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Nuove uscite per Perdisa Pop

Posted By | June 7, 2010

Escono tre nuovi titoli per Perdisa Pop: Acquaragia di Stefano Domenichini, Piccoli mostri crescono di Fabrizio Foni, Salto d’ottava di Antonio Paolacci.

Schede libro a cura di www.gruppoperdisaeditore.it

Poi vide un triangolo scaleno che si guardava allo specchio sentendosi brutto e solo. Il Tato aveva la bocca secca. Qualcuno gli diede da bere, o comunque sentì qualcosa di umido che gli accarezzava la lingua. Riapparve il triangolo scaleno. Era abbracciato a un esagono e si sentiva felice.

DAL 19 MAGGIO IN LIBRERIA

Stefano Domenichini
ACQUARAGIA

Collana Corsari // Perdisa Pop //
euro 14,00 // pagine 208 //
Isbn 978 88 8372 491 6 //

A volte, le cose che sembrano complicate sono in realtà semplici e una buona organizzazione permette di raggiungere risultati insperati.
Luigi Bernardi, Amore e altre passioni

Perché i piccioni si appoggiano sul davanzale e guardano in casa? E cosa succederebbe se, per una volta, a Pasqua, Cristo decidesse di non risorgere? E se mettessimo una zolletta di LSD nel tè del Presidente degli Stati Uniti d’America?

Divisa in tre parti, quasi a segnare altrettante tappe della crescita che vanno dall’infanzia alla maturità, la raccolta di racconti offre una serie di vicende e personaggi irresistibili: c’è un certo Orlando che, tra nevrosi e farmaci, non si è ancora rassegnato ad aver perso la sua Angelica; c’è una «biografia non autorizzata del dottor Gibaud» che mette in relazione quest’ultimo con la crisi economica; c’è una storia d’amore tra bambini, una partita a calcio organizzata da Dio, un’improbabile detective-story con un investigatore ingaggiato per tener d’occhio dei cartelli in autostrada.

Stefano Domenichini si dimostra capace di spaziare dalla descrizione sarcastica della realtà al racconto più surreale, scegliendo una scrittura pregna di umorismo, spavalda, vivace e leggera, con immagini brillanti e scatti di pura ilarità. Con questo, non rinuncia però a momenti suggestivi, episodi toccanti e passaggi nei quali è il divertimento stesso a rivelare una profondità inaspettata.
Un libro ricco di trovate, in cui gioco e piacere della narrazione raggiungono una felice sintesi: a rappresentare la voce dell’autore è infatti anche l’abilità con cui le pagine riescono a far convivere fantasia e ricordo, invenzione grottesca e verosimiglianza, all’insegna di un’ironia sempre elegante, con guizzi che ricordano da vicino l’umorismo anglosassone o quello ebraico, tra irrequietezza, nostalgia, scetticismo e gusto per l’assurdo.

Stefano Domenichini è nato a Reggio Emilia nel 1964. È avvocato, mestiere che lo ha portato a lavorare e abitare a Milano, Roma e Bologna. Dal 2004 è tornato a vivere a Reggio Emilia, dove cresce due figli. Ha iniziato a scrivere pochi anni fa. Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Amore e altre passioni (Zona, 2005) e Lama e Trama 3 (Zona, 2006). Acquaragia è la sua prima raccolta.

DALLA QUARTA DI COPERTINA
“Cronache delle curiosità, della bizzarria, dell’orrido e del portentoso; narrativa avventurosa, di anticipazione scientifica, all’insegna della suspense della paura, del raccapriccio, dello stupore; esempi ora pietosi di virtù, ora di spietata bestialità: una casistica variopinta e multiforme, cangiante dal rosa al nero, per una sola e ben forgiata “macchina” dell’editoria.

DAL 9 GIUGNO IN LIBRERIA

Fabrizio Foni

PICCOLI MOSTRI CRESCONO
Nero, fantastico e bizzarrie varie nella prima annata de “La Domenica del
Corriere” (1899)

Collana Walkie Talkie//
euro 16,00 // pagine 249 //
Isbn 978 88 8372 490 9 //
Con riproduzioni di copertine

SCORRONO TITOLI PAZZESCHI, TRAME INCREDIBILI, TITOLI ASSURDI, VICENDE CHE PIÙ ROMANTICO NON SI PUÒ.
Valerio Evangelisti – Carmilla

Sorta nel 1899, a cavallo tra Otto e Novecento, la “Domenica del Corriere” rappresentò una svolta per l’editoria periodica italiana. A differenza delle testate precedentemente varate, il giornale milanese fu il primo, come dimostrano le tirature, a catalizzare l’immaginario dell’intero Paese, dando vita a un prodotto davvero popolare, per il “signor Tutti”.

Con le coloratissime copertine e quarte, realizzate dall’abile Achille Beltrame, con resoconti drammatici e attraverso avvincenti racconti e romanzi a puntate, firmati da autori famosi ma anche da semplici lettori, la “Domenica del Corriere” fu l’equivalente e al tempo stesso un’anticipazione della televisione, la porta d’accesso per una cronaca spesso romanzata, e per una narrativa capace di amplificare sulla carta le inquietudini e le esigenze del pubblico nostrano, e non solo.

