Message in a Book

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Blood enough

Posted By | January 21, 2011

Da quando ho avuto i primi dubbi sul mio stato di salute, ho sempre fatto molta attenzione per evitare di contagiare gli altri, e tengo tuttora a bada i miei sbalzi di umore, o almeno così mi sembra.

Ma c’è il trucco. Che pare stia funzionando, appunto.

Avevo letto su alcuni blog che il progredire del morbo può essere rallentato dall’assunzione, nella prima fase, di sangue umano. Ho deciso subito che avrei tentato, avevo e ho bisogno di più tempo possibile per studiare le prossime mosse a mente lucida. Quando è stato il momento di scegliere chi avrebbe compiuto un’escursione nei paraggi – alla ricerca di cibo, munizioni o qualsiasi cosa risultasse utile, nonché indizi dell’eventuale arrivo di soldati inglesi – mi sono offerta, chiedendo la compagnia di David. Sergio non ha mosso obiezioni, sospetto che dietro la sua arroganza ci sia solo paura bell’e buona. O magari spera che là fuori qualcuno mi tolga di mezzo. David ha accettato di buon grado, portandosi dietro il suo fucile e la beretta di Gionata, che tiene sempre con sé da quando è morto.

Una volta usciti dal casolare che ci fa da base ho iniziato a parlargli, ricordando l’assalto del 25 dicembre. L’ho visto piuttosto teso, soprattutto quando gli ho chiesto se fosse stato sempre accanto al suo amico. Lui ha risposto di sì, senza esitazione, e a quel punto mi sono giocata il tutto per tutto: gli ho raccontato di aver fatto sesso con Gionata, al suo ritorno. David ha sgranato gli occhi e ha iniziato a indietreggiare: “Tu… Tu cosa? Cos’hai fatto!” Ho sfoderato il più ingenuo dei sorrisi e gli ho chiesto spiegazioni per la sua agitazione. Era chiaramente spaventato, forse anche colto dal rimorso, quando ha ammesso che Gionata era stato morso da un infetto. “Ti rendi conto, piccolo incosciente bastardo, che potrebbe averci contagiati tutti? Basta uno scambio di saliva… hai tenuto d’occhio le borracce da cui ha bevuto, per esempio? – Lo sguardo fisso a terra, David non parlava più. – Bene, ora conosciamo entrambi un segreto che potrebbe, se rivelato agli altri, costarci la vita. Io mi fido di te, tu ti fidi di me.” Gli ho teso la mano e lui l’ha presa tra le sue con slancio, sembrava un naufrago aggrappato all’ultimo relitto galleggiante.

Gli ho indicato il punto dove volevo dirigermi: un ospedale abbandonato che ho individuato su internet, non distante dal nostro rifugio. Durante il tragitto non abbiamo incontrato nessuno, questa parte di città è deserta, silenziosa… morta.

Entrati nell’edificio ho chiesto a David di spogliarsi, volevo essere certa che non fosse stato morso anche lui. Mi ha guardata con un po’ di preoccupazione ma ha acconsentito. Ho studiato il suo corpo nudo, giovane e così ben fatto, senza riscontrare abrasioni significative… ammetto di aver avuto un attimo di esitazione. Solo un attimo. Poi gli ho sferrato un colpo alla nuca, con l’impugnatura del coltello, facendolo cadere al suolo svenuto. Gli ho praticato un piccolo taglio sulla gamba destra, nell’interno coscia. Quando ha ripreso i sensi, mi ha trovata che succhiavo e leccavo il suo sangue. Ha urlato, si è ritratto, l’ho lasciato andare. Ha iniziato a singhiozzare, chiedendomi perché. Lo sapeva il perché, così come io sapevo che mi avrebbe denunciata agli altri appena possibile. Certo, non ho segni di morsi, ma non posso permettere che si vengano a creare situazioni di tensione, che alterino il mio equilibrio psichico. E solo in questo modo sarei stata certa della sua fedeltà alla promessa fatta.

L’ho aiutato ad alzarsi e rivestirsi, gli ho detto che gli sarei stata accanto, che avevo un piano. L’ho visto così fragile… e rassegnato a seguirmi, a sperare in me. Ogni rimasuglio di coraggio e spavalderia se n’era andato con la morte di Gionata. Vent’anni, così pochi per questa vita… ancora meno per morire, sì. Ora che ve lo sto raccontando sento un peso dentro al petto, una sensazione che non provavo da anni, rimorso. Forse non sono così brava come credevo a determinare lucidamente le mie azioni. Oppure lo sono fin troppo, a costo di gettare via ogni moralità?

