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Nuove uscite per Gargoyle Books

Posted By | November 1, 2010

Escono, per Gargoyle Books, Il 36° giusto, seguito de Il 18° vampiro di Claudio Vergnani e Tecniche di resurrezione, sequel di Ho freddo, di Gianfranco Manfredi.
Schede libro a cura di www.gargoylebooks.it

Il 36° giusto
Claudio Vergnani
Continua l’inquietante caccia degli indimenticabili protagonisti de IL 18° VAMPIRO

La trama.

Non molto è cambiato dalla tormenta vampirica che ha infestato i dintorni di Modena; la ruota ha ripreso a girare come se niente fosse, e tutti sono tornati all’abituale quotidianità, in un mix di frustrazioni addomesticate e quieto vivere. Così è anche per Claudio e Vergy, ripiombati in un’indolente ipocondria anche perché in nulla affaccendati. Ma le orripilanti creature ricominciano a venire avvistate, seppure a esser rimasti sono i parìa della razza dei succhiasangue: relitti allo sbando a cui non resta che attendere la morte definitiva per sete, nascondendosi in capannoni abbandonati, fabbriche vuote, depositi fatiscenti e scantinati diroccati. Claudio e Vergy non ci stanno a pensar su molto e si rimettono sulle loro tracce addentrandosi nel Cimitero Monumentale – il rifugio per antonomasia dei vampiri – che sembra essere organizzato in infiniti gironi infernali. Qui i due sbalestrati cacciatori si imbattono in Paride, un torvo individuo che ha messo su un business di disinfestazione vampirica. Dopo una vera e propria odissea al sangue, i nostri riescono a uscire dal gigantesco labirinto e vengono ingaggiati al soldo del cinico mercenario. Assieme a Gabriele, a quanto pare nostalgico della compagnia, Claudio e Vergy si imbatteranno in vampiri di tutti i tipi: dal Ballerino al Viaggiatore fino al Becchino, incrociato in una trasferta parigina, passando per una traumatica missione fuori porta, in cui la mal assortita brigata – reclutata per vigilare sulle vacanze natalizie di un’agiata famiglia modenese – deve vedersela con un’orda di giovani succhiasangue particolarmente feroci. Tuttavia, in questo travolgente grandguignol, dove non sembra esserci spazio che per una sopravvivenza violenta e guardinga, l’ultimo dei 36 Giusti del mondo è più vicino di quanto si creda.

Il libro.

Il 36° Giusto è la seconda prova di Claudio Vergnani, dopo l’esordio fulminante de Il 18° vampiro. Sebbene sequel del primo libro, il romanzo se ne differenzia per struttura e soluzioni narrative, oltre che per trovate terrifiche dall’imprinting maggiormente gotico (la perlustrazione del cimitero, l’assalto alla villa isolata tra i boschi). La trama si sviluppa attraverso una serie di episodi distinti, dove il ricorso al flash back – assai presente nel 18° vampiro – risulta contenuto, mentre si dilata il raggio d’azione.

Sfuggendo all’enfasi e a una certa seriosità comuni a buona parte della narrativa horror più tradizionale, Vergnani scompagina le carte, ridefinendo, allargandoli, i confini dell’immaginario letterario di genere mediante l’inserimento di caratteri, ruoli, atteggiamenti ed elementi del tutto inconsueti. Nessuno finora aveva raccontato ammazzavampiri tanto sgangherati come i suoi: l’inquieto io narrante Claudio, l’intrepido Vergy e lo stralunato Gabriele. Antieroi raminghi e cinici loro malgrado, segnati da una dolorosità esistenziale che li porterebbe alla deriva se non fossero incalzati di continuo dagli eventi. Naturalmente, Vergnani non lesina horror e splatter, anche di suprema crudezza, ma a fargli da contrappunto è il costante ricorso all’ironia e a una sferzante vis comica. Ne è principale responsabile la figura di Vergy – felicemente definito il “Bukowski dell’Emilia Romagna” – formidabile cesellatore di battute, doppi sensi, freddure e massime che affondano sia nella trivialità più irriverente sia in un’ insospettabile erudizione (retaggio di una solida istruzione presso una scuola di suore).

