Intervista a Leonilde Bartarelli
Posted By Aurora Alicino | August 12, 2009
Intervista a Leonilde Bartarelli, autrice de Il fiore degli abissi eclettica e con il sorriso sempre pronto!
A.A.: Ciao Leonilde, piacere di conoscerti.
L.B.: Ciao a te.
A.A.: In due parole: chi è Leonilde Bartarelli?
L.B.: Oh mamma, parti difficile, eh? Sto cercando anche io di capirlo
se lo scopri passa a dirmelo perché non lo so proprio!
A.A.: Ha ha ha! Allora mettiamola così: perché una laureata in archeologia preistorica… diventa artista tessile?
L.B.: Risposta di getto: perché mi piace prendere la vita e sconvolgerla in modo imprevedibile.
Risposta elaborata: perché dallo scavare e investigare il passato sono passata a scavare e investigare nel mio animo e da lì ho trovato, fra gli altri, questo modo di esprimere il mio essere.
Regge? Boh. Forse semplicemente perché mi piace sperimentare sensazioni ed esperienze diverse e scelgo quelle che più o meno mi riescono, reinventandomi (l’archeologia e la stoffa in realtà sono solo la punta di un iceberg
).
A.A.: Ahi ahi… Tu non sai che sono un’inguaribile curiosona! Cosa si cela – per continuare la metafora – sotto la superficie dell’acqua?
L.B.: La scrittura, intanto. Poi, per esempio, per un po’ mi sono avvicinata al teatro, specie di improvvisazione e di strada. Belle esperienze toste, che ti insegnano molto.
E restando sempre nell’ambito della stoffa, oltre al lato per così dire artistico, c’è stato quello più propriamente artigianale di oggettistica in stoffa e quello didattico (cioè corsi per adulti, ma anche per bambini o nelle scuole, di patchwork o di tintura del tessuto).
Anche il web è importante per me: ho creato il mio sito (quello della stoffa) nel 1998 e da allora mi interesso molto a tutto quanto è comunicazione (mailing list, blog, chat, social network eccetera). Ho anche tenuto per alcuni anni corsi on-line in inglese di patchwork per la maggiore scuola di questo genere americana.
Ma devo ricordare, fra le esperienze più strane che io abbia mai avuto, anche due figli
A.A.: Cos’è per te invece scrivere, e come hai iniziato?
L.B.: E’ un altro modo con cui “parlo” al mondo. Iniziare… Be’ a 8 anni in un tema avevo già deciso di fare la scrittrice (“ma non di amori sdulcinati, di storie vere”), a 10 ho iniziato il primo romanzo, per il compleanno degli 11 mi sono fatta regalare una Olivetti lettera 32, ho prodotto un po’ di roba ma poi a 16 anni, per una stroncatura di una persona a cui tenevo, ho richiuso tutto in una scatola, l’ho nascosta e ho scritto solo ed esclusivamente roba seria, articoli scientifici archeologici, nulla assolutamente fuori da certi schemi dotti e seriosi. Poi, in seguito a percorsi personali complicati, ho capito che non potevo farci nulla, dovevo riprendere a scrivere e non più solo noioserie.
A.A.: Direi che ne è valsa la pena!
Questo è il tuo primo romanzo. Com’è nata l’idea per “Il fiore degli abissi”?
L.B.: Nel 2004 lavoravo in una galleria d’arte e non attraversavo uno di quei periodi della vita particolarmente entusiasmanti. Un pomeriggio, mentre stavo sfogliando il catalogo di una mostra di pittura del ’500 con delle scene di marine e battaglie navali, mi ha preso un dolore quasi fisico, una nostalgia, un desiderio folle di imbarcarmi e di partire anche io verso mille avventure. Non potendo farlo fisicamente ho usato un foglio e una penna. Sono diventata un giovane pescatore di corallo e di lì…
A.A.: Quindi possiamo dire che Andrea Raggio [n.d.r.: il protagonista de “Il fiore degli abissi”] sia il tuo alter ego? O c’è forse un po’ di Leonilde in tutti i personaggi?