Perlopiù estromessa dagli studi letterari, la rivista merita di essere riscoperta come pionieristica nave scuola del fantastico, del mistero, dell’avventura nostrani, prima del fumetto, del cinema e della televisione, in sintonia con le testate analoghe che apparivano in Europa e con i pulp americani.

Con sguardo attento e rigoroso, questo saggio prende in esame gli aspetti salienti del primo anno di vita della “Domenica”, mettendone in luce la già spiccata propensione al sensazionale: mostruose creature, avvistamenti di sirene, morti che ritornano in vita, le storie di Sherlock Holmes (che divenne noto al pubblico italiano proprio dalle pagine del settimanale), enigmi del cosmo, casi di telepatia, reincarnazione e spiritismo. E poi fachiri, cannibali, fenomeni umani o animali della fiera e del circo, supplizi e omicidi crudeli, invenzioni stupefacenti. Un tipo di ricetta che sarebbe stato sfruttato con successo per molte altre decadi.

Fabrizio Foni (1980), lavora con una borsa di post-dottorato all’Università di Liegi. La sua tesi di Dottorato ha vinto la sesta edizione del premio Lama e trama. Tra i suoi contributi: Alla fiera dei mostri. Racconti pulp, orrori e arcane fantasticherie nelle riviste italiane 1899-1932 (Tunué, 2007), le antologie Il gran ballo dei tavolini. Sette racconti fantastici da «La Domenica del Corriere» (Nerosubianco, 2008) e Ottocento nero italiano. Narrativa fantastica e crudele (Aragno, 2009, assieme a Claudio Gallo). Con Luciano Curreri ha curato Un po’ prima della fine? Ultimi romanzi di Salgari tra novità e ripetizione (Sossella, 2009).

È la parodia di un ragazzo. Fantoccio deforme, sporco di se stesso, adagiato nella polvere bagnata, ma soprattutto immobile, e questo sì che è strano: chiunque sia, non muoverà più un dito, mai più, ha finito di svegliarsi la mattina, ha finito di allacciarsi le scarpe. E siccome gli somiglia – stessa taglia, stesso modo di vestire – allora ecco cosa fa paura più del sangue e delle altre schifezze: l’identità del morto.

DAL 9 GIUGNO IN LIBRERIA

Antonio Paolacci
SALTO D’OTTAVA

Collana Babele Suite // Perdisa Pop //
euro 10,00 // pagine 128 //
Isbn 978 88 8372 493 0 //

Una scrittura solo apparentemente descrittiva, invece pensosa, cogitabonda e densa. Paolacci dimostra una capacità di scrittura che strappa continuamente la giacca troppo stretta del genere.
Antonio Celano, Il Quotidiano della Basilicata

Un uomo e un ragazzo. Ventiquattro ore per entrambi. Il cadavere di un adolescente riverso sul pavimento di una fabbrica abbandonata, in una città che la ignora pur considerandola uno dei tanti problemi da risolvere. L’uomo è un produttore cinematografico di una piccola casa indipendente, preda di una bizzarra forma di smarrimento. È un individuo che ha atteso e che attenderà fino all’ultimo momento. Il ragazzo, un sedicenne affascinato dalla cultura dello skateboard, per puro caso s’imbatte nel cadavere di un suo coetaneo. È l’inizio delle domande. Omicidio? Incidente? Ma importa davvero scoprirlo? Sullo sfondo, una sessualità vissuta di nascosto: incontri anonimi, trasgressioni e prostituzione s’incrociano a un’eloquente poetica delle persone qualunque.

Potente, puntellata su un realismo che lascia spazio a elementi di visionarietà, Salto d’ottava, oltre a essere una storia che si divora tutta d’un fiato anche grazie all’alternanza delle situazioni, è un apologo duro sull’indifferenza, l’apatia e il disorientamento di giovani e adulti, in un mondo che sembra premiare l’egocentrismo del singolo, ma contemporaneamente lo castiga attraverso il timore delle possibili reazioni all’eccesso di individualismo.
Fra pubblico e privato, sofferenza e narcisismo, suspense e affresco del sottobosco urbano, il secondo libro di Antonio Paolacci è una novella esemplare, illuminata da una scrittura attenta e consapevole: la conferma di un talento della nuova narrativa italiana.

Antonio Paolacci è nato nel 1974. È originario del Cilento ma vive a Bologna. Laureato in Discipline dello Spettacolo, si è occupato di psicanalisi e cinema, scrivendo articoli e tenendo lezioni all’università. Attualmente è editor e consulente editoriale. Dal 2008 coordina le giurie del premio letterario Lama e trama. Ha pubblicato racconti su rivista e antologia. Nel 2007 ha esordito con il romanzo Flemma (Perdisa Pop).

Fonte: www.gruppoperdisaeditore.it


About The Author

Aurora Alicino nasce nel 1979 a Pavia. Consulente informatico e giornalista pubblicista, ha collaborato negli anni con alcune realtà editoriali. Da febbraio 2008 entra in contatto con Edizioni XII in qualità di lettrice, editor e correttrice di bozze, oltre a occuparsi del montaggio audio video dei booktrailer e di lavori multimediali. Nel novembre 2010, sempre in Edizioni XII, entra a far parte della Redazione con il ruolo di Web Supervisor.

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