L’inventiva pirotecnica di Vergnani procede per associazioni e lambiccamenti e guizzi d’umorismo dall’effetto straniante, uno sperimentalismo espressivo da cantambanco che tiene conto della lezione di Tommaso Landolfi: alla vanità dell’agire umano si può frapporre solo la leggerezza, seppure non immune da disperazione e frenesia.

L’autore.

Claudio Vergnani è nato a Modena nel 1961. Svogliato studente di Liceo Classico e ancor più svogliato studente di Giurisprudenza, preferisce passare il tempo leggendo, giocando a scacchi e tirando di boxe. Dopo una parentesi militare, sbarca il lunario alla meno peggio, passando da un mestiere all’altro. Dalle palestre di body building alle ditte di trasporti, dalle agenzie di pubblicità alle cooperative sociali, è sempre perennemente fuori parte e costantemente in fuga.

Nel 2009 Gargoyle ha pubblicato il suo primo romanzo, Il 18° vampiro – divenuto subito un piccolo cult tra gli amanti di genere e non solo – che, assieme al 36° Giusto, compone una trilogia in fase di conclusione.

Per leggere uno stralcio del romanzo:

http://www.gargoylebooks.it/site/content/un-assaggio-de-il-36%C2%B0-giusto

Claudio Vergnani su Il 36° Giusto:

Tra i sentimenti umani mi ha sempre colpito molto la disperazione, soprattutto quella che nasce da una necessità. Davanti alla disperazione è impossibile mentire, a noi stessi come agli altri. Ho raccontato la storia di una lotta tra Ultimi. Di lotte tra primi della classe hanno scritto già fin troppo bene altri. E poi trovo che i cosiddetti perdenti – tanto demonizzati nella nostra società di eroi di cioccolata – abbiano uno spessore tutto loro, degno – a qualunque livello – di essere considerato e approfondito. Parafrasando Malaparte “il valore umano dei vinti è sempre superiore a quello dei vincitori”.

Hanno detto:

Vergnani ci consegna un gioiellino pulp sapientemente condito di humour nero, disincantato realismo e sottili citazioni (letterarie e cinematografiche) che renderanno felici i cultori dei B-movie anni ’70 e ’80 [.] Dallo splatter più estremo, al thriller, al momento di comicità assoluta, il passo è breve. L’autore sa miscelare linguaggi, situazioni e archetipi con leggerezza e soprattutto originalità, attingendo – ma attenzione, non copiando! – al genere italian-gore di Lucio Fulci.

Laura Bricchi – La Cronaca di Piacenza

Claudio Vergnani mostra una grande creatività nel modo in cui manipola gli elementi propri del genere: non soggiace a quasi nessuna delle convenzioni letterarie che a esso sono proprie (a parte il topos dei vampiri-creature della notte, ma anche questo utilizzato in modo non rigido) e ricorre ampiamente alla contaminazione per dar vita a figure sui generis che suggeriscono una pagina nuova e assolutamente originale nella letteratura horror.

Maurizio Crispi – Italia Informazioni

Vergnani dà il meglio di sé nei dialoghi, spassosi, crudi, divertentissimi e al contempo spietati [...] quando si deve calcare la mano sull’aspetto horror, l’autore lo fa in modo brutale, rischiando più volte di causare nausea e brividi ai lettori. Metteteci, poi, considerazioni serissime sulla vita e sulla nostra “bella” società, disseminate con sapienza qua e là, senza mai apparire demagogiche o moralistiche, e quel che ne ricaverete è un romanzo imprescindibile, se volete parlare, discutere se volete parlare, discutere e dibattere sul futuro della narrativa di genere in Italia.

Alex McNab – Blog sull’orlo del mondo

Tra romanticismo degli ultimi e consapevolezza assoluta del male, tra spavalderia da bullo di provincia e legami forti e leali [.] Il 36° Giusto vince la sua scommessa più grande: confermare il suo autore come penna ancor fresca e sincera e soprattutto avvinghiare il lettore fino all’ultima pagina. Tutto è bene quel che finisce bene.

Eduardo Vitolo – Il Mondo di Edu

Dati tecnici del volume:
Collana: “Nuovi Incubi”
Pagg: 528, brossura
ISBN: 978-88-89541-48-7
Prezzo: 15,00 euro

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Tecniche di resurrezione
Gianfranco Manfredi
L’atteso sequel di HO FREDDO

Gli scienziati gemelli Aline e Valcour De Valmont tornano in un’avventura scatenata e delirante, quanto storicamente documentata, tra le meraviglie e gli orrori della medicina moderna al suo albore

Introduzione di Carlo Bordoni

La trama.