L.B.: No, non ci sono alter ego o personaggi ispirati a Leonilde. Piuttosto è Leonilde che diventa un personaggio, veste i panni di qualcun altro e cerca di diventare lui o lei. Uno zelig camaleontico che si perde nella sua creazione. ![]()
Almeno, questo è l’intento. Poi che qualcosa del mio sentire, delle mie esperienze, di me passi lo stesso… be’ penso sia inevitabile. Ma è un po’ anche quello che succede in una certa corrente di ricerca teatrale. Per recitare Otello e la sua gelosia devi attingere da un qualcosa di te nel profondo, elaborandolo e regalandolo al personaggio Otello senza che nessuno veda te attore.
A.A.: All’inizio del tuo libro c’è una pagina di ringraziamenti, tra i quali si leggono i nomi di due siti (www.leggendoscrivendo.it e www.danaelibri.it/rifugio) dedicati allo scambio di idee e consigli con altri scrittori. Questo mi dà occasione per ribadire quanto sia importante confrontarsi con gli altri… Vuoi aiutarmi?
L.B.: Il discorso sarebbe bello lungo…
La mia opinione (nello scrivere come nella vita in generale) è che se voglio applausi e consensi mi metto allo specchio e festa finita. Se invece voglio crescere cerco chi è “altro” da me, meglio magari se ha idee e visioni del mondo del tutto diverse dalle mie. Cerco l’occhio dell’altro. Cerco il sentire dell’altro. Cerco il pensare dell’altro.
Rimanendo sempre io, ovviamente, ma con la possibilità di guardarmi da un punto di vista differente.
Nello scrivere poi trovo che mettersi in gioco e cercare il confronto sia fondamentale. Vedere il proprio testo attraverso altri occhi insegna più di mille autocompiacimenti. Certo, a volte ci vuole una bella dose di umiltà, di coraggio e una scorta abbondante di lacrime amare.
Puntualmente quello che viene criticato è sempre quello a cui tu tieni di più, che ti sembra meglio riuscito e stupendo, il Capolavoro. Ma finché uno rimane arroccato nella sua torre eburnea e non scende nel fango… Be’, secondo me va poco lontano. Ovvio, opinione del tutto personale.
A.A.: …Che condivido!
L.B.: Quando qualcuno stronca un mio scritto il mio trucco per andare avanti, imparare e migliorare è:
1 – mi concedo un po’ di autocompatimento lacrimoso (“non capisce nulla, mi odia”) perché un po’ di coccole al mio ego bastonato ci vogliono.
2 – Mi dico: “ah, ma ora gli dimostro io che non capisce nulla”. Salvo il racconto o romanzo o quello che è e lo metto al posto d’onore. Perché è il suo, è Stupendo, è il Capolavoro. Poi prendo un’altra copia e la chiamo prova, in minuscolo perché non vale nulla. E qui via… gioco, sperimento tutti quei suggerimenti “cretini” “stupidi” e “del tutto inutili” che mi sono stati dati, ripetendomi: “è solo un gioco, che m’importa?”. Riscrivo a volte proprio tutto, passo dalla prima persona alla terza e viceversa, dal passato al presente. Mi concedo ogni possibilità di stravolgimento. Tanto, mica faccio sul serio! Il Capolavoro è salvo, là, bellissimo e intoccabile.
3 – Lascio depositare e dopo un po’ rileggo. Quasi sempre questa seconda versione risulta alla fine la migliore perché ha perso tutta una zavorra di autocompiacimento e autoreferenzialità ingombrante che io non vedevo ma che il famoso “altro” ha sgamato alla grande. E allora il Capolavoro vola nel cestino e la prova diventa il Testo. E si riparte con un’altra prova e così via.
A.A.: A proposito di sfide, e non solo con se stessi: hai mai partecipato a concorsi letterari?
