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Giorni difficili

Posted By | January 2, 2011

C’è stato un violento scontro ieri, in quello che una volta era un giorno di festa, capodanno, ma nel 2016 appena cominciato è solo un giorno come un altro, nel quale sperare di tirare a campare fino a… cosa? Inizio ad avere i primi dubbi su quale sia la direzione da prendere. Sempre che abbia davvero ancora senso dirigersi in qualsiasi luogo sulla faccia della Terra.

Ma andiamo con ordine.

Il 25 dicembre, proprio mentre stavamo per levare le tende dall’ultimo rifugio, un branco di cani rabbiosi ha fiutato il nostro odore e si è avvicinato alla casa. Due dei nostri, usciti per raccogliere rami secchi da portare via, erano ancora fuori. Gionata ha preso la situazione in mano: prima che le bestie circondassero la casa, ha urlato a Marco e David di seguirlo fuori, per andare incontro agli altri, mentre chi tra i rimanenti era in grado di impugnare un’arma, si è appostato alle finestre tenendo sotto tiro i cani.

Con la beretta spianata, Gionata ha dato un calcio alla porta sul retro, spalancandola, e ha fatto fuori il cane più vicino. Ho dato un veloce sguardo all’animale: il pelo caduto a ciuffi rivelava pelle gialla e pustolosa, la bava che ancora colava dalle fauci aperte era densa e scura, mista a sangue. Sono rimasta sull’uscio quel tanto che bastava a coprire la corsa dei tre con le mie frecce, poi sono tornata dentro e ho bloccato la porta incastrando una sedia sotto la maniglia. L’assalto immediato di un cane l’ha fatta vibrare, ma almeno ho scoperto che avrebbe retto, e mi sono posizionata alla finestra accanto per attendere il ritorno di ben cinque persone… Potete immaginare i pensieri cupi che mi sono passati per la testa, mentre ascoltavo le detonazioni delle armi al piano di sopra: perdere così tanti elementi della compagnia in una sola volta, e soprattutto perdere Gionata, sarebbe stato davvero un duro colpo.

Lui e io guidiamo e teniamo unita questa gente, diamo loro un briciolo di speranza scuotendoli, quando ce n’è bisogno, e nascondendo i nostri dubbi. Non dico che da sola non potrei farcela, ma certi, nonostante siamo alle soglie del 2016, fanno ancora fatica a dar credito a una donna. Se non fosse che l’unione fa la forza, avrei già tagliato la gola a qualcuno, magari per usarlo poi come diversivo in una situazione di pericolo.

La sera sopravanzava e i cani rimasti iniziavano a perdere convinzione ma, come previsto, i rumori degli spari e i latrati avevano attirato numerosi Gialli. Ho ordinato di cessare il fuoco, e ho dovuto strappare la pistola di mano a Sergio, che s’è girato come un serpente. Gli ho spiegato che era meglio restare in silenziosa attesa, lui ha sibilato che aveva già smesso e non c’era bisogno che una ragazzina gli spiegasse alcunché, e s’è ripreso l’arma con la delicatezza di un bisonte. Tra quelli che non mi danno retta è il più stronzo, si butterebbe nel fuoco pur di dimostrare che mento se affermo che brucia.

Ho pregato, non so chi, che gli uomini arrivassero prima del buio, e… beh, che ci crediate o no, la cosa ha funzionato. Solo che non sono tornati in cinque. Gionata urlava come un pazzo di aprire, mentre portava in spalla qualcuno, seguito da David che colpiva i Gialli troppo vicini con il calcio del fucile. Dopo un attimo di interdizione ho spostato la sedia e aperto la porta. Ho conficcato il mio coltello da caccia nella faccia di un Giallo che mi sono trovata davanti, poi i tre sono caracollati all’interno. Ho chiuso e barricato di nuovo la porta.

Il racconto dell’assalto subito nella boscaglia ve lo risparmio. Vi basti sapere che il ferito – al quale non voglio dare un nome per non permettere al ricordo di farmi del male – è morto dopo una notte e un giorno di febbre alta e delirio, nonostante le cure di Marika, la nostra infermiera “di fortuna”. Meglio così, comunque, vedere la Pandemia farsi strada nel corpo e nella mente di un amico sarebbe stato peggio.

Contrariamente alle nostre abitudini, siamo rimasti fermi in questa casa per una settimana: i Gialli qui fuori non ne vogliono sapere di allontanarsi. Hanno assaggiato la carne dei cani morti, ma non sembra gli sia piaciuta granché. Attendono qualcosa di migliore che sanno essere dentro queste quattro mura.

Siamo tutti scossi da quel che è successo. Ho fatto visita a Gionata nella sua stanza, appena tornato. L’ho trovato seduto sul pavimento in un angolo, nudo se non per alcuni stracci che è solito legarsi intorno agli avambracci come certi eroi dei film post-apocalittici d’una volta, che si puliva il viso e le mani dal sangue di qualche compagno. Ho sentito una morsa allo stomaco, aveva lo sguardo perso nel vuoto e non ha reagito finché mi sono chinata a baciarlo sulla fronte, passandogli una mano tra i capelli. Ha girato il volto verso di me, sembrava in cerca di rassicurazioni, gli ho sorriso e ho appoggiato le mie labbra sulle sue. E, finalmente, si è mosso, ha ricambiato il mio bacio con una passione che mi ha scaldata subito, ha preso a carezzarmi e baciarmi il volto, un orecchio, il collo… Quando ha sentito il mio respiro affannarsi mi ha quasi strappato i vestiti di dosso…

Era da tanto che non facevo sesso con qualcuno, ne avevo bisogno, me ne sono accorta solo in quel momento. È servito a entrambi per sfogarsi, rilassarsi e poter prendere di nuovo in mano la situazione.