1803. I gemelli Aline e Valcour de Valmont, ricercatrice scientifica lei e medico-chirurgo lui, sono tornati in Europa dopo una tragica esperienza americana che ha lasciato in entrambi ricordi angosciosi. A Londra, Valcour assiste a una dimostrazione galvanica dello studioso Giovanni Aldini, condotta sul cadavere di un impiccato. Nel corso dell’esperimento, Valcour rianima un uomo colpito da infarto. Il brillante successo riportato lo precipita però in un agghiacciante intrigo. Proprio mentre gli esperimenti di rianimazione stanno aprendo nuove prospettive alla medicina, un chirurgo folle conosciuto come Doctor Ending si rende responsabile di feroci delitti, trafugamenti di salme e clamorose provocazioni. Aline si trova, intanto, a Parigi, nella speranza di recuperare alcuni beni di famiglia sequestrati dopo la Rivoluzione, entrando in contatto con la Corte di Napoleone. In Francia, una generazione di novelli “medici dell’anima” si avvale delle prime esperienze ipnotiche per esplorare i segreti della psiche umana. Un caso in particolare, per quanto tenuto segreto, suscita inquietanti interrogativi. Salvy San Subra, un’ex guida di Napoleone durante la campagna d’Egitto, è vittima di un processo di degenerazione cellulare che lo sta progressivamente mummificando. Quando Valcour raggiunge sua sorella a Parigi, scopre che tra il caso di Doctor Ending e quello di San Subra, intercorrono sotterranei quanto inspiegabili legami. La vicenda assume presto i contorni di un incubo che rischia di inghiottire i due fratelli.

Il libro.

Pur riprendendo le vicissitudini dei tre personaggi che animavano il precedente Ho freddo (Gargoyle 2008, www.hofreddo.it) – gli scienziati geniali e libertini Aline e Valcour de Valmont e l’imponente e tormentato pastore battista Jan Vos -, Tecniche di resurrezione è un romanzo del tutto autonomo: stavolta l’azione si sposta dal New England all’Europa dei primi dell’Ottocento: tra le nebbie della Londra Giorgiana e gli splendori della Corte di Napoleone, si svolgono i primi sconvolgenti esperimenti di rianimazione dei cadaveri mediante l’impiego di scosse elettriche sulla scia dei trattamenti galvanici avviati da Giovanni Aldini e della diffusione delle cure mesmeriche.

Testo di presa straordinaria per il gusto della narrazione, la dovizia d’invenzione, l’ingegnosità dell’intreccio, la sapienza della costruzione, la ricchezza delle fonti e il nitore nella resa di ambienti e caratteri, Tecniche di resurrezione affronta argomenti ancora poco approfonditi narrativamente, nel solco del romanzo storico da una prospettiva contemporanea, rivelando ancora una volta Gianfranco Manfredi magnifico esploratore di epoche passate.

Eclettica personalità artistica attiva sin dagli anni Settanta, Manfredi mantiene dell’impegno di quel periodo la voglia d’utopia insieme all’interesse per l’indagine sociale mai disgiunto da un’inventività costante e dal bisogno di misurarsi con la Storia e i suoi protagonisti. Pur nel culto dell’immaginazione, l’autore mostra una cifra realistica nel tratteggio dei personaggi, scalfendo la routine della loro quotidianità attraverso squarci terrifici di grande impatto.

In Tecniche di resurrezione i lettori sostano nei reparti di chirurgia degli ospedali, nei manicomi in verità più simili a riprovevoli circhi dell’orrore (memorabili le descrizioni di Bedlam, istituto londinese definito “Specchio della Follia Nazionale”), nei mercati, negli accampamenti militari, ascoltano le conversazioni nei pub e nelle locande, spiano i resurrection men che operano – furtivi – nei sobborghi malfamati della Londra previttoriana, passeggiano nelle sontuose sale dei palazzi nobiliari parigini e partecipano ai ricevimenti di Corte, diventando parte della narrazione stessa che si muove loro davanti con stupefacente vividezza.

