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Intervista a Clelia Farris

Posted By | June 6, 2009

Clelia Farris è la vincitrice del Premio Odissea 2008, classificata ex aequo con Paolo Lanzotti.

A.A.: Ma non sei nuova ai concorsi, vero Clelia?

C.F.: Sì, non è la prima volta, perché ritengo che sia un buon modo, per un esordiente, di farsi conoscere. E se il concorso va bene e si vince, si arriva alla tanto agognata pubblicazione senza dover passare attraverso le lungaggini degli invii di manoscritto alle case editrici. Perciò, ben vengano i concorsi!

A.A.: Mi trovi d’accordo! Consiglio sempre anch’io agli esordienti di partecipare ai concorsi letterari.

Ricordo con piacere il tuo “Rupes Recta” (vincitore al Premio Fantascienza.com 2004), per il quale scrissi una recensione che ho recentemente riportato qui sul blog, in occasione della terza ristampa.

C.F.: Rupes Recta è una storia sul dolore della memoria. Il protagonista, un Ricordante, deve straziare il proprio corpo per fissare i ricordi e nello stesso tempo è lacerato da ciò che ricorda della sua vita passata. Ora, ciò che è stato si configura sempre come bello e felice, (anche per noi che non siamo Ricordanti) ma nel momento in cui è costretto a ritornare fisicamente nel passato, scopre che la felicità rimpianta esiste soltanto nella ricostruzione della mente. Questo è il tema, che ho sviluppato in forma di indagine sul killer della mezzaluna, ma l’aspetto giallo è un pretesto per narrare gli inganni del ricordo.

A.A.: Ora sono più che mai curiosa di leggere “Nessun uomo è mio fratello”, romanzo, di fantascienza anch’esso, con cui hai vinto l’Odissea 2008. Puoi darmi qualche anticipazione?

C.F.: Nessun uomo è mio fratello è molto diverso da Rupes Recta. Ho dovuto asciugare lo stile per limiti di dimensione, è un romanzo breve, e poi mi piaceva provare a misurarmi con una narrazione più secca, che raffigurasse personaggi e situazioni in pochi tratti essenziali. Ho mantenuto l’ambientazione volutamente incerta, senza fornire al lettore un periodo storico o un luogo ben preciso, in modo tale che ciascuno, leggendo, possa lasciar andare la propria fantasia, un po’ come si fa nella musica sinfonica, quando le note suggeriscono, più che dire in forma esplicita.
Nell’articolo sulla proclamazione dei vincitori è stato scritto che è ambientato in Indonesia, a causa dei nomi orientali dei personaggi e del panorama di risaie, ma io in realtà avevo in mente qualcosa di più sardo e di più vicino a me. Ecco, il fatto la giuria abbia pensato all’Indonesia è la prova che sono riuscita a suggestionare più che imporre.
I personaggi sono tutti umani e normali, vivono in una società in cui la tecnologia non è preponderante, ma l’aspetto più forte della comunità è la presenza del segno esistenziale, una C per i Carnefici, una V per le Vittime.

A.A.: In Rupes Recta c’è una forte componente thriller, e il ritmo della narrazione man mano aumenta, tenendo il lettore con il fiato sospeso. Dobbiamo aspettarci di leggere in apnea anche il tuo nuovo romanzo?

C.F.: Eh, no, non è un thriller. Mi sono concentrata soprattutto sulle relazioni tra i personaggi e su come la V di Enki, il protagonista, condizionerà tutta la sua vita, a partire dal rapporto col padre. Quando Enki si trasferisce in città c’è una piccola parentesi gialla, ma l’ho tenuta sullo sfondo. Tuttavia… preparati a un finale movimentato e a una sorpresa.

A.A.: Bene, bene, avvertimi quando sarà pubblicato dalla Delos Books.

Clelia, hai sempre scritto fantascienza? Quando e come nasce questa passione?

C.F.: No. In passato scrivevo storie brevi e surreali. Ho smesso per molti anni, poi nel 2001 ho scritto il primo romanzo ed era di fantascienza. Forse è stata la fantascienza a scegliermi. Solo dopo ho iniziato a leggere questo genere, anche se da bambina ho divorato moltissimi racconti di Asimov.

A.A.: Quando scrivi, come procedi? Costruisci una scaletta o scrivi di getto? E quanto tempo dedichi allo studio dell’ambientazione che scegli?