È stata l’unica occasione. Gionata si è fatto cupo e silenzioso e non mi ha più avvicinata, se non per parlare del da farsi. Lo capisco, è stato solo sesso, per entrambi, ma lo vedo cambiato e mi dà comunque fastidio.

Nei giorni trascorsi qui, ho raccontato agli altri quel che ho letto sui vostri blog, compresa quella storia del Progetto Rondine. Il gruppo è diviso tra chi vuole continuare verso il nord e chi raggiungere Milano e lì accamparsi in attesa e ieri, come dicevo all’inizio del post, c’è stato un violento scontro tra Sergio e Gionata: il primo crede a quelle notizie da me riportate, che ha voluto però leggere con i suoi occhi, il secondo pensa sia meglio continuare come avevamo programmato.

Sono venuti alle mani e si sono sfiniti l’un l’altro a forza di pugni e calci, senza giungere a nessun accordo, finché David e il vecchio Zeno li hanno separati.

Anche Mattia è diventato silenzioso. Non siamo più usciti a esercitarci e credo mi terrà quel suo grazioso musetto finché non gli consegnerò l’arco promesso. Lo farò, piccolo, appena saremo partiti di qui. Contaci.

***

Ho scritto questo racconto appositamente per l’esperimento di scrittura collettiva Survival Blog, di Alex Girola.

Trovate la precedente nonché prima mia puntata qui: Buon Natale (2015).

Altri survivalisti:
Hell (che ringrazio per i consigli)
Matteo (sarà ancora vivo?)
Cristina Riccione
Ferruccio
Gianluca
e Alex mcNab, ovviamente (in questa pagina, l’elenco di tutti i blogger partecipanti)


About The Author

Aurora Alicino nasce nel 1979 a Pavia. Consulente informatico e giornalista pubblicista, ha collaborato negli anni con alcune realtà editoriali. Da febbraio 2008 entra in contatto con Edizioni XII in qualità di lettrice, editor e correttrice di bozze, oltre a occuparsi del montaggio audio video dei booktrailer e di lavori multimediali. Nel novembre 2010, sempre in Edizioni XII, entra a far parte della Redazione con il ruolo di Web Supervisor.

Comments

6 Responses to “Giorni difficili”

  1. elgraeco says:

    Questo può rivelarsi interessante. Il gruppo che si spacca. E tu, chi hai intenzione di seguire?
    E poi, siete proprio sicuri di riuscire ad arrivare fin qui?
    Quanto si dilata la distanza, in tempi come questi?
    Aurora, secondo me in dodici cominciate a essere un po’ troppi…

    (off):
    Grazie per i ringraziamenti. Uh, se non mi chiamassi Hell, quasi quasi potrei anche arrossire! ahahahah
    Be’, che altro aggiungere? Mi piace il tuo alter-ego, perché non si perde dietro le scemenze sulla speranza e sul domani migliore. Ha qualche pensiero, umano, poi torna a concentrarsi sul da farsi.
    Anche qualche altro personaggio, secondo me, può ritagliarsi qualche pagina di celebrità.
    In gamba.

    ;)

  2. Aurora Alicino says:

    Sarcastico l’amico, eh?
    Innanzitutto ora siamo in nove, non in dodici, e grazie per avermelo ricordato…
    E comunque non è stato ancora deciso nulla, né dove andremo né tanto meno se ci separeremo.
    Bah, cosa sto qui a risponderti, ho altre cose più importanti a cui pensare…

    (Fuori personaggio:) Prego… e grazie! :D

  3. elgraeco says:

    In realtà, mi riferivo a una cosa che ho scoperto da poco, riguardo il vostro reale numero…
    Sembra che alcuni di loro… be’, ecco… siano piuttosto portati per fare ciò che facevano, prima.
    Nove, undici, dieci. A chi vuoi che importi?
    Siete sempre in dodici, fidati. Quelli là fuori, tra un po’, si metteranno a correre…
    E voi li sentirete.

    …la montagna, comincia a scherzare con me…

    (off): ammazza, oh, questa apocalisse ti fa diventare troppo dura! E cinica. E dalla battuta pronta. Praticamente uguale a me. muahahahaha!
    :D

  4. Aurora Alicino says:

    (Fuori personaggio:) Ma sai che con questa risposta mi hai incuriosita un sacco?!?
    Chissà quali sono i personaggi a cui ti riferisci…

  5. Sir Winston says:

    Ciao… siamo on-line da poco qui…

    Noi, siamo in sei qui, viviamo al Nord… Siamo rintanati e ben protetti, ma la situazione è instabile. Ci sono molti gialli che si aggirano per le campagne della pianura (Milano non è lontana) nonostante il freddo!

    Resistete, se potete.

    In bocca al lupo,
    A presto

    Nemo!

  6. Aurora Alicino says:

    Ehi, ci sono molti più sopravvissuti di quel che credevo, da queste parti!
    Non so se esserne lieta o preoccupata…
    In bocca al lupo anche a te, Nemo.

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