Intervista a Gordiano Lupi e Stefano Simone
Posted By Aurora Alicino | April 8, 2009
Sono passati alcuni mesi dalla notizia che un racconto di Gordiano Lupi diventerà film. Sono andata a cercare lui e il regista Stefano Simone per conoscere gli sviluppi del progetto.
A.A.: Ciao Gordiano.
Stefano, piacere di conoscerti.
G.L.: Ciao Aurora.
S.S.: Piacere mio!
A.A.: Gordiano, a che punto sono i lavori per la trasposizione cinematografica del tuo “Cappuccetto Rosso”?
G.L.: A buon punto. Abbiamo trovato la location in un bosco piemontese, in un paese dell’hinterland di Torino. Stefano Simone ha contattato gli attori. La sceneggiatura è stata scritta, prendendo spunto dal racconto e da alcuni miei horror cubani. Adesso si stanno facendo le riprese.
S.S.: Sì, le riprese in pratica sono a metà: il corto è girato interamente a Perrero (non più Susa), un paesino in provincia di Torino. L’ho trovato perfetto per lo scenario gotico e fiabesco, adatto alla favola! Inoltre, il Comune mi ha anche aiutato mettendo a disposizione dei tecnici e dandomi i permessi per girare. Tra l’altro, vorrei ringraziare personalmente il mio amico Enzo Cataldi che mi sta aiutando non poco per le locations!
A.A.: Come vi siete conosciuti, e com’è nata l’idea?
G.L.: Ho conosciuto Stefano dopo aver scritto un paio di articoli sui suoi corti. L’idea è venuta a entrambi durante la Fiera del libro di Chiari. Simone ha letto Cappuccetto Rosso e ha pensato che fosse una buona idea farne un corto – horror.
S.S.: In verità avevamo già deciso durante una cena, prima che io leggessi il racconto! Gordiano mi ha regalato il libro “I tre volti della paura”, un’antologia di storie horror tra i quali, appunto, c’è anche “Cappuccetto Rosso”. Quando Gordiano mi ha parlato della storia, sono rimasto davvero colpito e subito abbiamo preso la decisione di ricavarne un film! Tra l’altro, sapevo già chi contattare (Soraia Di Fazio) per la parte di Cappuccetto Rosso!
A.A.: Gordiano, è la prima volta che da un tuo racconto viene tratta una pellicola? Come ci si sente?
G.L.: No. Fecero un film di un’ora da IL PALAZZO, il racconto che apre CATTIVE STORIE DI PROVINCIA (il mio ultimo libro edito da ACAR in questi giorni), ma io non partecipai per niente alla sceneggiatura e ne venne fuori una cosa che non mi soddisfaceva del tutto, soprattutto a livello di sceneggiatura. Questa volta abbiamo lavorato insieme e ho visto il lavoro prima della realizzazione. Fa piacere vedere una propria storia su pellicola, pure se si tratta di piccoli progetti e di produzioni indipendenti.
A.A.: Qual è il coinvolgimento dello scrittore in questi casi? Quale il lavoro da fare?
G.L.: Nel nostro caso ho fornito il racconto e alcune idee sul finale che derivano da altre storie. La sceneggiatura è opera del regista. Mi sono limitato ad approvarla e ad apportare modeste correzioni ai dialoghi. Il merito del lavoro va tutto a Simone e a Lele Mattana (sceneggiatore).
A.A.: Stefano, parlami un po’ di te e della tua esperienza come regista sino a oggi.
