Nuove uscite per Gargoyle Books
Posted By Aurora Alicino | March 30, 2010
Escono Il battello del deliro, di George R.R.Martin e Varney il Vampiro, di Thomas Preskett Prest e James Malcolm Rymer, caposaldo della letteratura gotica alla sua prima traduzione italiana.
Schede libro a cura di www.gargoylebooks.it
Gargoyle Books presenta, a 16 anni dalla sua prima edizione italiana, Il battello del delirio: Il capolavoro horror di George R.R. Martin.
Nuova traduzione di Simone De Crescenzo, Introduzione di Giuseppe Lippi.
La trama.
St. Louis, riva occidentale del Mississippi, 1857: il burbero e mastodontico Capitano Abner Marsh, proprietario della Fevre River Packet Company, è sull’orlo del fallimento. Una serie di incidenti e la morsa del rigidissimo inverno appena trascorso hanno provocato la distruzione di tutte le sue imbarcazioni, eccezion fatta per un piccolo e malandato steamer, di certo insufficiente a risollevarlo dallo sfacelo economico di cui è rimasto vittima. Ma la cattiva sorte del Capitano sembra subire una battuta d’arresto grazie all’incontro con Joshua York, un facoltoso forestiero disposto a rilevare il 50% delle quote della compagnia, nonché a fornire il capitale necessario per la fabbricazione di un nuovo battello su cui solcare insieme a Marsh il Grande Fiume. Due sole sono le condizioni pretese dallo straniero per siglare la sua entrata in affari: 1) lungo la navigazione del futuro battello, durante il giorno, lui e gli amici che lo accompagnano non dovranno essere mai richiamati, per alcun motivo, dalle loro cabine, 2) potranno effettuarsi deviazioni di rotta ogni qual volta York ne farà richiesta. Sebbene assai perplesso, il vecchio Capitano accetta l’accordo, e in pochi mesi viene costruito un gigantesco, velocissimo ed elegante steamer, il Fevre Dream, pronto a salpare dalle sponde del Missouri alla volta della Louisiana. Ben presto, però, le singolari abitudini di York e il suo seguito diventano sempre più intollerabili per Marsh: gli scali improvvisi voluti dallo straniero provocano ritardi di giorni interi, a scapito dei profitti della compagnia ma, cosa ben più allarmante, in tutti i luoghi in cui York impone di attraccare vengono commessi terribili delitti. Così, il Capitano Marsh decide di andare a fondo del mistero che avvolge il suo socio, al quale sente di essersi affezionato, suo malgrado, e di disattendere il loro patto.
Il libro.
Unica incursione nell’horror da parte di quello che da molti è ritenuto l’erede di John R.R. Tolkien, Fevre Dream (questo il titolo originale) venne pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1982, conquistando subito un grande successo di pubblico e critica, tanto da essere candidato al prestigioso World Fantasy Award, e da vincere, nel 1984, il Premio spagnolo Gilgamesh come miglior romanzo. In Italia uscì nel 1994, nella storica collana “Il Libro d’Oro” delle edizioni Fanucci, con il titolo Il battello del delirio.
Quello di George R.R. Martin è un romanzo vampirico profondamente atipico. Non c’è traccia di superstizione o misticismo nel modo in cui l’autore tratteggia i succhiasangue, e mancano del tutto i cliché con cui questi vengono abitualmente descritti dalla letteratura e dal cinema. Niente aglio, paletti, croci, acqua santa, niente mutazioni dopo essere stati morsi – vampiri lo si può essere solo dalla nascita, non ex post: i succhiasangue di Martin sono una stirpe sorta all’inizio della Creazione, che si è evoluta parallelamente a quella umana, sopraggiunta in un secondo tempo. Anche ne Il battello del delirio Martin dà prova del suo sorprendente talento nel creare delle architetture fantastiche completamente personali, dove nulla è scontato, dove le cifre della tradizione sono spesso ribaltate o innovate, e dove risultano prodigiose la caratterizzazione dei personaggi – raccontati nella loro complessità, in un superbo gioco di luci e di ombre (memorabili in tal senso la rappresentazione del Capitano Abner, mosso da sentimenti contrastanti nei confronti del suo misterioso socio, e quella dello stesso Joshua York, vampiro stretto tra la volontà di superare la sua dipendenza dalla “Sete Rossa” e il tormento di non abbandonare i superstiti del suo “popolo” ancora ad essa soggiogati) – e la descrizione degli ambienti – potente è l’affresco della vita dei battellieri del XIX secolo che solcavano le acque del fiume Mississippi, ed efficace l’uso del gergo nautico che ne scandisce la quotidianità.
