La chimica degli sciamani a Pavia
Posted By Aurora Alicino | January 28, 2011
Un appuntamento suggestivo oggi, 28 gennaio alle ore 21, presso la sala Broletto a Pavia: Flora magica africana e latino-americana: la chimica degli sciamani.
I ricercatori Gabriele Caccialanza, Giovanni Vidari, Elsa Nervo dell’Università degli Studi di Pavia e Chabaco Armijos dell’Universidad Tecnica Particular de Loja, Ecuador parleranno dei loro studi sui principi attivi delle piante africane e sudamericane in uso presso gli sciamani.
Segue comunicato stampa a cura della biblioteca Bonetta di Pavia:
In molte parti del mondo l’uso della flora medicinale a fini terapeutici, così come l’interesse per le piante allucinogene, è legato allo sciamanismo primitivo di antiche popolazioni dedite soprattutto alla caccia.
Ancora oggi in molte popolazioni dell’Africa e dell’America latina gli sciamani, la cui definizione deriva dalla parola “saman” che significa “conoscere”, raggiungono uno stato di trance nel quale riescono a vedere e parlare con le divinità e gli spiriti degli antenati: il “viaggio”, indotto da sostanze psicoattive, consente loro di conoscere l’origine della malattia, causata da violazione di tabù, avversità di un dio, possessione di forze ostili, e di essere guidati verso la guarigione del malato.
E’ evidente che l’approccio della medicina occidentale sia del tutto diverso da quello dello sciamano, tarato su una visione “cosmica” della malattia: invece di ricercare nelle cause di affezione disordini fisiologici o infezioni batteriche, lo sciamano considererà come fattori scatenanti invidie, avarizia, stregonerie e malefici, delitti e violazioni dell’ordine morale del paziente o di qualche suo familiare.
Venerdì 28 gennaio, presso la Sala Broletto, sarà Chabaco Armijos a presentare i risultati della sua ricerca etnobotanica condotta nella comunità indigena Saraguro, un’etnia di nativi americani stanziata nell’Ecuador meridionale: qui le donne e gli uomini depositari delle conoscenze tradizionali che diagnosticano, trattano e curano le malattie sono chiamati “Guaritori comunitari”, e in lingua Quichua “Hampiyachakkuna” o “Yachak”.
Il sistema sanitario tradizionale dei Saraguro prevede 4 tipi di guaritori comunitari:
• WACHAKHAMPIYACHAK “PARTERA” (OSTETRICA): usa le piante medicinali per la cura delle affezioni della mamma e del neonato nei periodi di pre-parto, parto e post-parto.
• YURAKHAMPIYACHAK “HIERBATERO” (ERBORISTA): usa piante medicinali per la cura delle malattie che presentano una sintomatologia di tipo organico come il mal di testa, l’influenza, etc.
• KAKUYHAMPIYACHAK “SOBADOR” (ORTOPEDICO): usa piante medicinali per la cura delle fratture e altri fini ortopedici.
• RYKUYHAMPIYACHAK “VISIONARIO”: usa piante medicinali per la cura delle affezioni di tipo magico sovrannaturale. In questi casi vengono utilizzate specie allucinogene.
Di tutti questi, il Rykuyhampiyachak “Visionario” (vedi fotografía), usa specie psicoattive come il cactus “San Pedro” (Trichocereus pachanoi) che si prepara per decotto e serve per mettere in comunicazione l’uomo con gli elementi soprannaturali; gli “Wamingas”, piante della famiglia delle Lycopodaceae, che si macerano in alcol e sono inalate o bevute a seconda degli obiettivi del visionario.
Queste ed altre informazioni sono parte del lavoro di Dottorato dal titolo “Etnobotanica, ecologia e metaboliti secondari di specie psicoattive della famiglia Lycopodiaceae utilizzate dai Saraguros nella regione sud dell´Ecuador”, compiuto da un team di ricercatori dell’Università di Loja (Ecuador) in collaborazione con l’Università di Pavia, volto a studiare e valorizzare le conoscenze farmacologiche di questa popolazione andina. Un obbiettivo condiviso anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che è impegnata a promuovere e a valorizzare, su basi scientifiche, l’uso dei rimedi naturali derivati da piante medicinali largamente usate nei Paesi in via di sviluppo, rimedi che hanno un notevole impatto anche sulla medicina utilizzata nei Paesi più sviluppati, fornendo potenzialmente nuovi principi attivi derivabili dalle esperienze ancestrali (etnofarmacologia) delle medicine tradizionali. “Approfondendo lo studio della medicina dei pigmei – racconta Gabriele Caccialanza, docente di Chimica farmaceutica – abbiamo ad esempio scoperto che l’estratto della corteccia di una pianta, la Brideia Grandis, che i pigmei utilizzano contro il mal di denti, è efficace nei confronti dei batteri responsabili della carie”.
Fonte: www.comune.pv.it






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