S.S.: Certo; come ho già accennato in altre interviste, sin da piccolo mi sono appassionato al cinema vedendo film come “Indiana Jones e il tempio maledetto” di Spielberg e “Batman” di Tim Burton. All’età di 12 anni ho iniziato a scrivere sceneggiature e a 13 ho realizzato il mio primissimo cortometraggio, un giallo intitolato “Il delitto di classe”, tratto da un racconto di Stefano Benni. Deciso sin da subito a voler intraprendere la carriera da regista cinematografico, ho girato altri cortometraggi per imparare le tecniche di base e sperimentare il più possibile. Nel 2006 mi sono trasferito a Torino, dove ho frequentato un corso all’Istituto “Fellini” che mi ha permesso di colmare delle lacune tecniche. Tengo a precisare, comunque, che mi considero a tutti gli effetti un autodidatta: imparo lavorando sul set dei miei corti, studiando una miriade di libri su vari registi e guardando le rispettive pellicole.
A.A.: Tornando a “Cappuccetto Rosso”, so che nel corto ci sono degli omaggi a grandi registi che apprezzi. Puoi darmi qualche anticipazione?
S.S.: Innanzitutto precisiamo una cosa: “Cappuccetto Rosso” è un FILM ITALIANO! A 360°! Presenta tutte le caratteristiche tecniche e le regole dei grandi film di genere made in Italy: dal gotico anni ’60 allo splatter degli anni ’80. Oltre a ciò, il film è realizzato con pochissimi mezzi, ma tanta – TANTA! – creatività (come i miei precedenti, del resto): D’Amato e Bava per intenderci… Lo faccio perché, oltre a essere un “artigiano” (odio la Computer Grafica!), voglio rievocare atmosfere di un certo tipo di cinema che purtroppo (almeno per il momento…) non esiste più! Perciò, più che parlare di citazioni nel senso stretto del termine, il corto è in pratica una sorta di “rivisitazione personale” del lavoro dei più grandi maestri del cinema horror italiano: Dario Argento, Lucio Fulci, Mario Bava e Joe D’Amato in primis! Di conseguenza, ci saranno diverse citazioni: la più evidente è quella della scena del mostro di “Antropophagus” che addenta le proprie viscere, con la differenza che nel mio corto il Lupo addenta quelle di Cappuccetto Rosso…
A.A.: Sei solito inserire citazioni o riferimenti ai tuoi “miti” nei film che giri?
S.S.: Più che inserire citazioni o riferimenti, mi viene naturale ispirarmi in tutto e per tutto ai registi con cui son cresciuto sin da bambino e dai quali ho appreso tantissimo! Nelle mie inquadrature è impossibile non notare l’influenza di Dario Argento, John Carpenter, William Friedkin e tanti altri!
A.A.: Quali sono le difficoltà nel realizzare la trasposizione cinematografica di un racconto?
S.S.: Ovviamente, in primo luogo, trasformare in immagini le parole del testo. Il racconto di Gordiano è stato difficile da adattare a una forma cinematografica, non tanto per l’idea (più cinematografica e originale di così non si può!), ma per il complesso: prima di tutto, rendere credibili i due personaggi protagonisti! Inoltre, far assumere alla storia una sua forma precisa in cui i personaggi siano appunto ben caratterizzati e il “setting” ben definito, allungando di conseguenza la storia di Gordiano senza però “appesantirla” con dettagli inutili. Per quanto concerne il tempo del racconto, ho optato per quello “condizionale”: l’atmosfera è molto retrò, ma il tutto potrebbe svolgersi anche ai giorni nostri. Sarà lo spettatore a collocare temporalmente la vicenda a suo piacimento…
A.A.: Come sarà distribuito il film?
G.L.: Bella domanda. Per il momento parteciperà ai festival del settore. Poi vedremo.
S.S.: Idem!…
A.A.: A quando il termine dei lavori?
G.L.: Nel giro di un paio di mesi, in perfetto stile Joe D’Amato!
S.S.: Già, anche perché personalmente non concepisco più di due mesi di lavorazione (senza imprevisti, sia chiaro!) tra riprese e montaggio per un corto!
A.A.: Bene! Buon lavoro e tenetemi aggiornata!






Grazie!
Prego!
Grazie per l’intervista!
Ma… prego!
Grazie a voi e a presto
Grazie per avermi citato!
Lele Mattana