Se da un lato l’autore, per mezzo di una gustosa e densa inventiva, allestisce una sontuosa messinscena narrativa di pura evasione, dall’altro Il battello del delirio si presta a essere letto come un avvincente tributo al valore della fratellanza, dove riveste un ruolo di primo piano la marcata critica al razzismo, che, a metà Ottocento, era al suo culmine negli Stati Uniti, a dispetto dell’imminente abolizione della schiavitù.
L’autore.
Nato nel 1948 nella cittadina di Bayonne, nello Stato americano del New Jersey, George Raymond Richard Martin è uno dei più grandi autori di fantasy e fantascienza viventi. Oltre a essere uno scrittore, Martin è produttore, sceneggiatore cinematografico e di fumetti (di cui è anche accurato collezionista), ed eccellente performer negli scacchi e nei giochi di ruolo. Le sue opere sono state tradotte in tedesco, francese, italiano, spagnolo, svedese, olandese, giapponese, portoghese, croato, russo, polacco, ungherese, finlandese ed esperanto. Laureatosi in giornalismo nel 1970, lo insegna per alcuni anni, finché, nel 1979, abbandona la docenza per dedicarsi completamente alla letteratura; un anno dopo riceverà il Premio Hugo, il Premio Locus e il Premio Nebula per il racconto Re della sabbia.
Notevole è anche la produzione romanzesca di quegli anni: Il pianeta dei venti, di cui è coautore assieme a Lisa Tuttle (1980, Ed. italiana Nord-paperback 1992), Il battello del delirio (1982), The Armageddon Rag (1983) e la lunga serie Wild Cards (cominciata nel 1986).
Nel 1986, Martin si trasferisce a Hollywood, dove vivrà per circa un decennio, collaborando al lancio di alcune importanti serie Tv, sia con la CBS (Ai confini della realtà e La bella e la bestia, del quale è stato anche produttore) sia con la Columbia Pictures Television. Nel 1991, Martin inizia a scrivere la saga Cronache del ghiaccio e del fuoco, che diventa subito un popolarissimo successo internazionale (in Italia è pubblicata da Mondadori).
Esponente di spicco della Science Fiction and Fantasy Writers of America, Martin attualmente risiede in New Mexico, a Santa Fe.
Da Il battello del delirio:
La gente della vostra razza è accecata dall’odio, timorosa, sospettosa; e in questo modo costringe il mio popolo a rimanere nascosto, almeno per il momento. Ho visto il modo in cui vi muovete guerra fra voi stessi [.] ho visto il modo in cui riducete in schiavitù i vostri stessi simili. Vi ho visto frustarli e venderli come animali soltanto per via del colore della loro pelle. E i neri sono molto più affini alla vostra razza di quanto possiamo esserlo noi. Ancor oggi siamo costretti, per la nostra sicurezza, a rimanere celati ai vostri occhi. Ma, una volta che saremo liberi dalla Sete Rossa, spero che col tempo [.] potremmo imparare gli uni dagli altri, Abner! Potremmo aiutarci a vicenda!
