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Partita con la Morte (Gialla)

Posted By | January 16, 2011

Liberarci di tutti quei Gialli attorno alla casa non è stato semplice. La temperatura si era alzata sensibilmente, ma faceva comunque freddo, quindi contavamo nella loro lentezza di riflessi. Siamo usciti io, Gionata, Stefano e Claudio, armati solo di coltelli, un’accetta e il mio arco: armi bianche, silenziose come i nostri passi, letali come l’odio che l’istinto di sopravvivenza ci fa montare dentro. Il piano era affrontare in un corpo a corpo quelli isolati e colpire a distanza quelli in gruppetti, in modo da ridurne il numero e magari disperderli.

Era filato tutto liscio, finché Claudio non è stato sopraffatto da un corpulento itterico più sveglio degli altri. Occhi rossi che guizzavano come carboni ardenti e schiuma alla bocca, si è gettato di peso sul nostro compagno, inchiodandolo senza fiato al terreno e mordendolo prima di ricevere la coltellata che avrebbe dovuto mandarlo all’altro mondo. Stefano stava per lanciarsi in suo soccorso quando Gionata gli ha tirato un cazzotto mandandolo a sedersi nella polvere. Ringhiava come un cane rabbioso. Avrebbe voluto urlarglielo in faccia, credo, ma invece è riuscito a mantenere un tono basso quando gli ha detto: “Fai un altro passo e ti sgozzo. È spacciato, non tentare inutili eroismi. Lasciamo invece che quelle bestie si avvicinino e Aurora li finirà a distanza uno per uno”. Così è stato. Ma per primo ho ucciso Claudio, non potevo sopportare un attimo di più le sue grida, che già avevano attirato gli altri antropofagi, e temevo ne arrivassero ulteriori da tutto il circondario. Stefano è rimasto per tutto il tempo a terra, inebetito. Non posso biasimarlo, è stato atroce osservare quel piccolo branco di sonnambuli avvicinarsi al lezzo di sangue come topi ammaestrati dal flauto magico e spintonarsi debolmente per banchettare. Io almeno ho potuto sfogare tutta la mia rabbia colpendoli uno a uno.

In quel momento ho iniziato a odiare Gionata. E a capire. Ansioso, solitario, aggressivo oltre ogni ragione, come mai era stato… Da quell’episodio ho seguito ogni suo spostamento, in casa e all’esterno, finché l’ho visto, in disparte, srotolarsi le bende dalle braccia e controllarne le ferite. I morsi.

Due giorni dopo ho fatto in modo di uscire sola con lui. Niente armi da fuoco, di nuovo. Dopo un ultimo giro di ricognizione intorno alla casa – grazie al quale abbiamo appurato di aver liberato il campo – ci siamo inoltrati nella boscaglia, per sincerarci di avere la via libera almeno nel primo tratto.

Si fidava di me. Come io mi fidavo di lui. Si fidava, quello sporco, lurido, bastardo. Per questo non ha notato che l’ho lasciato andare avanti e, con calma, ho estratto una freccia, l’ho incoccata e ho mirato. L’ho chiamato, volevo che sapesse perché, e per mano di chi, sarebbe finita la sua esistenza. Non ha avuto il tempo di emettere nemmeno un suono prima di trovarsi una freccia conficcata nella carotide. L’ho guardato morire, poi sono crollata a terra in lacrime. Non potevo permettere che si mettesse alla testa della parte del gruppo che avrebbe deciso di seguirlo. Un giorno avrebbe potuto azzannare uno di noi… magari il piccolo Mattia che lo venerava, prima che qualcuno si rendesse conto delle sue condizioni.

Ho pianto a lungo, perché avevo un debole per lui e l’ho dovuto uccidere, perché il nostro numero andava sempre restringendosi e per di più da quel momento ero sola a guidare un gruppo di disperati. Io, disperata più di tutti, costretta a tenere per me il dolore e l’angoscia. Il dubbio. La follia Gialla in attesa dentro me – e di me – come un avvoltoio. Mostrare la solita fermezza, il mio bel sorriso a rincuorare gli altri. Io, che ho forse lo stesso diritto che aveva lui di continuare a far parte del gruppo. E che un giorno potrei rivoltarmi contro di loro. Non pensavo a Sergio in quel momento, alla reazione che avrebbe avuto. Mi sono rialzata, ho recuperato la freccia e ho raccolto dei rami per onorare la mia promessa a Mattia, prima di rientrare.

La notizia della morte di Gionata – a opera di un singolo Giallo spuntato fuori dal nulla nel bosco, ho riferito – ha scosso tutti e ci ha costretti a un altro giorno di stallo. Poi siamo partiti alla volta di Milano e ci siamo arrivati in un paio di giorni senza particolari problemi. Zeno cerca di non rallentarci più di tanto, ma è vecchio e ormai stanco, di tutto.