Questo romanzo è stato pubblicato proprio in seguito alla partecipazione a un concorso. Sono arrivata seconda al Premio Le Fenici indetto dalla casa editrice Montag di Tolentino, Macerata. Primo è arrivato il romanzo generazionale (splendido esempio del genere, consiglio tutti gli amanti di leggerlo) di Luca Ducceschi “Ci piacevano i Gansendrosis” che aveva diritto alla pubblicazione gratuita. Ma il mio era piaciuto così tanto che è stato proposto anch’esso per la pubblicazione gratuita e nella collana gli Orizzonti (non quella del concorso).
Qualche altro concorso l’ho fatto e l’ho anche vinto o sono arrivata finalista qua e là.
A.A.: Tornando invece all’arte tessile, in questa pagina ci sono alcuni dei tuoi arazzi, che mi hai gentilmente concesso di pubblicare [cliccate sulle immagini per vederle ingrandite!]. Parlamene un po’: come sono nati, che tecniche hai utilizzato…
L.B.: Intanto va specificato che non sono propriamente “arazzi” nel senso che non li tesso. Io utilizzo stoffa già fatta, magari tinta da me, che taglio, cucio, manipolo, ritaglio, ricucio, aggiungo perline, fili, anche materiali diversi. Sono una sorta di “quadri di stoffa” o, per usare un termine americano, “quilt”. A volte sono a soggetto più naturalistico, altre astratto o geometrico.
In “Bassa marea” ho creato un effetto tridimensionale increspando la stoffa per il mare, mentre per rendere la spiaggia ho usato fili di seta e lana particolari e perline che ho acquistato in tempi diversi in varie città europee.
Per “Cipressi” ho quasi rischiato un incidente in macchina: stavo percorrendo una strada provinciale qui nel senese quando mi si è parato davanti questo scorcio di tre cipressi contro il sole al tramonto. Era così bello che ho inchiodato di brutto incurante di ogni cosa, restando come una scema a bocca aperta. Mi è rimasto tanto nell’animo che ho dovuto provare a ricreare l’effetto.
“Grotta”… be’ questo l’ho realizzato mentre scrivevo Il fiore degli abissi. Tutto il mare è ricoperto da centinaia di perle e perline di varie dimensioni: le ho cucite tutte a mano mentre elaboravo la trama e i personaggi. Mi servivano per concentrarmi.
“Butterfly” è realizzato con una tecnica particolare ricavata dagli origami, molto geometrica. È un po’ la mia specialità nel patchwork (ho anche autoprodotto un piccolo manuale): questo disegno in particolare l’ho portato in Inghilterra in alcuni corsi che ho tenuto là anni fa.
“Nostalgia” raffigura uno scorcio della passeggiata di Nervi (Genova), creato in un momento di particolare sentimentalismo. Me lo sono fatto e appeso in salotto per avere sempre davanti agli occhi una finestra, sia pure virtuale, sulla mia terra. Sono nata e cresciuta a Genova, e mi sono poi trasferita per amore nella provincia senese. Mi manca, il mare.
A.A.: Per finire, la domanda di rito: progetti per il futuro?
L.B.: Tanti e nessuno
vedremo quel che verrà. Sono sempre molto duttile per quanto riguarda il futuro, lascio che venga. Riguardo allo scrivere sto sperimentando roba di altro genere (che noia, restare sempre sullo stesso!): dopo un romanzo al maschile come questo gioco con la scrittura al femminile. Vedremo.
A.A.: Bene, tienimi aggiornata, mi raccomando.
Grazie, Leonilde, per la simpatia e la disponibilità! A presto.
L.B.: Grazie a te e buon tutto!
***
Per saperne di più su Leonilde e il suo romanzo, vi rimando al sito dedicato: Il Fiore degli Abissi.











brava leo, è molto interessante la tua intervista e mi piace la scelta dei tuoi pezzi inseme alle tue parole; ho trovato molto interessante anche il capitolo “come nasce un libro” mi ha molto incuriosito….
Brava è Aurora che ha pensato di abbinare i pezzi e li ha scelti
Grazie!
Prima o poi lo leggo questo libro!
Certo, Daniele. Io ovviamente te lo consiglio!
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