Dall’introduzione Il vampiro in America:
Se il vampiro americano, creatura dell’immaginazione spinta ma ansiosa di calarsi nella realtà del Nuovo Mondo, ha significato qualcosa per i suoi ammiratori, è che a prezzo del proprio imborghesimento ha potuto modellarsi una maschera più simile a quella che noi stessi portiamo, un volto più terreno che lunare. Non è solo un fantasma che nasca dalla crudeltà e dalla superstizione ma [.] ha una sorta di tragica dignità. A volte è noioso, perché è disposto a barattare la ritrovata umanità coi sentimenti convenzionali; ma nei casi migliori, è una marionetta forsennata e sensibile [.] che dà un brivido anche quando sembra essersi ridotta a pallida controfigura di se stessa. . Leggete la storia di Joshua York: non sentite un fremito?
Per leggere in rete tutta la postfazione:
http://www.gargoylebooks.it/site/content/il-battello-del-delirio-sta-attraccare
Hanno detto:
Un romanzo che delizierà tanto gli appassionati di Stephen King quanto quelli di Mark Twain. romantico, poetico e terrificante, quest’horror di Martin si colloca di diritto nell’Olimpo dei libri di vampiri.
Roger Zelazny
Per farne un film ci vorrebbero il senso epico di John Ford, la lealtà virile cantata da John Milius e il talento visionario di un Coppola fuori di testa.
Alan D. Altieri
Uno di quei romanzi che ha contribuito a rivoluzionare la letteratura sui vampiri proponendo un nuovo tipo di “mostro” e anticipando alcuni elementi che vediamo nei romanzi attuali.
Daniela Bolognini – Il Catafalco
Un libro “visivo” con una cura estrema per i particolari. Non omette nulla e rifornisce di stimoli costanti la mente del lettore.
Valerio Bonante – Ca’ delle Ombre
Dati tecnici del volume:
Prezzo: 18,00 euro
ISBN: 978-88-89541-42-5
Pagg. 393
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Un caposaldo della letteratura gotica e vampirica finalmente in edizione italiana:
VARNEY IL VAMPIRO
di Thomas Preskett Prest – James Malcolm Rymer
Primo Volume
Il banchetto di sangue
Traduzione Chiara Vatteroni
Introduzione di Carlo Pagetti
Il libro
È di per sé una notizia, quella che un piccolo editore di catalogo si dedichi a un’operazione di enorme prestigio e impegno come la prima traduzione in italiano di Varney il vampiro, caposaldo della letteratura vampirica, successivo al solo Polidori, un’opera colossale, tra le più citate del genere ma anche tra le meno conosciute, che viene pubblicata in edizione integrale per un totale di circa 1500 pagine da Gargoyle Books, che la presenta in tre volumi lungo l’arco del 2010 (25 luglio II volume, Varney il vampiro -L’inafferrabile, introduzione FAbio Giovannini; novembre, III volume Varney il vampiro – All’ombra del Vesuvio, introduzione Mauro Boselli)
Dal 1847 al 1849, le inquietanti avventure di Sir Francis Varney vengono pubblicate a dispense settimanali dall’editore londinese Edward Loyd conquistando l’attenzione e la successiva fidelizzazione di migliaia di persone delle classi sociali più diverse, ponendosi così come uno dei primi esempi editoriali di moderna serialità, e ottemperando a un’ampia funzione di acculturazione.
Come per il resto della prima stampa di massa, i fascicoli di Varney miravano a raggiungere il maggior numero di soggetti, sia attraverso la vivacità degli intrecci – vicende notturne e soprannaturali, pullulanti di azione, avventura, seduzione, colpi di scena e misteri, talvolta intervallate dai cosiddetti penny dreadful (racconti paurosi che, rallentando il ritmo della trama principale, ne aumentavano la suspence, sollecitando l’emotività dei lettori seriali) -, sia attraverso il loro costo contenuto: è in tal modo che il tema del vampiro viene consegnato al grande pubblico.