Foto di Matteo Poropat

Ci siamo addentrati nell’ospedale, incontrando solo topi disinteressati alla nostra presenza e un cadavere maleodorante in un angolo, in fondo al corridoio principale. Saliti al secondo piano, abbiamo trovato quello che cercavo: la sala con le riserve di sangue, refrigerata! Evidentemente i pannelli solari sul tetto erano ancora funzionanti. Con una certa eccitazione ho preso una sacca, ho praticato un piccolo foro e ho iniziato a succhiare il sangue. Mi sono dovuta fermare subito, combattendo contro la nausea, poi… vi parrà stupido, ma mi sono concentrata sul sapore del sanguinaccio che preparava mio nonno, e questo, insieme alla forza della disperazione, mi ha aiutata a continuare.

Ci spingiamo ogni giorno un poco più in là, nelle nostre perlustrazioni. Ci muoviamo sempre con molta circospezione e non abbiamo mai incontrato grossi assembramenti di sonnambuli, né bande criminali. A volte escono anche Sergio e Stefano, ma io faccio in modo di trovarmi sempre sola con David per recarci in quell’ospedale. Ho convinto anche lui a bere del sangue, è l’unica arma che abbiamo per contrastare il mostro che ci cresce dentro. Mi chiedo se riuscirà a uccidermi, quando sarà il momento, o se dovrò farlo da sola. Ma, a dirla tutta, credo sarà lui il primo a cedere al morbo.

Presto, ci sposteremo in un’altra zona di Milano, non appena avremo trovato un nascondiglio adatto.

Come avrete intuito, ho deciso di non parlare di Torre B al mio gruppo, soprattutto dopo il messaggio che Cristina Riccione ha lasciato sul mio blog. Leggo comunque i suoi post con apprensione, in attesa di capire cosa stia accadendo.

***

Ho scritto questo racconto appositamente per l’esperimento di scrittura collettiva Survival Blog, di Alex Girola.

Link e precedenti puntate li trovate nella nuova pagina statica che ho preparato.

Questa volta, oltre al mio “supervisor ufficiale” ;) Hell, ringrazio anche Alex per una dritta… E qualcosa mi dice che ci sentiremo ancora spesso, da qui alla fine dei giochi.

Un ultimo (last but not least) credit: come specificato nella didascalia, la foto dell’ “ospedale” è di Matteo Poropat, che ringrazio per la gentile concessione. :D


About The Author

Aurora Alicino nasce nel 1979 a Pavia. Consulente informatico e giornalista pubblicista, ha collaborato negli anni con alcune realtà editoriali. Da febbraio 2008 entra in contatto con Edizioni XII in qualità di lettrice, editor e correttrice di bozze, oltre a occuparsi del montaggio audio video dei booktrailer e di lavori multimediali. Nel novembre 2010, sempre in Edizioni XII, entra a far parte della Redazione con il ruolo di Web Supervisor.

Comments

7 Responses to “Blood enough”

  1. (fuori personaggio): qualcuno doveva pur provarla la storia di tenere a bada il prione già dalla fase iniziale. Bel contributo! Sono curioso di leggere i nuovi aggiornamenti! :)

  2. Hell says:

    (off) Be’, a questo punto devi continuare per dare una conclusione spettacolare a tutto questo. ;)
    Mi piace. Il tuo SB sta diventando, come ha sottolineato Gianluca, un’alternativa originale.

    Grazie per la stima e la fiducia. ;)

    P.S.: complimenti a Mettiu per la bellissima fotografia.

    :D

  3. Aurora Alicino says:

    (off:) Grazie, sono contenta che vi stia piacendo! :)

  4. Matteo says:

    (OOC)
    Complimenti ad Aurora, il cui SB è diventato qualcosa di particolarmente intenso (e personale) e so che le fa bene. Il che è quanto di meglio si possa chiedere alla propria arte.

    @Elgraeco: grazie!

  5. Aurora Alicino says:

    Grazie Matteo, un abbraccio…

  6. Il vampirologo che ride says:

    (Personaggio off)
    Concordo con gli altri,stai fornendo un punto di vista interessante della storia.Sono curioso di vedere come andra avanti.
    (Personaggio on)
    Buffo,per sopravvivere all’infezione vi siete fatti vampiri.Se praticassi ancora la vampirologia mi sarei messo a tenere una lezione sul consumo di sangue a scopo terapeutico e rituale nella storia umana.Ma sarebbe di cattivo gusto.Monitora il più possibile la tua e la sua situazione,anche se ormai hai perso tutto non è giusto trascinarsi dietro alta gente.

  7. Aurora Alicino says:

    No, certo, non è nelle mie intenzioni…

    (off:) Ciao vampirologo, grazie! ;)

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