Cagliari, serata Quarup
Posted By Aurora Alicino | May 16, 2010
Martedì 18 maggio alle 18,30 al Manàmanà di piazza Savoia, Cagliari, MieleAmaro il Circolo dei lettori di Cagliari presenta, con il sostegno di Fondazione Banco di Sardegna, Quarup: un giovane editore e i suoi autori incontrano i lettori.
Con Alessandro Agus, l’editore e Fabrizia Pinna (la scrittrice). Coordina Gianni Zanata.
A seguire A cena con… Quarup (per prenotazioni 070 651759)
Quarup è una casa editrice fondata poco più di due anni fa, a Pescara, con l’idea di proporre un approccio moderno e internazionale alla narrativa, come punto di osservazione avanzato sulla vita e sulla società contemporanea. Amiamo un tipo di letteratura fatta da “gente normale che, tra l’altro, scrive” (i vari Don DeLillo, Cormac McCarthy, Jonathan Safran Foer, Chuck Palahniuk), autori che sono l’opposto dello scrittore-vate, e dell’intellettuale polveroso e predicante. E dato che la nostra passione è anche la musica, abbiamo scelto di aprire uno spazio intermedio tra la musica rock e la letteratura, inaugurando nell’ottobre del 2006 la collana di narrativa USA (Badlands) dal forte retrogusto rock: sono così usciti Liberami dal nulla di Tennessee Jones (trad. Matteo Colombo), raccolta di racconti ispirati all’album Nebraska di Bruce Springsteen e Addio, bellavita (trad. Andrea Sirotti) di Sam Brumbaugh, talent scout e produttore con una lunga carriera nell’industria musicale. Abbiamo poi provato a scegliere e valorizzare talenti inespressi di casa nostra, dando loro la possibilità di pubblicare in quella che vuole essere per loro semplicemente la palestra e il trampolino verso l’editoria maggiore: sono così nati i primi titoli della collana italiana (Le impurità del bianco), accolti con benevolenza e attenzione dalla critica, Racconti a vita bassa del barese Nicola Sacco e Per tutte le altre destinazioni della genovese Fabrizia Pinna.
Le due strade si sono alla fine incrociate con Road Movies della vedette dell’alternative rock Lee Ranaldo, chitarrista dei Sonic Youth, e La ghenga del Barozio di Bettina Baldassari, già paroliera per autori come Patti Pravo e Vasco Rossi.
Lanciamo adesso per la terza collana (Quarup) un titolo che ha ottenuto l’appoggio del Ministero della cultura brasiliano, I draghi non conoscono il paradiso di Caio Fernando Abreu (trad. Bruno Persico), oggi riconosciuto come l’esponente più “internazionale” della novissima letteratura brasiliana, sia per il successo di critica e di pubblico riscosso dalle sue opere pubblicate in molti paesi d’Europa, sia per l’attualità e l’universalità della sua voce.
Nel breve periodo vorremmo aggiungere alle tre collane esistenti una quarta, Numeri uni(ci), un contenitore libero ed eclettico, aperto alle sperimentazioni grafiche, all’incrocio e alla lotta (grecoromana) tra i generi, al cinema, come alla non fiction, alla saggistica e a tutto ciò che sveglia ed estende la nostra curiosità. Giusto per provare a vedere, dall’albero di maestra, se si intravedono all’orizzonte nuove terre.
Per tutte le altre destinazioni, ci sono voci a cui non si può non rispondere. Che si tratti dell’intuizione della propria vocazione accelerata dal dolore, come capita a Giulietta, la bambina prodigio in cinismo e fragilità protagonista di Blonditudo, o della scoperta rocambolesca della propria vera identità, così distante da quella fino ad allora data per certa, come succede ad Aurelio e Angelo, gemelli adolescenti di Réclame d’Afrique, in ogni caso a quelle voci che “diventano ragioni” è inevitabile che si dia ascolto. Sono i segnali che permettono alla spaesata Giulietta di dare un senso, a soli cinque anni, alla perdita della madre e, in un rovesciamento dolce e aspro, la portano a una conquista di sé non a tutti concessa. Sono gli stessi segnali che fanno sopravvivere e anzi rinascere Aurelio e Angelo da una diversa (ma nei risultati identica) forma di abbandono. Sono la guida che permette a tutti e tre (e forse a tutti gli uomini) di costruire il futuro sui rottami del passato, di proporsi nuovi destini lontano dalle acque morte del rimpianto. In uno stile che ha il ritmo di una corsa di macchine notturna e la freschezza instabile delle turbolenze, Fabrizia Pinna ci guida insieme ai suoi personaggi lungo il percorso indicato da quelle voci. Per lei, concittadina dei navigatori antichi, direbbe il suo più recente conterraneo ed omonimo De André, “penso che sia normale”. Per noi lettori la sua prima pagina è l’inizio di un lungo, ‘necessario’ viaggio.
FABRIZIA PINNA è nata a Genova nel 1981. “Per tutte le altre destinazioni”, il suo esordio nella narrativa (“passione che ha coltivato e custodito gelosamente dall’adolescenza, a fianco e come riparo degli studi giuridici”) ha costituito un “piccolo caso letterario”, grazie all’apprezzamento e alle recensioni di critici noti, che ne hanno segnalato e discusso l’uscita su testate come «L’indice dei libri», «La Repubblica», «il Domenicale»






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