Abbiamo trovato un casolare in una zona periferica che ci sembra tranquilla, tolti un paio di quei bastardi sonnambuli – forse i proprietari – che non abbiamo avuto difficoltà a eliminare. Sergio non ha mai perso la sua grinta, e sta tuttora giocando a fare il capo. David lo guarda con sospetto e io, che me ne sto in silenzio, guardo con sospetto lui. Non so se posso fidarmi, devo capire se era a conoscenza dell’incidente occorso a Gionata e, in quel caso, se l’ha protetto solo per amicizia o per solidarietà tra contagiati

Non abbiamo ancora deciso la nostra meta definitiva, sebbene con me e Sergio stranamente della stessa opinione non credo ci sposteremo per continuare verso nord. Siamo rimasti in sette, ed è quindi improbabile che ci divideremo ulteriormente, ma chi può dirlo… Non abbiamo ancora nemmeno un eventuale piano. Ho letto della Torre B. Mi pare una trappola per topi. Devo valutare bene la cosa prima di raccontarlo agli altri, ma non c’è molto tempo: se la storia del Progetto Rondine è vera, abbiamo meno di 3 giorni.

Devo risolvere un po’ di questioni, insomma, e riuscire a spingere il gruppo a una decisione definitiva, prima di non poter più far nulla per loro.
Non posso dimenticare di aver fatto sesso con un contagiato. Oh, come vorrei…

La situazione è questa: con ogni probabilità Gionata è stato morso durante l’attacco dei cani, il 25 dicembre. Lo stesso fottuto giorno in cui sono salita in camera sua per… dio, che idiota… per confortarlo. Stando alle informazioni che la Rete ha diffuso, “i primi sintomi della malattia si manifestano tra i sei e i sedici giorni dopo l’avvenuta infezione”. Ma prima cosa accade? L’infetto è contagioso nell’immediato o dopo alcuni giorni? Posso… posso sperare di essere ancora sana?

C’è un medico tra voi che leggete? Qualcuno che conosca la Pandemia meglio di me? Siete in grado di rassicurarmi sull’impossibilità del contagio? O di darmi conferma del fatto che io sia malata? Ho… paura. Ma qualsiasi cosa sarebbe meglio dell’incertezza. E, soprattutto, voglio essere in grado di decidere della mia vita, e di quella degli altri, prima che sia il prione a farlo.

***

Ho scritto questo racconto appositamente per l’esperimento di scrittura collettiva Survival Blog, di Alex Girola.

Le mie precedenti puntate:
Buon Natale (2015)
Giorni difficili

Altri survivalisti:
Hell (che ringrazio, sempre, per i consigli)
Matteo (non si hanno notizie di lui da molto, ormai…)
Cristina Riccione
Ferruccio
Gianluca
e Alex mcNab, ovviamente (in questa pagina, l’elenco di tutti i blogger partecipanti)


About The Author

Aurora Alicino nasce nel 1979 a Pavia. Consulente informatico e giornalista pubblicista, ha collaborato negli anni con alcune realtà editoriali. Da febbraio 2008 entra in contatto con Edizioni XII in qualità di lettrice, editor e correttrice di bozze, oltre a occuparsi del montaggio audio video dei booktrailer e di lavori multimediali. Nel novembre 2010, sempre in Edizioni XII, entra a far parte della Redazione con il ruolo di Web Supervisor.

Comments

9 Responses to “Partita con la Morte (Gialla)”

  1. Hell says:

    (off): allora, mi piacciono due momenti in particolare… quando fai la giustiziera nel bosco, che è molto, molto efficace, specie perché non gli dai il tempo di far nulla e poi il clima di sospetto reciproco che crei dopo, dove tutti studiano le mosse di tutti.
    Bello.

    ;)

  2. Aurora Alicino says:

    (off:) Grazie el,
    piace anche a me come sta venendo, se devo essere sincera. :P
    E pensare che scrivo ogni volta di getto, partendo da un’unica vaga idea, cosa che non è nelle mie abitudini. Si vede che il SB mi sta ispirando parecchio. :)