Forte di un impeccabile e robusto apparato di fonti, Manfredi è abilissimo a variare toni e registri, a mescolare l’intrattenimento al conte philosophique, il thriller appassionante – dai dialoghi incalzanti -, alla disquisizione sulla malvagità umana.

Numerosi gli spunti di riflessione, tra cui l’uso spropositato da parte di medici dei cadaveri della povera gente fatta morire in anticipo negli ospedali per poterne studiare il corpo, lato lugubre della scienza che, nella sua ansia di progresso, trascura qualsiasi remora morale e di rispetto per gli uomini.

Oltre che potente esperienza visionaria, il romanzo è entusiasmante anche dal punto di vista del rapporto documento/finzione, vero/verosimile.

Così a riguardo Manfredi:

«In Tecniche di resurrezione, in misura più accentuata che nei precedenti romanzi, ho mescolato storia e immaginazione a tal punto che, in certi passaggi, nemmeno io distinguo più cosa ho ricavato dalla documentazione e cosa ho inventato. Era quello che cercavo da tempo, perché lavorando mi sono reso conto che spesso con l’immaginazione ci si avvicina al vero (il vero simbolico, ma anche l’accaduto realmente) più che con la documentazione (non sempre affidabile e comunque , per quanto oggettiva, figlia di un “punto di vista” che a distanza di tempo si può scoprire falso o non adeguato). Ciò potrebbe apparire eccessivamente ambizioso, me ne rendo conto, ma ritengo che la suprema ambizione di uno scrittore, come diceva Oscar Wilde, debbe essere quella di diventare anonimo, cioè per un usare un’altra definizione, di Salman Rushdie, di “sparire nel mare delle storie”, quella di partecipare insomma in tutta umiltà a una narrazione collettiva in cui attualità, tradizione e anticipazione, si uniscono».

L’autore.

Cantautore, sceneggiatore, attore, scrittore, Gianfranco Manfredi nasce a Senigallia nel 1948 ma si trasferisce a Milano all’età di otto anni. Studia Filosofia e si laurea con Mario Dal Pra. Agli inizi degli anni Settanta, si divide tra la ricerca universitaria sull’Illuminismo francese e l’attività di cantautore: escono gli album La crisi (1972), Ma non è una malattia (1976), e il saggio L’amore e gli amori in Jean-Jacques Rousseau (1978). A un passo dall’ottenimento della cattedra in Storia della Filosofia, Manfredi decide di dare spazio esclusivamente alla sua vena artistica. Come cantautore realizza gli album Biberon, 1978; Liquirizia, 1979 (colonna sonora dell’omonimo film di Salvatore Samperi); Gianfranco Manfredi, 1981; Dodici, 1985 (in coppia con Ricky Gianco); In Paradiso fa troppo caldo, 1993; Danni collaterali, 2003; firma, altresì, brani per interpreti del calibro di Mia Martini, Gianna Nannini, e Gino Paoli. Inoltre, comincia a lavorare per il cinema come sceneggiatore: Samperi (Liquirizia, 1979, e Fotografando Patrizia, 1981) e Steno (Quando la coppia scoppia, 1981) sono solo alcuni dei registi con cui collabora. Come attore recita in Un amore in prima classe, 1980, e Fotografando Patrizia, è protagonista del Tv movie Kamikaze di Corbucci (1986), ed è tra gli interpreti di Via Montenapoleone di Carlo Vanzina (1987). Nel contempo inizia a farsi conoscere come romanziere distinguendosi da subito per la sua raffinata propensione a ibridare i registri narrativi e a rimaneggiare in modo del tutto nuovo i tòpoi della letteratura di genere, ottenendo il plauso di personalità come Oreste Del Buono e Pier Vittorio Tondelli. È autore di: Magia Rossa (Feltrinelli 1983, Gargoyle 2006), Cromantica (1985), Ultimi vampiri (Feltrinelli 1987, Gargoyle 2009 in Extended Version), Trainspotter (1989), Il peggio deve venire (1992), Una fortuna d’annata (2000) e Il piccolo diavolo nero (2001), Ho freddo (Gargoyle 2008, www.hofreddo.it – finalista Premio letterario Francesco Alziator – Comune di Cagliari 2009), Tecniche di resurrezione (Gargoyle 2010). Manfredi è, inoltre, il creatore delle seguitissime serie Magico Vento (tradotta in diversi Paesi, attualmente al vaglio di opzioni cinematografiche americane) e di Volto Nascosto, editi dalla Sergio Bonelli.