Inizialmente fu Thomas Preskett Prest – scrittore londinese cui si deve il romanzo Sweeney Todd, the Demon Barber of Fleet Street (che ha ispirato John Schlesinger e Tim Burton per i loro film sul barbiere cannibale, rispettivamente La bottega degli orrori di Sweeney Todd,1997 e Sweeney Todd il diabolico barbiere di Fleet Street, 2008) a venire ritenuto autore di Varney il vampiro, in seguito, però, si fece il nome di James Malcolm Rymer, ingegnere civile che arrotondava i suoi introiti dedicandosi alla scrittura su commissione per l’editore Lloyd, da molti reputato più attendibile quanto a paternità dell’opera. Rymer probabilmente si spartiva, coordinandolo, il lavoro con altri vari scrittori rimasti ignoti, al punto che la redazione del testo sembra più provenire da una “scuola”, o da una catena di montaggio, in cui il nome dell’autore rimane anonimo e non appare comunque di primaria importanza.
In quell’Inghilterra vittoriana che non smette mai di sorprendere quanto a dinamismo letterario – una sorta di realtà altra e parallela al dilagante conformismo sociale e alla conseguente rigidità delle convenzioni che la contraddistinsero -, Varney il vampiro trovò agevolmente il suo spazio, rendendo protagonista il revenant, mito deforme quanto mai lontano dalla fedele riproduzione dell’esperienza conoscibile. Questo possente feuilletton trascinò subito i suoi numerosi i lettori in una dimensione narrativa del tutto svincolata dalle regole e dalle abitudini proprie della quotidianità dell’epoca, tanto che il personaggio di Varney influenzò tutta la letteratura Gotica a seguire, e dunque lo stesso Bram Stoker (anche in Dracula, come in Varney, l’azione si apre con il vampiro che auspica un sommovimento immobiliare che ricada a suo vantaggio). La componente gotica si alterna a echi di immediatezza che fanno pensare alla nostra Commedia dell’Arte, in un montaggio di spiccata originalità dove – in mezzo a numerosi figuranti (tra cui un ruolo non secondario viene assunto anche dalla “folla popolana”, credulona e istintiva, e le scene in cui essa è protagonista sono di una visività quasi filmica) – spicca il personaggio in chiaro-scuro del vampiro, perturbante da un lato, goffo dall’altro, colui che assolve anche al ruolo di collante delle varie microstorie che compongono il testo, e principale responsabile dei repentini mutamenti dei registri narrativi: dal comico al tragico, dal melodrammatico al sentimentale.
Molteplici naturalmente le chiavi di lettura che possono individuarsi nel testo, che anticipa temi come il contagio di massa e le società segrete.
La trama
Il banchetto di sangue comprende i primi 65 capitoli di Varney il vampiro e segue le sorti della famiglia gentilizia dei Bannersworth, composta dalla vedova Mrs Bannersworth e dai figli Henry, George e Flora. Con loro vive anche Mr Marchdale, un conoscente, che si è offerto di aiutare i Bannerworth in quanto essi versano in difficoltà economiche dalla morte per suicidio del capo famiglia, Marmaduke, rovinato da una vita di sprechi e di azioni riprovevoli. L’azione si apre a Bannerworth Hall, una grande tenuta di campagna, situata nell’Inghilterra meridionale, non lontano da Londra. In una notte di tempesta, la bella e virtuosa Flora, in trepida attesa del fidanzato Charles Holland, partito per un viaggio all’estero, viene aggredita nella sua camera da un vampiro, che assomiglia in maniera impressionante a un grande ritratto appeso alla parete della stanza. In seguito a varie peripezie il vampiro viene identificato nella persona dell’aristocratico Sir Francis Varney, che risiede poco lontano Bannerworth Hall.