  3. Ciao Aurora,
    ti leggo da un po’ e, per fortuna, questa sera ho l’occasione di risponderti.
    Mi spiace per quello che ti è successo. E’ profondamente ingiusto, nonché terribile. Ogni altro commento può essere solo retorico e superfluo, perciò mi concentro sulle questioni pratiche.
    Non sono un medico, ma conosco piuttosto bene gli sviluppi del morbo. Il contagio, purtroppo, avviene con effetto quasi immediato dopo essere entrati in contatti con un liquido infetto (sangue, saliva o altro). Per diversi giorni i sintomi non si manifestano, poi dovresti iniziare a sentirti nervosa, ansiosa, inappetente. Questo entro 6-16 giorno dopo aver contratto il prione. La variante temporale è dettata da diverse condizioni: stato generale di salute, disponibilità di medicinali palliativi per rallentare il diffondersi del morbo. Dopo questa prima fase, seguono 15-30 giorni in cui le sensazioni di aggressività aumentano progressivamente, così come la crescente fame di sangue umano. E’ in questo stadio che la pelle inizia a diventare gialla. Ciò nonostante si è ancora coscienti e in grado di controllarsi, seppur sempre con maggiori difficoltà. Al culmine di questo processo il cambiamento è però concluso…

    Come saprai non esistono terapie. Negli anni precedenti alla fine gli scienziati ne studiavano alcune, dalla chemioterapia devastante messa a punto a Singapore, alle tossine mirate alla distruzione del prione. La speranza migliore era riposta nella ricerca genetica. So di scienziati che lavoravano a un gene che, se innestato in un contagiato, avrebbe rinconvertito i prioni in normali proteine. Tuttavia erano lontani dal completare tale cura, perciò non so se è mai stata sperimentata.

    Tieni duro. Solo questo posso dirti. E non avvicinatevi a Torre B. Non posso dirti ancora molto, ma questo posto NON è sicuro. Ci sono altre zone di Milano in cui è possibile nascondersi e temporeggiare. Sul mio blog ho dato qualche indicazione. Se hai domande specifiche, chiedi pure. Per quanto mi sarà possibile collegarmi, ti risponderò.

    (OFF): Ottimo pezzo davvero!

  4. Aurora Alicino says:

    Quindi sono spacciata…

    Farò di tutto per dare del filo da torcere a questo morbo schifoso, stanne certa.
    Devo sistemare un po’ di cose qui, e mettere il gruppo sulla strada giusta da percorrere, prima di lasciarmi andare alla malattia. Non mi avrà tanto facilmente.
    Anzi, non mi avrà del tutto. Sarò morta prima.

    Grazie per le informazioni Cristina, compresa la conferma ai miei dubbi su Torre B.
    Grazie davvero. E in bocca al lupo a voi, che davvero siete già nelle sue fauci…

    (off:) e grazie pure dalla scrivente! :D

  5. Il vampirologo che ride says:

    (Personaggio off)
    Sei riuscita a creare un ottimo clima di paranoia.La scena nel bosco è piaciuta molto anche a me,soprattutto per un certo sottofondo emotivo.
    (Personaggio on)
    Non sei in una bella situazione,forse la cosa migliore sarebbe parlarne con qualcuno.Anche perchè se sei stata infettata rischi di mettere in pericolo l’intero gruppo.Devi trovare qualcuno di cui fidarti e che possa vigilare su di te nel caso ti trasformi.

  6. Sir Winston says:

    Mi dispiace molto. Tentiamo di mantenere viva la speranza, anche se è sottile come un filo di seta…

    Io tengo sempre un ultima pallottola per la mia pistola in tasca. Un uomo ha il diritto di scegliere come andarsene da questo mondo impazzito!

    Noi stiamo tentando un’impresa un po’ folle. Stiamo per spingerci oltre le alpi, meta finale l’Inghilterra.

    Se passate le alpi perderemo i contatti in bocca al lupo!

    Ti lascio con un antico detto celtico.

    Sarà quello che gli dei vorranno!

  7. Aurora Alicino says:

    Grazie per la vostra solidarietà…

    Vampirologo, non è facile, devo rifletterci e guardarmi bene intorno. Ma ho ancora tempo a mia disposizione, so di potermi controllare ancora perfettamente.

    Sir Winston, quando leggi “dio” nelle mie righe, sappi che è solo un intercalare. Non esistono dei ai quali rivolgersi, soprattutto di questi tempi.

    (off:) Ciao e grazie a entrambi! :)

  8. Ferruccio says:

    Non sono un medico, sono un disperato come te e quindi non so nulla riguardo alla tua possibile infezione. A me non fregerebbe niente in ogni caso di essere infettato. Magari i Gialli, alla fine, sono più felici di noi.

    poff : bello , bello, mi piace e poi grazie della citazione:-))

  9. Aurora Alicino says:

    Felicità… Già. A volte, leggendo alcuni dei vostri blog, mi sono chiesta se queste sottospecie di sonnambuli possano forse provare emozioni, o almeno un lontano eco di quelle che sentivano una volta.
    Ma io non arriverò a scoprirlo.
    Non ci voglio arrivare.

    (off:) Ciao Ferruccio, grazie del commento… e prego! :)

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