith, nel 1926. Di lì a un ventennio Marie Corelli arrivò a vendere anche 100.000 copie l’anno, diventando la regina dei bestseller d’epoca tardo-vittoriana ed edoardiana, superando in popolarità autori del calibro di H. G. Wells e Arthur Conan Doyle, e attirandosi vigorose invidie e antipatie, come quelle di Joseph Conrad e di Mark Twain. Oltre a essere apprezzata dai reali inglesi, in primis dalla regina Vittoria, ammiratrici della Corelli furono anche Margherita di Savoia e l’imperatrice Elisabetta d’Austria; l’impressionante numero di lettori dell’autrice londinese era formato però anche da esponenti della nobiltà colta (il poeta Alfred Tennyson), della classe politica (W. E. Gladstone, Randolph Churchill) e del clero – le sue opere, sovente in linea con il conformismo religioso dell’epoca, venivano citate nei sermoni domenicali -, nonché da operai, commesse e soldati al fronte, questi ultimi la ringraziavano per lettera del ristoro ottenuto con i suoi romanzi. Il successo di Marie Corelli travalicava i confini del Regno Unito, giacché i suoi romanzi erano conosciuti anche nel resto d’Europa, e nelle colonie inglesi.

Dal 1920 i libri della Corelli cominciarono a apparire datati, e la sua fama ad appannarsi. Dalla critica (eccezion fatta per Rebecca West e Leonard Woolf) non ricevette alcun sostegno in quanto le fu sempre avversa, rimproverandole la convenzionalità dei temi affrontati – le grandi questioni in auge nella sua epoca come il rapporto tra fede e scienza, lo spiritualismo, la trascendenza -, la primitività degli ingredienti che rimpolpavano le sue trame – sentimentalismo sanguigno e passioni incendiarie – e l’ampollosità dello stile.

Da poco più di un decennio l’accademia ha cominciato a occuparsi della scrittrice, all’insegna di un approccio critico rigorosamente argomentato e contestualizzato, privo dei tanti pregiudizi che hanno gravato per troppo tempo sulla sua opera. A dispetto delle critiche ricevute a profusione dai suoi contemporanei, il contributo della Corelli viene adesso ritenuto a ragione fondamentale per capire i valori letterari, l’egemonia di classe, i conflitti di genere che caratterizzarono la cultura europea alla fine dell’Ottocento, sullo sfondo di un mercato editoriale in continuo mutamento.

Marie Corelli non si sposò mai: «Non mi sono mai sposata perché non ce n’è stato bisogno. Ho tre animali in casa che si comportano come un marito: un cane che ringhia ogni mattina, un pappagallo che dice parolacce tutto il pomeriggio e un gatto che rientra tardi la sera». Durante la sua istruzione parigina, la scrittrice conobbe Bertha Vyver, maggiore di un anno. Poco più che ventenni, le due amiche andarono a vivere insieme, restando unite fino alla morte di Mary, che lasciò a Bertha tutti i suoi beni. Sebbene la Corelli non si dichiarò mai lesbica, biografi e critici hanno più volte rilevato come, nei suoi romanzi, le descrizioni della bellezza femminile suggerissero un trasporto quasi sensuale, e come l’amore eterosessuale fosse spesso tratteggiato quale sentimento dagli aspetti patologici. Marie e Bertha sono sepolte vicine a Stratford-on-Avon, dove vissero sin dal 1901 risiedendo nella suggestiva “Mason Croft” – acquistata dalla scrittrice all’apice della sua popolarità – che rimase l’abitazione della Vyver fino alla sua morte avvenuta nel 1942, e che adesso è la sede dell’Istituto degli studi shakespeariani dell’Università di Birmingham.

Nella città del celebre drammaturgo, la Corelli (che era ricca come una rock star di oggi) contribuì al restauro delle bellissime palazzine dei secoli XVI e XVII dalle facciate caratteristiche, salvandole dalla demolizione e guadagnandosi la fiducia di gran parte della popolazione (non tutti gli abitanti guardarono la sua venuta con favore, preoccupati che la presenza di quella che era la scrittrice più famosa del momento potesse offuscare la fama del Bardo).