C.F.: Eh, scalette! Bella cosa ordine e metodo, ma nella scrittura proprio non ci riesco.
Vado per accumulazione di frammenti. Un giorno penso qualcosa a proposito di una certa idea che mi era venuta in pizzeria, discutendo con gli amici. Scrivo questo qualcosa in un quaderno e resta lì. Poi dopo un po’ penso qualcos’altro, riguardo a quell’idea, e lo scrivo. Comincio a vedere i primi personaggi e mi interrogo su di loro: cosa gli piace, cosa non gli piace, perché vivono in una certa maniera. Infine arriva il momento in cui mi devo sedere al computer e scrivere qualcosa di esteso, non è detto che sia l’inizio, potrebbe essere una scena centrale della vicenda, e poi, per aggiunte ed espansioni… si arriva alla parola fine.
Lo studio di ciò che mi serve per le descrizioni, invece, è sempre molto dettagliato. Spesso metto assieme più informazioni di quante ne usi.

A.A.: Come strutturi invece la fase di revisione?

C.F.: Allora, salta fuori un energumeno con una frusta che me le dà di santa ragione finché non cambio quasi tutto quello che ho scritto. È la mia salvezza, perché fosse per me il romanzo resterebbe alla prima bozza. Sono pigra. Ma le frustate fanno tanto tanto male.

A.A.: Viva l’energumeno, allora! Ehm… Mi passi l’indirizzo? Può sempre far comodo…

Tornando a noi, domanda fatidica: progetti per il futuro?

C.F.: Nuovo romanzo, ovviamente. Di fantascienza, ovviamente. Ovviamente già iniziato.
E altri concorsi.

A.A.: Ovviamente. He he he… ;-)

C.F.: Ho io una domanda per te:
Cosa ti è piaciuto di Rupes Recta?
Te lo chiedo perché ho avuto molti dettagliati pareri maschili, ma dalle donne che l’hanno apprezzato non sono riuscita a cavare più di un “molto bello”.

A.A.: Davvero? Strana questa differenza di risposte tra uomini e donne…
Sono molte le cose di Rupes Recta che mi hanno colpita, cerco di elencartele in ordine sparso.
Il preludio: cattura l’attenzione del lettore, anche e soprattutto grazie all’atmosfera di mistero e suspense che si respira e che porta al desiderio di continuare a leggere per saperne di più.
La scena che viene subito dopo – un cambio netto rispetto al preludio – sorprende ed è divertente! Non anticipo nulla per evitare spoiler.
I titoli “musicali” dei capitoli: un tocco di classe.
L’ambientazione: si vede che è stata studiata, e poi presentata, in modo approfondito e preciso. Questo è un aspetto che apprezzo sempre molto… e un po’ invidio.
Il ritmo: si fa via via più incalzante, serrato, praticamente un thriller (genere letterario che mi piace).
I personaggi, in particolare Mikhail e Stanislaw: entrambi insoliti, l’uno dal carattere profondo e sfaccettato che lo rende assai interessante, l’altro buffo e simpatico!
Anche il mecenate Osugi-san mi ha colpita. A proposito, se ti va puoi leggere
un post nel blog di XII che scrissi ispirata da una scena del tuo romanzo…
E’ stato commentato sul
forum di XII (leggi a partire dal primo post di by-tor).
Queste sono le cose che ricordo di più, ma potrebbe esserci dell’altro che al momento non mi sovviene, sono passati alcuni anni da quando lessi Rupes Recta. Comunque è un romanzo che mi è piaciuto molto, nel suo complesso, e che di certo rileggerò.

C.F.: Molti lettori mi hanno detto di essere rimasti spiazzati e nel contempo attirati dalla scena iniziale, così buffa e domestica, quindi posso dedurne che forse le donne sono rimaste colpite dalle stesse cose che hanno colpito gli uomini.
Ho letto il tuo post sull’arte effimera e la discussione. Senza saperlo ho gettato un pietrone nello stagno, visto quanto ne avete parlato.
Appena uscirà Nessun uomo è mio fratello ti avviserò senz’altro, intanto ti ringrazio per questa piacevole intervista.

A.A.: Grazie a te, Clelia e a presto!


About The Author

Aurora Alicino nasce nel 1979 a Pavia. Consulente informatico e giornalista pubblicista, ha collaborato negli anni con alcune realtà editoriali. Da febbraio 2008 entra in contatto con Edizioni XII in qualità di lettrice, editor e correttrice di bozze, oltre a occuparsi del montaggio audio video dei booktrailer e di lavori multimediali. Nel novembre 2010, sempre in Edizioni XII, entra a far parte della Redazione con il ruolo di Web Supervisor.

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