Gianfranco Manfredi vive e lavora a Gordona (Sondrio). www.gianfrancomanfredi.com

Da Tecniche di resurrezione:

I soggetti degli esperimenti venivano scelti tra gli orfanelli. In qualche caso si usarono anche dei soldati volontari. In una dimostrazione di fronte a Re Luigi XV, vi si sottoposero ben centoquaranta cortigiani, quasi si trattasse di un gioco. Ma non era un gioco. Certo, nelle pubbliche esibizioni si limitava accortamente la potenza dell’impulso elettrico, ma negli esperimenti di laboratorio… vidi personalmente un bambinello cadere fulminato… un orfano che aveva la mia stessa età… e giurai che mai e poi mai, se avessi seguito le orme paterne, avrei effettuato esperimenti di qualsiasi natura su esseri umani.

Dall’introduzione “Prima di Frankestein”:

Tecniche di resurrezione è un vero capolavoro settecentesco ricreato al giorno d’oggi: del romanzo gotico riprende il tema e la morbosa attenzione per la vita dopo la morte; del romanzo filosofico mette in evidenza i problemi morali, la vivace discussione intellettuale e le contraddizioni del tempo; del romanzo storico ha l’attenzione puntuale per gli eventi narrati e la ricostruzione dei personaggi reali; del romanzo fantastico ha il fascino dell’orrido e il richiamo agli elementi insondabili che sono alla base del mistero della vita.

Per vedere il booktrailer:

http://www.gargoylebooks.it/site/content/tecniche-di-resurrezione-ecco-il-booktrailer

Hanno detto:

Affabulatore vivace e ironico, grottesco e spumeggiante, Mafredi ha raggiunto l’apice delle sue capacità di intrattenimento colto e disinvolto, nobile, ricco di tutte le sfumature necessarie all’arte del romanzo. In Tecniche di resurrezione, ha tentato l’audace carta dell’operazione storico-fantastica, infarcendo le sue narrazioni di personaggi veri e fittizi, giocando sul campo della re-invenzione con l’arma del giudice postumo che, nei peccati sociali e politici del passato, riesce a trovare saggiamente spunti di confronto con le penurie del disfacimento contemporaneo.

Sergio Pent – Tutto Libri de La Stampa

Una laurea in filosofia (su Jean Jacques Rousseau) negli anni ’70 a Milano, una densa stagione di canzoni a forte contenuto politico, il cinema con Salvatore Samperi (Liquirizia), la Tv, i fumetti per Bonelli, e poi i romanzi pubblicati da Feltrinelli negli anni ’80: Gianfranco Manfredi è una figura anomala nel panorama della cultura italiana, così poco abituata a una simile varietà di mezzi, generi, registri [.] Anche la scienza, peraltro, ha poca attrazione per i nostri narratori ufficiali. Che invece ha per Manfredi un grande peso, grazie anche ai suoi studi sui pensatori dell’Illuminismo, di quell’età in cui l’Europa viveva le prime rivoluzioni tecnologiche, magari ancora in precaria coabitazione con antiche tradizioni.

Ranieri Polese – Corriere della Sera

Un romanzo raffinato, elegante, inventivo, con un tasso di sangue vertiginoso e, proprio per questo, estremamente romantico.

Errico Buonanno – Il Riformista

In Tecniche di resurrezione, la fantasia di Manfredi si concede fuochi pirotecnici. Al tempo stesso, però, lo scrittore ricostruisce con grande cura e precisione gli inizi dell’Ottocento in Europa, quando gli ambienti scientifici erano turbati dalle notizie di esperimenti galvanici sui cadaveri.

Alessandro Mezzana Lona – Il Piccolo

Partecipa alla discussione su Tecniche di resurrezione andando su:

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/10/14/tecniche-di-resurrezione/

Dati tecnici del volume:
Pagg.: 488, rilegato
ISBN: 978-88-89541-51-7
Prezzo: 18,00 euro

PERDETEVI SUL WWW.ILDIACONO.COM
TO BE CONTINUED…

Fonte: www.gargoylebooks.it


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