A “Mason Croft”, Marie riceveva moltissimo, accogliendo ospiti illustri come le attrici Sarah Bernhardt e Ellen Terry, le cantanti Adelina Patti, Clara Butt e Ada Crossley, la scrittrice Florence Barclay, la poetessa Ella Wheeler Wilcox, il pittore Francis Benson, Mark Twain, nonché dignitari e politici stranieri provenienti dal Sud Africa, dall’Australia e dagli Stati Uniti.

La scrittrice soleva uscire, adornata di rose, per delle escursioni sul fiume Avon in gondola. La gondola (pare munita anche di gondoliere) la Corelli se l’era fatta portare da Venezia, per replicare l’atmosfera della città italiana, fonte per lei di inesauribile fascinazione.

Sul sito web dedicato www.mariecorelli.org, aperto nel 2004, è possibile trovare un interessante repertorio bio-bibliografico, corredato di ritratti e foto delle edizioni originali.

Da Vendetta!:

«[.] che cos’è l’immoralità, dopotutto? Nient’altro che una questione di opinioni. Prendete quello stereotipo di virtù che è la fedeltà coniugale. Dopotutto, a che cosa serve? A che cosa porta? Perché un uomo dovrebbe essere legato a una sola donna, quando ha abbastanza amore da poterne soddisfare venti? La graziosa ed esile ragazza che ha scelto come compagna nell’impulsività della giovinezza potrebbe essere diventata un orrore di donna, grassa, volgare e rubiconda, quando lui avrà raggiunto la piena virilità; eppure, finché lei è viva, la legge sostiene che l’alta marea della passione debba scorrere sempre nella stessa direzione, sempre sulla stessa spiaggia tediosa, piatta e inutile! La legge è assurda, ma esiste e, come naturale conseguenza, noi la infrangiamo. La società finge di essere inorridita quando lo facciamo, sì, lo so; ma è tutta una farsa».

Dalla postfazione “Un carnevale di morte: il melodramma napoletano di Marie Corelli”:

Si può dire che Marie Corelli dia un nuovo significato al termine “romanzo popolare” e che ancora oggi, magari senza accorgersene, molte scrittrici britanniche – e non solo britanniche – si ispirino alla sua figura istrionica e al suo gusto per lo spettacolo a tinte forti, in cui confluiscono – come succede in Vendetta! – la magniloquenza del melodramma ottocentesco, le ambientazioni italiane legate a una tradizione letteraria che si estende in Inghilterra dal teatro elisabettiano al gotico settecentesco, la retorica di una prosa che rielabora lo scenario di un mondo contemporaneo, dove la violenza estrema delle passioni, lo splendore della ricchezza più sfrenata, il crollo apocalittico dei valori morali, sembrano disintegrare qualsiasi presupposto ideologico o discorso estetico.

Hanno detto:

Cancellata dalle storie della letteratura, Marie Corelli è stata riscoperta dai cultural studies, e ricollocata tra gli autori del gotico post-romantico, tra i popolari romanzieri tardo-vittoriani Haggard e Conan Doyle, tra gli inventori della fantascienza e del “sovrannaturale”. Qualcuno oggi la paragona a J. K. Rowling e a Stephanie Meyer: cent’anni dopo gli effimeri trionfi di Marie Corelli, sono ancora le donne a intercettare i sogni segreti dei lettori e ad appagarli. Nessuno le considera vere scrittrici. Eppure.
Melania Mazzucco – La Repubblica

Anche se è abitudine deriderla, trovo i suoi libri affascinanti e assolutamente coinvolgenti.
Henry Miller

Una fata che scuote il mondo, con una bacchetta magica intrisa d’inchiostro.
Robert Hitchens

Dati tecnici del volume:
Pagg.: 345, brossura
Prezzo: 15,00 euro
ISBN: 978-88-89541-55-8

Fonte: www.gargoylebooks.it


About The Author

Aurora Alicino nasce nel 1979 a Pavia. Consulente informatico e giornalista pubblicista, ha collaborato negli anni con alcune realtà editoriali. Da febbraio 2008 entra in contatto con Edizioni XII in qualità di lettrice, editor e correttrice di bozze, oltre a occuparsi del montaggio audio video dei booktrailer e di lavori multimediali. Nel novembre 2010, sempre in Edizioni XII, entra a far parte della Redazione con il ruolo di Web Supervisor.

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