Sir Varney è un personaggio misterioso, che pare più interessato al possesso della dimora dei Bannerworth, che a succhiare il sangue di Flora e a sbarazzarsi dei parenti della fanciulla, decisi a eliminarlo. Durante un drammatico incontro con Flora, anzi, Varney la tratta in modo cavalleresco, promettendole di non perseguitarla più, se i Bannerworth lasceranno la dimora avita. Sulla scena intanto compaiono altre importanti figure, tra cui Mr Chillingworth, medico chiururgo assai scettico sull’esistenza dei vampiri, e una “strana coppia”, formata dal vecchio ammiraglio Bell – lo zio di Charles Holland, un veterano delle guerre napoleoniche dal linguaggio colorito e dal cuore d’oro – e dal suo servitore, il marinaio Jack Pringle – ubriacone e irrispettoso, ma sempre fedele all’ammiraglio. Anche Charles Holland fa una breve apparizione, con grande felicità di Flora, ma scompare ben presto. Il lettore saprà in seguito che è prigioniero di Sir Francis nei sotterranei di un edificio in rovina non lontano da Walmesley Lodge, la residenza di campagna del vampiro, e che Mr Marchdale, il vero villain della situazione, è in combutta con Varney, volendo sbarazzarsi di Charles. Intanto gli abitanti del vicino villaggio, venuti a sapere dell’esistenza del vampiro, si organizzano per catturarlo e ucciderlo. Malgrado l’intervento di un reparto di dragoni, la folla inferocita dà fuoco all’abitazione di Varney, il quale, dopo essersi difeso valorosamente, si eclissa, per riapparire ancora una volta a Bannerworth Hall. Fallito un ultimo tentativo da parte di Henry Bannerworth e dell’ammiraglio Bell di eliminare il vampiro, che si fa ancora una volta gioco dei suoi nemici, senza, però, mettere in pericolo la loro vita, i Bannerworth decidono di trasferirsi in un modesto cottage, pur presidiando, con l’aiuto del dottor Chillingworth e dell’ammiraglio Bell, l’antica magione. Varney, a sua volta, con un atto di generosità e contro il parere di Marchdale, libera Charles Holland
Hanno detto:
Questo lungo romanzo diventa un discorso non solo sulla “natura” del vampiro, ma sull’identità stessa dell’Inghilterra, ancora colma delle reminiscenze della lotta contro l’arci-nemico Napoleone, divisa tra la nostalgia del paesaggio campestre e la fascinazione di quello urbano, impegnata nei processi di conquista coloniale a cui, sempre di più, con l’avanzare del secolo, i ceti più umili della piccola borghesia e del proletariato sarebbero stati chiamati a dare il loro contributo di sacrifici e di speranze.
Carlo Pagetti
Ormai siamo così tanto abituati all’immagine del vampiro veicolata in particolare dal cinema e dalla televisione da ritenere che le sue caratteristiche siano senza tempo. Invece le origini di quell’immagine sono agevolmente identificabili e rintracciabili. È stata la letteratura del XIX secolo ad assumersi il compito di costruire e inventare il vampiro. Thomas P. Prest e James M. Rymer, i più probabili autori di Varney the Vampire (pubblicato anonimo), hanno il merito di aver cristallizzato sulla pagina scritta, tra il 1845 e il 1847, alcuni dei capisaldi dell’immaginario vampiresco. Varney, infatti, è un catalogo anticipatore di descrizioni e ritratti del vampiro destinati a lunga fortuna e ad approdare ai nostri giorni quasi intatti.
Fabio Giovannini
Il genere Gotico pone sempre dei dubbi al centro e a motore della narrazione: cos’è oggettivo e cos’è soggettivo? Che rapporto c’è tra conosciuto e ignoto? Cos’è vero e cos’è falso? Cos’è storia e cos’è leggenda? E persino: cos’è vita e cos’è morte? Possiamo davvero tracciare un netto confine tra tutte queste cose? C’è ben poco di evasivo in romanzi che trattano questi interrogativi fondamentali. Definire l’horror come semplicemente “perturbante” confonde il mezzo con il fine. Il fine è filosofico, ma con una specificità: l’accento cade sulle domande, non sulle risposte. Il disagio che si semina nel lettore, lo spinge a interrogarsi. Ogni soluzione raggiunta, ingenera nuovi interrogativi. Credo che questo atteggiamento abbia un profondo significato culturale e politico. In epoche stupidamente assertive come quella in cui viviamo, chi propaga dubbi fa opera di bene.
Gianfranco Manfredi
Fonte: www.gargoylebooks.it






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